La parrocchia ha connotati “locali”

L’ Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” (per brevità “l’Istruzione”) è stata promulgata lo scorso 29 giugno. (Leggi). In questo articolo il VII capitolo

  • Introduzione (Leggi)
  • I. capitolo: “La conversione pastorale“ (leggi)
  • II. La parrocchia nel contesto contemporaneo (leggi)
  • III. Il valore della parrocchia oggi (leggi)
  • IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento – prima parte (leggi) – seconda parte (leggi)
  • V. “Comunità di comunità”: la parrocchia inclusiva, evangelizzatrice e attenta ai poveri (leggi)
  • VI. Dalla conversione delle persone a quella delle strutture (leggi)

Di seguito il testo dell’introduzione del settimo capitolo del documento.

VII. La Parrocchia e le altre ripartizioni interne alla diocesi

42. La conversione pastorale della comunità parrocchiale in senso missionario, quindi, prende forma e si esprime in un processo graduale di rinnovamento delle strutture e, di conseguenza, in modalità diversificate di affidamento della cura pastorale e di partecipazione all’esercizio di essa, che coinvolgono tutte le componenti del Popolo di Dio.

43. Nel linguaggio corrente, mutuato dai documenti del Magistero, in relazione alla ripartizione interna del territorio diocesano[49], da alcuni decenni si sono aggiunte alla parrocchia e ai vicariati foranei, già previsti dal vigente Codice di Diritto Canonico[50], espressioni quali “unità pastorale” e “zona pastorale”. Tali denominazioni definiscono di fatto forme di organizzazione pastorale della diocesi, che esprimono un nuovo rapporto tra i fedeli e il territorio.

44. In tema di “unità” o “zone pastorali”, nessuno ovviamente pensi che la soluzione delle molteplici problematiche dell’ora presente si dia attraverso una semplice nuova denominazione per realtà già esistenti. Al cuore di tale processo di rinnovamento, evitando di subire il cambiamento e impegnandosi piuttosto a promuoverlo e a orientarlo, si trova invece l’esigenza di individuare strutture attraverso cui ravvivare in tutte le componenti della comunità cristiana la comune vocazione all’evangelizzazione, in vista di una più efficace cura pastorale del Popolo di Dio, in cui il “fattore chiave” non può che essere la prossimità.

45. In tale prospettiva, la normativa canonica mette in evidenza la necessità di individuare all’interno di ogni diocesi parti territoriali distinte[51], con la possibilità che esse siano successivamente raggruppate in realtà intermedie tra la diocesi stessa e la singola parrocchia. In conseguenza di ciò, quindi, tenuto conto delle dimensioni della diocesi e della sua concreta realtà pastorale, si possono individuare varie tipologie di raggruppamenti di parrocchie[52].

Al cuore degli stessi vive e opera la dimensione comunionale della Chiesa, con una particolare attenzione al territorio concreto, per cui nella loro erezione si deve tenere conto il più possibile dell’omogeneità della popolazione e delle sue consuetudini, nonché delle caratteristiche comuni del territorio, per facilitare la relazione di vicinanza tra i parroci e gli altri operatori pastorali[53].

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