Non “fare sempre le stesse cose” ma diventare capaci di ascolto e conversione

(Commento al Vangelo di don Mario Pagan)

Così fu generato Gesù Cristo…“. Con queste parole inizia il racconto della storia di Gesù che ha come primo protagonista proprio Giuseppe, sposo di Maria. L’evangelista Matteo prima fa  un elenco “di generazione in generazione” da Abramo a Gesù, per sottolineare il legame di sangue ininterrotto, proprio alla soglia della realizzazione delle promesse, poi racconta di una interruzione inaspettata. Gesù non è generato da Giuseppe, generato da Giacobbe, generato da Mattan, generato da Eleazar… e così via fino al patriarca Abramo. Gesù è figlio di Maria e generato da Dio stesso con il suo Spirito. Viene da pensare: “Dio smentisce tutto quel che aveva detto? Oppure no?”

Dio che ha intrapreso un legame con l’umanità fin da Abramo e la sua discendenza, proprio qui sembra cambiare gioco e scegliere una via nuova e rivoluzionaria.

Giuseppe non è padre di Gesù per il sangue, ma per scelta, una scelta non facile e immediata, che dovrà fargli rompere con consuetudini e tradizioni e puntando davvero sull’abbandono a Dio.

Si ritrova la sua sposa incinta in modo misterioso. Lui avrebbe tutte la ragioni e tutto l’appoggio sociale e religioso per ripudiarla e farla mettere a morte per lapidazione come adultera.

Non lo fa per amore (“non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”) ma nemmeno questo basta. L’uomo dei sogni si dimostra infatti un uomo che sa sognare in grande, e Dio parla in chi sogna in grande con un cuore che ama.

Ecco allora la proposta audace: “non temere di prendere con te Maria, tua sposa”.

Maria è ancora sua sposa, e il bambino sarà per tutti gli altri anche figlio suo, anzi generato da Giuseppe.

Ma lui e la sua sposa sanno quale è la verità, e a suo tempo questa verità sarà manifesta a tutti.

Giuseppe uomo giusto, uomo dei sogni, diventa in questo modo modello di un modo nuovo di essere credenti in Dio, non più per generazione di sangue, per appartenenza tribale e culturale, ma per scelta.

E’ per me una figura modernissima, e il suo valore di esempio è pari a quello della sua sposa, di cui si racconta di più nel Vangelo di Luca ma che non oscura la bellezza della figura di Giuseppe.

Giuseppe è scelto da Dio per un compito alto, ma lo stesso Giuseppe sceglie Dio e si dimostra disponibile a tutto, anche se questo significa fare i conti con la propria umanità e dover convertire la propria visione di Dio e del rapporto con lui.

Giuseppe è l’uomo giusto per Maria, che trova in lui uno che per amore e per fede in Dio la protegge, e con lei protegge il frutto del suo grembo.

Giuseppe diventa modello anche per la comunità cristiana che in questi giorni affretta il passo in vista delle celebrazioni del Natale insieme alla più larga comunità umana che si ritrova a festeggiare per tradizione queste festività.

I cristiani possono avere in Giuseppe il modello di chi sa sognare e ascoltare: sognare Dio e ascoltare quello che Lui suggerisce al cuore per il bene nostro e di chi ci sta accanto. Questa è la vera comunità cristiana, e non quella che nelle tradizioni sclerotizzate del “sempre si è fatto così” muore, ma che invece sa cogliere l’imprevedibilità di Dio che chiama a seguirlo nella storia umana così come si manifesta.

La vera tradizione del Natale non è dunque “fare sempre le stesse cose” ma al contrario diventare capaci di ascolto e conversione, come Giuseppe, l’uomo dei sogni, l’uomo che si prende cura del “Dio con noi”, di Gesù.

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