La parrocchia è destinata solo a piccoli gruppi?

L’ Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” è stata promulgata lo scorso 29 giugno. (Leggi).  In questo articolo i primi sei commi del 4° capitolo

  • Introduzione (Leggi)
  • I. capitolo: “La conversione pastorale“ (leggi)
  • II. La parrocchia nel contesto contemporaneo (leggi)
  • III. Il valore della parrocchia oggi (leggi)

In rosso ci sono degli estratti dei primi 6 commi del quarto capitolo del documento e in fondo è riportato il testo integrale

IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento

  • Nelle trasformazioni in atto, nonostante il generoso impegno, la parrocchia talora non riesce a corrispondere adeguatamente alle tante aspettative dei fedeli. Questa constatazione da parte della Congregazione del Clero deve necessariamente far nascere la domanda: “Ma quali possono essere le aspettative dei fedeli?”. Di sicuro non è facile trovare delle risposte a questa domanda. Forse bisognerebbe provare a mettersi nei panni di chi vive la Chiesa e la parrocchia come entità distinte dalla propria spiritualità e inventarsi dei nuovi modi per cercare di coinvolgerli. La parola d’ordine di ogni azione che vada in questa direzione è di sicuro l’accoglienza e un modo per accogliere e coinvolgere è quello di invitare a fare un servizio. La parrocchia potenzialmente è una “Casa di case”. Un ospite che aiuta in casa a lavare e risistemare dopo un pranzo, perde la connotazione di ospite e acquisisce quella di uno di casa. Il primo chiamato a compiere questo atto di ospitalità molto probabilmente è il padrone di casa e nella parrocchia il parroco e nei vari movimenti ecclesiali i referenti degli stessi. San Pio diceva Pio: Sono tutto di ognuno. Ognuno può dire: «Padre Pio è mio». In un corso formativo del Rinnovamento Nello Spirito delle Marche ci invitavano a coinvolgere tutti i fratelli del gruppo facendo in modo che ognuno potesse esercitare i propri carismi personali. E anzi ci dicevano di pensare a dei servizi per il gruppo non in base a una idea astratta o a un atteggiamento del si è fatto sempre così (il discorso “il nostro gruppo ha sempre fatto questo servizio” è anacronistico e non dà spazio alla creatività dello Spirito Santo) ma basandosi piuttosto sui carismi dei suoi membri. Ogni persona, nessuna esclusa, è dotata di determinate competenze umane, spirituali e tecniche. Chi non è felice di usare le proprie competenze per il Signore? Quante parrocchie e quanti movimenti si muovono in questa direzione?
  • La mera ripetizione di attività senza incidenza nella vita delle persone concrete, rimane uno sterile tentativo di sopravvivenzaSe non vive del dinamismo spirituale proprio dell’evangelizzazione, la parrocchia corre il rischio di divenire autoreferenziale e di sclerotizzarsi, proponendo esperienze ormai prive di sapore evangelico e di mordente missionario, magari destinate solo a piccoli gruppi.” Se la Congregazione per il clero ha evidenziato questa tendenza delle parrocchie, molto probabilmente significa che è un modus operandi comune. L’istruzione in più occasioni richiama proprio al maggior coinvolgimento dei fedeli. Ma per fare questo occorre un cambio di mentalità radicale dei parroci e dei vari referenti delle varie realtà ecclesiali e parrocchiali. Nella maggior parte dei casi ci sono gruppi ristretti che fanno una marea di servizi e che rischiano di perdere quella gioia del servizio per il Signore con il profumo missionario. Quanto sarebbe più bello un maggiore dinamismo di servizi che mostra i volti di tutti a servire e in cui si impara anche a rimettersi continuamente in discussione e se necessario a sapersi mettere da parte in un servizio per cominciare a svolgerne un altro.
  • Il rinnovamento dell’evangelizzazione richiede nuove attenzioni e proposte pastorali diversificate, perché la Parola di Dio e la vita sacramentale possano raggiungere tutti. Chi è quel “Tutti”? Di sicuro non può essere semplicemente un ‘entità astratta del “tutti e nessuno” ma è il volto di tutti coloro che mettono piedi in chiesa e /o che non ci vengono affatto. Spesso nel nostro intercalare sono comuni le l’espressioni “La gente non frequenta…Non ne vuole sapere niente di Dio…Viene solo quando gli serve…”. Sono queste parole che sottintendono un pensare a queste persone come a degli estranei lontani da noi e dai nostri cuori ma sono le stesse persone che incontriamo quotidianamente sulle strade delle nostre città, e che a volte frequentiamo anche assiduamente e talvolta sono membri della nostra stessa famiglia e/o della nostra stessa cerchia di amici. Se siamo innamorati davvero di Cristo e andiamo ogni giorno/domenica alla scuola della Sua Parola e del Suo Corpo, dov’è il nostro zelo per loro? Cosa facciamo perché vedano in noi credenti qualcosa di buono? Siamo in ogni circostanza portatori di un sorriso, di uno sguardo amorevole che sa accogliere? Quali azioni comuni compiono le parrocchie per evangelizzare la città? Tantissime associazioni umane per sensibilizzare su una determinata problematica organizzano degli eventi cittadini a cui danno spesso eco anche i mass media. Perchè le parrocchie non organizzano eventi simili per evangelizzare e per dire che la Chiesa, la parrocchia vuole abbracciare tutti, nessuno escluso ? Ascoltando i discorsi di chi non frequenta, la parrocchia appare come un entità esterna al mondo che riguarda solo pochi intimi, la porzione dei cattolici che stanno sopravvivendo. Nelle nostre chiese mancano i giovani, mancano i bambini, mancano le famiglie e mancano adulti e anziani che quando parlano di Dio si illuminano e ne parlano in maniera così bella che divengano dei testimoni contagiosi. Venti giovani e/o bambini, adulti, anziani di una realtà ecclesiale/parrocchiale sono pochissimi rispetto a tutti i giovani/bambini/adulti/anziani… presenti in una città. Lavorare e pensare solo a loro è la mentalità del proprio orticello anzichè dell’intera distesa di terra da coltivare. Dov’è quello zelo dei sacerdoti e laici impegnati di san Giovanni Bosco (che personalmente instaurava dei rapporti personali e innanzitutto umani con tutti i ragazzi che incontrava), Chiara Amirante o di don Alberto Ravagnani che proprio per il grande zelo d’amore per Dio, in periodo di lockdown per il Coronavirus è divenuto un docile strumento nelle mani dello Spirito Santo in grado di portare la gioia del Vangelo a tutti?
  • “…comunità parrocchiale è il contesto umano dove si attua l’opera evangelizzatrice della Chiesa, si celebrano i sacramenti e si vive la carità, in un dinamismo missionario” Che bella l’espressione comunità parrocchiale! Ma che cos’è una comunità? Sul sito una parola al giorno definisce il termine comunità con questi termini: “Gruppo di persone unite da rapporti e vincoli tali da formare un corpo organico..”. Quanto una parrocchia vive questa dimensione comunitaria ed è potenzialmente in grado di portare avanti l’opera evangelizzatrice che la Chiesa continua a chiedere ai suoi fedeli?
  • ” ….individuare prospettive che permettano di rinnovare le strutture parrocchiali “tradizionali” in chiave missionaria” Tutto ciò che c’è di buono, bello e santo ( e ne sono davvero tantissime, più di quanto si pensi) in ogni parrocchia deve assumere la dimensione missionaria nella città dove vive.
  • Percorrendo gli Atti degli Apostoli, ci si rende conto del protagonismo della Parola di Dio, …Scrittura contiene una forza profetica che la rende sempre viva...la parrocchia educhi alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio attraverso proposte diversificate di annuncio[22], assumendo forme comunicative limpide e comprensibili” In questo comma è bello il riferimento alle prime comunità cristiane che nel basarsi sulla Sacra scrittura diventa Cristocentrica. La congregazione per il clero suggerisce alla parrocchia di contemplare nel suo operare momenti di studio della Parola diversificati sicuramente per fasce di età o per lo meno fatte in modo che ci sia un linguaggio comprensibile per tutti. Gesù non a caso sceglieva un linguaggio semplice ed essenziale comprensibile per tutti: ciò che arriva al cuore di un bambino arriva a tutti. E di sicuro il linguaggio per i bambini è il più efficace.

IV. La missione, criterio guida per il rinnovamento

16. Nelle trasformazioni in atto, nonostante il generoso impegno, la parrocchia talora non riesce a corrispondere adeguatamente alle tante aspettative dei fedeli, specialmente considerando le molteplici tipologie di comunità[18]. è vero che una caratteristica della parrocchia è il suo radicarsi là dove ognuno vive quotidianamente. Però, specialmente oggi, il territorio non è più solo uno spazio geografico delimitato, ma il contesto dove ognuno esprime la propria vita fatta di relazioni, di servizio reciproco e di tradizioni antiche. È in questo “territorio esistenziale” che si gioca tutta la sfida della Chiesa in mezzo alla comunità. Sembra superata quindi una pastorale che mantiene il campo d’azione esclusivamente all’interno dei limiti territoriali della parrocchia, quando spesso sono proprio i parrocchiani a non comprendere più questa modalità, che appare segnata dalla nostalgia del passato, più che ispirata dall’audacia per il futuro[19]. D’altra parte, è bene precisare che sul piano canonico il principio territoriale rimane pienamente vigente, quando richiesto dal diritto[20].

17. Inoltre, la mera ripetizione di attività senza incidenza nella vita delle persone concrete, rimane uno sterile tentativo di sopravvivenza, spesso accolto dall’indifferenza generale. Se non vive del dinamismo spirituale proprio dell’evangelizzazione, la parrocchia corre il rischio di divenire autoreferenziale e di sclerotizzarsi, proponendo esperienze ormai prive di sapore evangelico e di mordente missionario, magari destinate solo a piccoli gruppi.

18. Il rinnovamento dell’evangelizzazione richiede nuove attenzioni e proposte pastorali diversificate, perché la Parola di Dio e la vita sacramentale possano raggiungere tutti, in maniera coerente con lo stato di vita di ciascuno. Infatti, l’appartenenza ecclesiale oggi prescinde sempre più dai luoghi di nascita e di crescita dei membri e si orienta piuttosto verso una comunità di adozione[21], dove i fedeli fanno un’esperienza più ampia del Popolo di Dio, di fatto, di un corpo che si articola in tante membra, dove ognuna opera per il bene di tutto l’organismo (cfr. 1 Cor 12, 12-27).

19. Al di là dei luoghi e delle ragioni di appartenenza, la comunità parrocchiale è il contesto umano dove si attua l’opera evangelizzatrice della Chiesa, si celebrano i sacramenti e si vive la carità, in un dinamismo missionario che – oltre a essere elemento intrinseco dell’azione pastorale – diventa criterio di verifica della sua autenticità. Nell’ora presente, caratterizzata talvolta da situazioni di emarginazione e solitudine, la comunità parrocchiale è chiamata a essere segno vivo della vicinanza di Cristo attraverso una rete di relazioni fraterne, proiettate verso le nuove forme di povertà.

20. In ragione di quanto detto sin qui, occorre individuare prospettive che permettano di rinnovare le strutture parrocchiali “tradizionali” in chiave missionaria. È questo il cuore della desiderata conversione pastorale, che deve toccare l’annuncio della Parola di Dio, la vita sacramentale e la testimonianza della carità, ovvero gli ambiti essenziali nei quali la parrocchia cresce e si conforma al Mistero in cui crede.

21. Percorrendo gli Atti degli Apostoli, ci si rende conto del protagonismo della Parola di Dio, potenza interiore che opera la conversione dei cuori. Essa è il cibo che alimenta i discepoli del Signore e li fa testimoni del Vangelo nelle diverse condizioni di vita. La Scrittura contiene una forza profetica che la rende sempre viva. Occorre, quindi, che la parrocchia educhi alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio attraverso proposte diversificate di annuncio[22], assumendo forme comunicative limpide e comprensibili, che raccontino il Signore Gesù secondo la testimonianza sempre nuova del kerigma[23].

22. La celebrazione del mistero eucaristico, poi, è «fonte e apice di tutta la vita cristiana»[24] e dunque momento sostanziale del costituirsi della comunità parrocchiale. In essa la Chiesa diventa consapevole del significato del suo stesso nome: convocazione del Popolo di Dio che loda, supplica, intercede e ringrazia. Celebrando l’Eucaristia, la comunità cristiana accoglie la presenza viva del Signore Crocifisso e Risorto, ricevendo l’annuncio di tutto il suo mistero di salvezza.

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