Decimo incontro: la storia di Davide e l’invito a partecipare a una messa per i propri avi

Nuovo programma di catechismo: diario di bordo di un’apprendista catechista – Parrocchie 3.1 (parrocchie31.it)

Segno di Croce, Padre Nostro, “Vieni Santo Spirito a guidare questo incontro, stai con noi illumina le nostre menti e tocca i nostri cuori”

Ciascuno di noi è come se fosse un frutto d’amore non solo dei nostri genitori ma anche dell’intera nostra generazione che ci ha condotti fino a noi. Anche Gesù ha un’intera generazione che l’ha preceduto qui sulla terra. Trai tanti uomini appartenente alla Sua genealogia  (Matteo 1,1-17) c’è il re Davide, una una figura molto interessante. Così come ciascuno di loro ha dei nonni , bisnonni, trisnonni ecc. così è anche per Gesù.

Attività: far scrivere un pensiero per i nonni sia viventi che quelli in cielo e i bis bis nonni che non hanno conosciuto…e d affidare la loro generazione a Dio. Un bigliettino da portare a messa domenica e leggere a mente dal loro posto nel momento in cui gli altri prendono la comunione.

Laboratorio artistico: Disegnare Davide con la fionda e scrivere sotto: “Il Signore guarda il cuore”.

Questa storia ci insegna:

  • Davide ci insegna che la vera forza è la fiducia in Dio.
  • La misericordia è più grande della vendetta.
  • La gioia della fede si esprime anche con il canto e la festa.

La storia di Davide in sintesi

Mentre i suoi fratelli erano forti e grandi, lui passava le giornate nei campi a custodire le pecore. Nonostante fosse piccolo, aveva un cuore grande: amava suonare l’arpa e cantare al Signore. Spesso, guardando il cielo stellato, pregava e diceva: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla” (Salmo 23).

Un giorno il profeta Samuele fu mandato da Dio a casa di Iesse per scegliere il nuovo re d’Israele. Vide i fratelli maggiori di Davide, alti e robusti, ma Dio gli disse: “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (1Sam 16,7). Così Samuele chiamò Davide, il più piccolo, e lo consacrò versando l’olio sul suo capo. Da quel momento lo Spirito del Signore fu con lui.

Più tardi, il popolo d’Israele si trovò in guerra contro i Filistei. Tra loro c’era un guerriero enorme e temuto: Golia. Ogni giorno sfidava gli Israeliti, ma nessuno osava affrontarlo. Davide, che era ancora un ragazzo, disse con coraggio: “Tu vieni a me con spada e lancia, io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti” (1Sam 17,45).

Davide prese la sua fionda, scelse cinque pietre dal torrente e si avvicinò al gigante. Con un solo colpo, il sasso colpì Golia in fronte e lo fece cadere a terra. Tutti capirono che non era la forza di Davide a vincere, ma la potenza di Dio che agiva attraverso di lui.

Da quel giorno Davide divenne un simbolo di fiducia e coraggio. Nonostante fosse giovane e piccolo, mostrò che chi si affida al Signore può affrontare ogni difficoltà. Come lui, possiamo dire: “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?” (Salmo 27,1).

Per metterlo in pericolo, promise di dargli in sposa la figlia Mikal solo se avesse ucciso cento filistei. Davide riuscì nell’impresa e sposò Mikal.

Ma dopo un’altra vittoria, Saul decise di ucciderlo. Mikal aiutò Davide a fuggire: lo calò da una finestra e mise un idolo nel letto fingendo che fosse malato. Più tardi, Saul diede Mikal in sposa a un altro uomo.

Quando Davide regnava sulla Giudea e Is-Bàal, figlio di Saul, regnava sul nord, Davide chiese che Mikal tornasse da lui come segno di alleanza. Is-Bàal acconsentì. Ma Mikal non fu sempre felice: un giorno criticò Davide perché aveva danzato con gioia davanti all’Arca dell’Alleanza portata a Gerusalemme. Non ebbero figli.

Davide strinse un patto di amicizia con Gionata, figlio di Saul, che lo avvisò dei pericoli. Davide dovette fuggire molte volte: ricevette pane consacrato e la spada di Golia dal sacerdote Achimelech, ma Saul punì duramente la città di Nob.

Davide liberò la città di Keila dai filistei, si rifugiò nel deserto e più volte ebbe occasione di uccidere Saul, ma non lo fece. In una caverna tagliò solo un lembo del mantello del re, e un’altra volta prese la sua lancia e la brocca mentre dormiva. Così dimostrò che non voleva fargli del male.

Quando gli Amaleciti la devastarono e portarono via donne e bambini, Davide li inseguì e li liberò.

Intanto, Saul e i suoi figli caddero nella battaglia contro i filistei sul monte Ghilboa. Davide pianse molto per la morte di Saul e dell’amico Gionata. Poi fu unto re a Ebron, prima sulla Giudea e poi su tutto Israele.

Davide conquistò Gerusalemme e la fece capitale del regno. Portò l’Arca dell’Alleanza nella città e volle costruire un tempio, ma Dio gli disse che sarebbe stato suo figlio a farlo. Promise però che la casa di Davide sarebbe durata per sempre.

Davide regnò quaranta anni: sette a Ebron e trentatré a Gerusalemme. Fu un grande re, un pastore fedele e anche un musicista che cantava e componeva salmi per lodare il Signore.

Similar Posts