“Parrocchia”, strumento di chiesa in uscita? Capitolo I

La Congregazione per il Clero ha reso nota l’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”, promulgata lo scorso 29 giugno. Ogni giorno pubblicheremo un capitolo di questo documento con qualche spunto di riflessione.

Di seguito alcuni spunti di riflessione del I capitolo dell’ Istruzione (La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa):

  • “..il Santo Padre ha suggerito: «Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienzafuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare”. Tutto parte da una “Santa inquetudine”. Se non scatta questo moto interiore che ti fa prendere a cuore quella moltitudine affamata e Gesù. Noi tutti viviamo nel mondo e possiamo contare sulle punte delle dita i credenti rispetto a chi invece è lontano da Cristo. Quella moltitudine non è un entità anonima ma sono tutti i fratelli in Cristo che vivono nelle nostre case, città, scuole, fabbriche, luoghi di divertimento, strade, nazioni, …nel nostro mondo. Quant’è bella e grande questa nostra fede che ci fa chiamare tutti gli altri esseri umani fratelli. Forse per incarnarci in questa dimensione di fede dobbiamo provare a immaginare un mondo apocalittico in cui l’uomo è attaccato da strani esseri. Questa visione apocalittica, seppur in via molto ridotta l’abbiamo sperimentata proprio con questo tempo di Coronavirus: una guerra che vedeva sul fronte l’essere umano contro un virus! Quanta solidarietà è nata in questo periodo! Quante persone hanno dato la vita per salvarne altre? Ma se dentro di noi non scatta la santa inquietudine di cui parla papa Francesco, tutto è piatto anche la nostra fede. La chiesa diventa un semplice placebo del nostro quotidiano, una serie di abitudini che si ripetono ciclicamente, un qualcosa che ci fa star bene personalmente alla stessa stregua di una semplice passeggiata in un bosco. In un paese come San Salvo di circa 20.000 abitanti forse solo una decima parte prende parte alle celebrazioni eucaristiche domenicali. E tutti gli altri? Chi si preoccupa davvero di portare il lieto annuncio a questa restante moltitudine? Come ci poniamo nei confronti di questi? Per noi chi sono costoro? Sentiamo il santo peso di questa responsabilità? Cosa pensano loro di noi o meglio cosa lasciamo pensare di noi? Siamo dei testimoni veritieri e gioiosi di Cristo? Sappiamo regalare dei semplici e autentici sorrisi di credenti?
  • Sospinta da questa santa inquietudine, la Chiesa …….può entrare in comunione con le diverse forme di cultura. l’incontro fecondo e creativo tra il Vangelo e la cultura conduce a un vero progresso: da una parte, la Parola di Dio si incarna nella storia degli uomini rinnovandola; dall’altra, «la Chiesa […] può essere arricchita, e lo è effettivamente, dallo sviluppo della vita sociale umana» Senza pensare a ciò che succede lontano da noi guardiamo nella nostra città che è quella in cui viviamo. La Caritas accoglie i bisogni anche di altre culture ed è questa una cosa santa e buona. E allora dobbiamo chiederci come possiamo migliorare questo aspetto per promuovere una vera amicizia che abbia il profumo di Cristo e che fa delle differenze dei punti di forza dell’umanità e della diffusione di una cultura di uguaglianza tra tutti gli uomini?
  • Chiesa annuncia che il Verbo,«si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Questa Parola di Dio, che ama dimorare tra gli uomini, nella sua inesauribile ricchezza[6] è stata accolta nel mondo intero da popoli diversi, promuovendone le più nobili aspirazioni, tra cui il desiderio di Dio, la dignità della vita di ogni persona, l’uguaglianza tra gli uomini e il rispetto per le differenze nell’unica famiglia umana. Quant’è grande la nostra fede: noi non crediamo a un Dio astratto e lontano ma a un Dio nostro prossimo che è divenuto carne e ossa per ciascuno di noi e continua a incarnarsi nel concreto ad ogni eucaristia e nel nostro quotidiano. Una volta un sacerdote ha detto “Per sapere come è fatto Dio e chi è Dio, tocca la tua mano”.
  • Non è pensabile, quindi, che una tale novità, la cui diffusione fino ai confini del mondo è ancora incompiuta, si affievolisca o, peggio, si dissolva[occorre che nelle comunità cristiane si attui una decisa scelta missionaria, «capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione»[9]. Come cristiani non siamo chiamati a pensare solo a noi stessi ma anche a guardare anche a quella moltitudine che sta lontano dalla chiesa. Dobbiamo ancora imparare a occuparci di questi fratelli. E se siamo inseriti in un contesto parrocchiale o di gruppo o altri movimenti ecclesiale non si può non avere una visione oltre il nostro naso. Con un occhio dentro la comunità e l’altro che ponga in atto ambiziosi progetti di evangelizzazione nella nostra città. Non pensiamo all’autopreservazione ma pensiamo in grande. Singolarmente non possiamo nulla ma l’unione che farà la forza.

Ecco il testo del primo capitolo.

I. La conversione pastorale

3. La conversione pastorale è uno dei temi fondamentali nella “nuova tappa dell’evangelizzazione”[2] che la Chiesa è chiamata oggi a promuovere, perché le comunità cristiane siano sempre di più centri propulsori dell’incontro con Cristo. Per questo, il Santo Padre ha suggerito: «Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)»[

4. Sospinta da questa santa inquietudine, la Chiesa, «fedele alla propria tradizione e nello stesso tempo cosciente dell’universalità della sua missione, può entrare in comunione con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture»[4]. Infatti, l’incontro fecondo e creativo tra il Vangelo e la cultura conduce a un vero progresso: da una parte, la Parola di Dio si incarna nella storia degli uomini rinnovandola; dall’altra, «la Chiesa […] può essere arricchita, e lo è effettivamente, dallo sviluppo della vita sociale umana»[5], così da approfondire la missione affidatale da Cristo, per meglio esprimerla nel tempo in cui vive.

5. La Chiesa annuncia che il Verbo,«si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Questa Parola di Dio, che ama dimorare tra gli uomini, nella sua inesauribile ricchezza[6] è stata accolta nel mondo intero da popoli diversi, promuovendone le più nobili aspirazioni, tra cui il desiderio di Dio, la dignità della vita di ogni persona, l’uguaglianza tra gli uomini e il rispetto per le differenze nell’unica famiglia umana, il dialogo come strumento di partecipazione, l’anelito alla pace, l’accoglienza come espressione di fraternità e solidarietà, la tutela responsabile del creato[7].

Non è pensabile, quindi, che una tale novità, la cui diffusione fino ai confini del mondo è ancora incompiuta, si affievolisca o, peggio, si dissolva[8]. Perché il cammino della Parola continui, occorre che nelle comunità cristiane si attui una decisa scelta missionaria, «capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione»[9].

Guardando il numero e l’età media delle persone che frequentano, come cristiani, non possiamo non sentire l’urgenza di evangelizzazione. “L’Istruzione” ci invita proprio a muoverci in questa direzione e a uscire dalla mentalità del “si è fatto sempre così”.

Questo il link vaticano di questo documento https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2020/07/20/0391/00886.html

Istruzione (La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa)

Introduzione (leggi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error

Ti piace l'articolo? Condividilo sui tuoi social :)

Resta aggiornato
Youtube