don gianni boezzi

La libertà che compie la legge: un cammino di sapienza e amore

Commento alle letture della VI domenica del Tempo Ordinario di Don Giovanni Boezzi

Le letture proposte dalla liturgia del giorno — Sir 15,16-21; Sal 118 (119); 1Cor 2,6-10 e Mt 5,17-37 — offrono una sintesi profonda del cuore della fede cristiana: la legge di Dio non è un peso, ma una via di libertà che trova il suo compimento nell’amore.

Nella prima lettura, tratta dal Siracide, emerge con forza il tema della libertà. Dio pone davanti all’uomo la vita e la morte, il bene e il male, lasciandogli la responsabilità della scelta. L’obbedienza a Dio non è mai automatica né imposta: è una decisione personale, consapevole, che nasce dal cuore. La fede, quindi, non elimina la libertà, ma la rende pienamente responsabile.

Il Salmo 118 (119) esprime la gioia di chi ha scelto la via del Signore: la legge non è vissuta come costrizione, ma come luce per il cammino. Il salmista ama la parola di Dio perché in essa trova orientamento, senso e verità. La legge diventa così una relazione viva, non un semplice codice morale.

Questa prospettiva trova compimento nella seconda lettura, tratta dalla Prima lettera ai Corinzi. Paolo parla di una “sapienza” che non appartiene al mondo, ma che è dono dello Spirito. È una sapienza nascosta, che supera la logica puramente umana e permette di comprendere il progetto di Dio. Solo lo Spirito rende possibile una lettura autentica della legge, non come regola esterna, ma come via di trasformazione interiore.

Il Vangelo di Matteo porta tutto questo al suo vertice. Gesù afferma di non essere venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Questo compimento non consiste in un maggiore rigorismo, bensì in una conversione del cuore. Non basta evitare l’omicidio: anche l’ira è già una ferita alla relazione. Non basta evitare l’adulterio: anche il desiderio possessivo tradisce l’amore. La legge viene così interiorizzata, spostata dal gesto esterno all’intenzione profonda.

Gesù propone una giustizia “più grande” di quella degli scribi e dei farisei: una giustizia che nasce dall’amore, dalla riconciliazione, dalla verità. Il primato è dato alla relazione: prima del culto viene la pace con il fratello. La fede autentica non separa mai il rapporto con Dio dalla responsabilità verso gli altri.

In queste letture si delinea allora un’unica grande visione: la legge è dono, la libertà è responsabilità, la sapienza è opera dello Spirito e il compimento di tutto è l’amore. Vivere secondo il Vangelo non significa essere più “religiosi”, ma più umani, perché la legge di Dio, quando è vissuta nello Spirito, rende l’uomo davvero libero.

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