“Chi è Gesù? Una mano che ti prende per mano”

(Commento al Vangelo di don Simone Calabria)

“Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato!”.

È il grido dell’uomo salvato: non è vero che il male è più forte di noi, che la solitudine è fatale, che i rapporti sono solo convenienza e calcolo, che l’essere giovani è l’unico momento bello della vita, mentre l’età adulta è noia e la vecchiaia sofferenza e maledizione.

“Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi, mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa”, nella fossa della disperazione, della noia.

Ma prima del fremito di gioia, che si concentra nelle parole del Salmo, c’è un altro grido che dolorosamente si fa’ strada dentro di noi, coinvolgendo tutta la nostra persona: “Ascolta, Signore, abbi pietà di me. Signore, vieni in mio aiuto!”.

E il Vangelo lo conferma così: “uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, Gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva»”.

Gesù cammina verso una casa dove una bambina di 12 anni è morta, cammina accanto al dolore del padre. Ed ecco una donna che aveva molto sofferto, ma così forte d’animo che non vuole saperne di arrendersi, si avvicina a Gesù e sceglie come strumento di guarigione un gesto commovente: un tocco della mano.

“Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. Questa donna che aveva perdite di sangue, considerata impura, condannata a non essere toccata da nessuno, mai una carezza, mai un abbraccio, decide di toccare; va oltre la regola con il gesto più tenero e umano: “un tocco, una carezza, un dire: ci sono anch’io!”. L’esclusa scavalca la legge perché crede in una forza più grande della legge.

Gesù approva il gesto trasgressivo della donna e le rivolge parole bellissime, parole per ognuno di noi: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Le dona non solo la guarigione fisica, ma anche la salvezza, la pace e la tenerezza di sentirsi figlia amata, lei che era esclusa dalla società.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga e c’era gente che piangeva e gridava forte: “Entrato, disse loro: Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”.

Lo deridono, con la stessa derisione con cui dicono anche a noi: tu credi nella vita dopo la morte? Sei un illuso, è finito tutto”…ma non è così. E Gesù a ripetere: “tu abbi fede”, lascia che la Parola della fede riprenda a sussultare nel cuore: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli ha creato tutte le cose perché esistano…ha creato l’uomo per l’incorruttibilità (immortalità)”. Per una vita per sempre, piena. Ecco da dove deriva questo grido, questa forza, questa potente energia nell’implorazione del capo della sinagoga o nella donna che molto aveva sofferto.

“Gesù prese la mano della bambina”, cioè bisogna essere scesi nel profondo del dolore, toccare con mano la disperazione delle persone per poterle rialzare.

Chi è Gesù? Una mano che ti prende per mano. Bellissima immagine: la Sua mano nella mia mano, che s’intreccia con la nostra vita.

E Gesù le disse: “Talità kum. Bambina, alzati”. Lui può aiutarla, sostenerla, ma è lei, è solo lei che può risollevarsi: “alzati”. E lei si alza e si mette a camminare.Su ciascuno di noi, qualunque sia il dolore che portiamo dentro il nostro cuore, il Signore faccia scendere la Sua benedizione e dirci di nuovo: “Talità kum”, alzati!, riprendi la fede, la lotta per vincere il male, la vita, torna a ricevere e a restituire amore. Amen.

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