Quanto le parrocchie favoriscono la “cultura dell’incontro”?

L’ Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” (per brevità “l’Istruzione”) è stata promulgata lo scorso 29 giugno. (Leggi). In questo articolo i primi sei commi del 4° capitolo

  • Introduzione (Leggi)
  • I. capitolo: “La conversione pastorale“ (leggi)
  • II. La parrocchia nel contesto contemporaneo (leggi)
  • III. Il valore della parrocchia oggi (leggi)
  • IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento – prima parte (leggi)

In rosso ci sono degli estratti degli ultimi commi del quarto capitolo del documento e in fondo è riportato il testo integrale

IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento

  • “…la Chiesa avverte la necessità di riscoprire l’Iniziazione Cristiana….può essere utile impostare itinerari mistagogici …catechesi dovrà presentarsi come un continuo annuncio del Mistero di Cristo, al fine di far crescere nel cuore del battezzato la statura di Cristoattraverso un incontro personale con il Signore della vita.”. L’intero comma di questo capitolo si potrebbe riassumere con “la gioia del primo annuncio che permea l’esistenza di ogni battezzato”. Quando si riceve l’annuncio di una nuova buona notizia i nostri cuori e tutto il nostro essere si riempiono di una gioia indescrivibile. Cambiamo anche i nostri connotati fisici, i nostri occhi si dilatano, la bocca si distende e prende quella classica forma del sorriso. Le nostre espressioni divengono visibili e contagiosi anche per chi ci sta accanto. E’ la gioia dello sposo e della sposa! Una gioia incontenibile e perenne che dovrebbe caratterizzare la vita di ogni cristiano. Purtroppo questa gioia viene poi fatta soffocare dalle cose del mondo. L’Istruzione ci invita a riscoprire costantemente questa gioia con degli itinerari mistagogici (“mistagogia” è parola che si potrebbe tradurre con «introduzione al mistero» ossia l’ essere introdotti in modo esperienziale e sapienziale a riconoscere nei segni liturgici la presenza viva di Cristo e della sua azione di salvezza) e con delle catechesi che abbiamo il profumo del primo e continuo annuncio.
  • Papa Francesco, occorre «richiamare l’attenzione su due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo (fede astratta, solo intellettuale, fatta di conoscenze che restano lontane dalla vita) e il pelagianesimo (induce l’uomo a contare unicamente sulle proprie forze, ignorando l’azione dello Spirito). Non a caso uno dei sinonimi di Dio è la fiducia e se ci fidiamo di Dio significa che ci fidiamo di un “Qualcuno” che è il più importante di tutti, paragonabile al miglior amico di tutti in assoluto e a un papà in carne e ossa. Dio nella sua grande genialità ci ha donato lo Spirito Santo. Ma quante volte lo invochiamo nella nostra vita personale e in quella delle parrocchie? Come ci insegna il movimento ecclesiale del Rinnovamento Nello Spirito, l’invocazione dello Spirito Santo per affidare tutto nelle mani di Dio dovrebbe divenire un “santo modus operandi” che anticipa ogni servizio sia singolarmente che insieme a chi ha lo stesso incarico (invocare lo Spirito prima di leggere la parola, prima di cantare, prima di “educare” bambini, ragazzi, adulti e anziani prima del catechismo, prima di occuparsi della pulizia delle cose di Dio e in ogni altra circostanza in cui siamo chiamati a occuparci delle cose di Dio). Invocare lo Spirito Santo dovrebbe anche essere una delle cose da insegnare ai bambini e ai ragazzi del catechismo in preparazione alla prima comunione e soprattutto alla cresima.
  • Nell’intreccio misterioso tra l’agire di Dio e quello dell’uomo, la proclamazione del Vangelo avviene attraverso uomini e donne che rendono credibile ciò che annunciano mediante la vita..l’evangelizzazione è strettamente legata alla qualità delle relazioni umane.”. Quanto sono vere queste espressioni! Spesso chi non frequenta addita i praticanti come delle persone che non sono per niente coerenti nella loro scelte di vita e ancora peggio nel loro agire e porsi nei confronti degli altri nella vita di tutti i giorni. Riusciamo e divenire docili strumenti dello Spirito Santo per evangelizzare solo se sappiamo far sentire l’altro accolto e prezioso per noi e per Dio, la capacità di costruire relazioni umane. Possiamo anche attirare con la semplice Parola di Dio ma se non sappiamo accogliere ogni “Parola”, anche la più bella e profonda, cade nel vuoto.
  • “È necessario, pertanto, che la parrocchia sia “luogo” che favorisce lo stare insieme e la crescita di relazioni personali durevoli”. E’ questo un aspetto per il quale spesso si ha poca attenzione e ne ha tantissima soprattutto con le nuove generazioni. Quanti bambini e quanti ragazzi approdano in parrocchia anche se provenienti da famiglie non praticanti? Soprattutto nelle piccole realtà cittadine grazie a Dio ci sono ancora tantissime persone che seppur non frequentano scelgono di far fare ai figli la prima comunione e la cresima. E di queste persone spesso ci lamentiamo del fatto che, una volta ottenuto il sacramento, dopo un po’ non si vedono più né i figli e né i genitori. Ma è davvero colpa loro? Se su otto casi su dieci non li rivediamo dobbiamo porci delle domande e forse bisogna cambiare modo di fare catechismo e puntare proprio su questo discorso delle relazioni umane. Da mamma vedo che i miei figli vanno volentieri dove sanno che incontrano degli amici soprattutto quando sono nell’età delle elementari. In ogni incontro sia esso catechismo, Azione Cattolica, Scout occorre che tutto sia improntato sull’opportunità per ciascuno di ritrovarsi in piccoli gruppetti in cui possono più facilmente costruire relazioni di amicizia. E un altra leva su cui poter puntare nella semplicità è quella di far servire messa con una sorta di turnistica in modo che tutti lo facciano e nessuno si senta escluso. E in questa prospettiva degli incontri del catechismo potrebbero essere incentrati proprio sulla bellezza e sull’importanza della eucarestia. Quando mia figlia serviva messa vedevo che tornava a casa felice. Anche per la comunità parrocchiale quanto sarebbe bello vedere questo dinamismo di bambini che servono.
  • La “cultura dell’incontro” dovrebbe caratterizzare ogni parrocchia
  • La comunità parrocchiale è chiamata a sviluppare una vera e propria “arte della vicinanza”. Se essa mette radici profonde, la parrocchia diventa realmente il luogo dove viene superata la solitudine, che intacca la vita di tante persone, nonché un «santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario»[29].

IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento

23. Da qui la Chiesa avverte la necessità di riscoprire l’Iniziazione Cristiana, che genera una vita nuova, perché inserita nel mistero della vita stessa di Dio. È un cammino infatti che non conosce interruzione, né è legato solo a celebrazioni o a eventi, perché non è determinato in primo luogo dal dovere di compiere un “rito di passaggio”, ma unicamente dalla prospettiva della permanente sequela di Cristo. In questo contesto, può essere utile impostare itinerari mistagogici che tocchino realmente l’esistenza[25].Anche la catechesi dovrà presentarsi come un continuo annuncio del Mistero di Cristo, al fine di far crescere nel cuore del battezzato la statura di Cristo(cfr. Ef 4, 13), attraverso un incontro personale con il Signore della vita.

Come ha ricordato Papa Francesco, occorre «richiamare l’attenzione su due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo. Sono due eresie sorte nei primi secoli cristiani, ma che continuano ad avere un’allarmante attualità»[26]. Nel caso dello gnosticismo, si tratta di una fede astratta, solo intellettuale, fatta di conoscenze che restano lontane dalla vita, mentre il pelagianesimo induce l’uomo a contare unicamente sulle proprie forze, ignorando l’azione dello Spirito.

24. Nell’intreccio misterioso tra l’agire di Dio e quello dell’uomo, la proclamazione del Vangelo avviene attraverso uomini e donne che rendono credibile ciò che annunciano mediante la vita, in una rete di relazioni interpersonali che generano fiducia e speranza. Nel periodo attuale, segnato spesso dall’indifferenza, dalla chiusura dell’individuo in se stesso e dal rifiuto dell’altro, la riscoperta della fraternità è fondamentale, dal momento che l’evangelizzazione è strettamente legata alla qualità delle relazioni umane[27]. Così, la comunità cristiana fa propria la parola di Gesù che sprona a «prendere il largo» (Lc 5, 4), nella fiducia che l’invito del Maestro a gettare le reti garantisce da sé la certezza di una “pesca abbondante”[28].

25. La “cultura dell’incontro” è il contesto che promuove il dialogo, la solidarietà e l’apertura verso tutti, facendo emergere la centralità della persona. È necessario, pertanto, che la parrocchia sia “luogo” che favorisce lo stare insieme e la crescita di relazioni personali durevoli, che consentano a ciascuno di percepire il senso di appartenenza e dell’essere ben voluto.

26. La comunità parrocchiale è chiamata a sviluppare una vera e propria “arte della vicinanza”. Se essa mette radici profonde, la parrocchia diventa realmente il luogo dove viene superata la solitudine, che intacca la vita di tante persone, nonché un «santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario»[29].

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