Divenire uomini e donne capaci di riconoscere e far crescere i tanti segni di bene che Dio mette nella nostra vita

Commento al vangelo di Pasqua

(Commento al Vangelo di don Matteo Gattafoni)

Fondati sulla speranza 

Il brano evangelico di oggi ci presenta tre personaggi che si accostano alla tomba con un vuoto nel cuore e il vuoto della tomba riempie di speranza i loro cuori.
È come se fosse uno scambio di vuoti: Maria di Magdala, Pietro e Giovanni giungono vuoti e ripartono invece via da quella tomba con una luce che illumina le loro vite. 
Essi costituiscono in qualche modo un percorso, un itinerario e forse in ciascuno di essi anche noi ci possiamo in qualche modo rispecchiare.
Anzitutto c’è Maria che va al sepolcro di buon mattino quando è ancora buio. È una donna piena di affetto e di passione  che ha l’impazienza di  ungere il corpo del suo Signore. Quando però si trova di fronte alla pietra spostata, subito, pensa che quel corpo sia stato portato via. Non ha una reazione di fede ma invece di paura. L’ipotesi che Maria di Magdala fa nella sua testa e nel suo cuore è la peggiore di tutte: il furto di un cadavere. 
In quel momento Maria rappresenta tutti noi quando  leggiamo le situazioni sempre in negativo. 
Quando  con una lettura precipitosa delle cose vediamo le situazioni più buie di quelle che sono realmente e finiamo dentro questo precipizio, dentro questo imbuto, dentro questo abisso per cui il negativo ci avvolge così tanto che la realtà che ci sta di fronte appare peggiore di ciò che essa è veramente. 
Maria è affettuosa ma in quel momento si lascia afferrare da questo senso di paura e di negatività che la porta a dire qualcosa che lei non ha sperimentato. Non entra nel sepolcro eppure si immagina uno scenario che non esiste  e lo immagina negativamente.  
Spesso capita anche a noi.

Poi c’è Pietro che corre insieme a Giovanni al sepolcro. Non è una corsa fisica ma una corsa della fede e infatti Pietro arriva dopo, non solo perché più anziano, ma perché fa più fatica a credere. Pietro vede i teli posati sulla tomba di Gesù ma non crede, resta fermo, paralizzato nelle sue paure e nel suo tradimento. 
Come Pietro anche noi spesso siamo incapaci di scegliere, ci creiamo un alibi per non farlo perché ci fa comodo rimanere là dove siamo senza comprometterci. 

Infine c’è Giovanni che entra nel sepolcro, vede i teli e quei lembi di stoffa, che sono pochissima cosa, sono sufficienti a farlo credere. 
Giovanni  ricorda le parole di Gesù quando aveva detto ai suoi apostoli che dopo tre giorni sarebbe risorto. E così dei segni piccolissimi sono bastati alla sua speranza. 
Giovanni ci rappresenta quando anche noi siamo capaci di vedere un germoglio e di pensare già alla pianta che crescerà e di vedere una piccolissima luce ed intuire già che il sole sorgerà; quando  siamo capaci di cogliere dei segni positivi e di farli parlare, di cogliere qualcosa di piccolo e di sapere che questo bene crescerà e quando siamo capaci di non guardare solo il male. 
Chiediamo allora al Signore, il Risorto, di non  lasciarci inghiottire come Maria di Magdala dalla paura, di non rimanere fermi al guado come Pietro ma che ci renda come Giovanni uomini e donne capaci di riconoscere e far crescere i tanti segni di bene che Dio mette nella nostra vita. 
Allora sarà una buona Pasqua. Sì un passaggio dalla paura alla speranza.

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