“Hai un gruppo catechistico… e ti sembra che non ascoltino?” Non perdere mai la gioia di annunciare il Dio vivente

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Un invito a non perdere la gioia dell’annuncio

Chi accompagna i bambini nel cammino di fede lo sa bene: ci sono incontri in cui sembra che nessuno ascolti, in cui la catechista parla… e il gruppo fa commedia. È normale sentirsi scoraggiate. Ma proprio lì, in quel piccolo caos, si nasconde una verità preziosa: non perdere mai la gioia di annunciare Gesù alle nuove generazioni.

Spesso vorremmo bambini attenti, composti, quasi dei “soldatini” pronti a seguire ogni parola. Ma i bambini non sono fatti così. E, in fondo, meno male. Quando iniziano a fare amicizia, quando parlano tra loro in modo sereno, quando si crea un clima di familiarità… è un buon segno. Anche se c’è un po’ di rumore, non è quello il dramma.

La vera sfida non è ottenere silenzio perfetto o disciplina assoluta. La sfida è entrare nel loro mondo, nei loro rapporti, nei loro interessi, e incanalare tutto questo verso qualcosa di bello: l’incontro con il Vangelo.

Non cerchiamo soldatini, ma cuori da amare

Il compito delle catechiste non è formare bambini che ascoltano sempre e vanno a Messa tutte le domeniche. Questo, forse, accade solo in pochi casi. Il nostro compito è un altro: amarli e annunciare e testimoniare che nella nostra vita abbiamo incontrato qualcuno che rivoluzionato la nostra vita.

Se li amiamo davvero, allora cerchiamo di capirli, di essere empatici, di ascoltare ciò che vivono. L’annuncio nasce sempre da un incontro, non da una lezione perfetta.

Prima di ogni incontro: pregare, invocare, preparare

Ogni incontro di catechismo comincia prima che i bambini arrivino. Comincia quando la catechista si ferma un attimo e dice: “Vieni, Spirito Santo.”

Preparare un programma è importante, ma non dobbiamo avere paura se quel programma “salta” perché un bambino fa una domanda inattesa. A volte è proprio da lì che passa la grazia. Il Vangelo non è una scaletta da rispettare, ma una vita da condividere.

Prepararsi con una scaletta…

All’inizio dell’anno – o meglio ancora, prima del primo incontro – è molto utile preparare una piccola scaletta, un percorso che ci aiuti a capire dove vogliamo andare con il gruppo. Non deve essere una scaletta rigida, ma una traccia viva, creativa e soprattutto capace di modellarsi sui bambini che abbiamo davanti: sul loro numero, sulla loro età, sul loro modo di stare insieme.

Avere degli obiettivi chiari, delle mete da raggiungere, ci aiuta a non improvvisare e a dare continuità al cammino. Una scaletta può diventare un vero e proprio percorso con continuità didattica non argomenti scollegati tra loro ma che seguano una logica, che non segue solo il calendario liturgico, ma accompagna i bambini dentro ciò che vivono, dentro le loro domande e dentro la loro crescita. È una bussola, non un recinto.

La gioia è la nostra forza

Ciò che conta davvero è non perdere mai la gioia. La gioia di annunciare Gesù. La gioia di formarsi, di crescere, di mettersi in gioco. La gioia di ascoltare le nuove generazioni, con le loro domande, i loro silenzi, i loro entusiasmi e le loro fatiche.

Perché il catechismo non è un compito da svolgere: è un incontro tra il cuore di Dio e il cuore dei bambini. E noi siamo lì, in mezzo, come ponti.

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