“Un dolce ricordo di Celeste Travaglini”
Le persone sono il vero patrimonio di una città e sono sempre in grado di stupirti nei modi e nei tempi più incredibili. Tanti anni fa conobbi nel gruppo del Rinnovamento nello Spirito di San Salvo, Celeste: mi avevano colpito i suoi meravigliosi occhi celesti che facevano trasparire un animo bello. Il suo sguardo e il suo sorriso parlavano più di mille parole. Negli ultimi anni della sua vita era su una sedia a rotelle accudita dalla sua fedelissima Culina. Il suo sguardo e il suo sorriso erano immutati, quasi più belli di prima.
Zia Celeste è nata a Casoli il 10 novembre 1922. Quando lei aveva quattro anni la sua famiglia in quel processo di “intensa migrazione dei casolani verso la costa” si erano trasferiti a Vasto, dove avevano acquistato un grosso appezzamento di terreno con un casolare. A soli 10 anni, arava con i buoi il terreno di famiglia in completa autonomia. Finita la terza elementare, una signora di loro conoscenza le insegnò a ricamare a macchina. La sua giornata era scandita di giorno dal lavoro in campagna e di sera, preparava il suo corredo solo con il bagliore del “ lume ad olio” . Riusciva a realizzare dei capi di corredo spettacolari grazie alla sua fantasia e alla sua precisione, capi questi ancora apprezzati e usati dalle sue figlie e nipoti.
A soli 16 anni, il 19 gennaio 1939, sposa Vitale Nicola Travaglini nato a San Salvo ma anche lui originario di Casoli. “Il primo segno dell’arcobaleno che coronava il loro sogno d’amore” era celeste . E così il 29 luglio del 1940 nasce Antonio. All’epoca Vitale era in guerra, a Merano e non poté ritornare a casa finché non arrivò la foto del bambino a testimonianza dell’evento. Tornato subito alla guerra, nel 1942 torna di nuovo in licenza per la nascita della seconda bambina, Maria Domenica. Intono al 1944 torna definitivamente a San Salvo che, in quel periodo stava vivendo l’invasione dei tedeschi. Nel gennaio del 1945 nasce anche un’altra figlia, Elisa. Una cognata e il figlio di soli 17 anni morirono in campagna in seguito allo scoppio di una bomba. La famiglia Travaglini, come anche tante altre a San Salvo, con la guerra subirono lutti e distruzione di case e di tutto quanto possedevano. La foto del matrimonio di Celeste e Vitale è stata ritrovata in mezzo alle macerie e poi fatta ricostruire. Dopo la guerra Vitale e Celeste si sono rimboccati le maniche e si sono messi a lavoro per ricominciare una nuova vita.

All’epoca, Celeste era l’unica donna che guidava il carretto condotto dall’asino. Era abituata al duro lavoro nei campi sin da piccola.
L’appezzamento di terreno che si estendeva da dove si trova la statua di Padre Pio e fino a dove c’è il supermercato Lidl era pieno di alberi di olive appartenenti a Vitale e altri due fratelli. Il periodo della raccolta, che solitamente veniva fatta dal 3 novembre al 4 dicembre e talora si arrivava anche a gennaio, era una grande festa: c’erano tre squadre di lavoratori che quasi si sfidavano in gare canore. I campi diventavano dei veri e propri palcoscenici di gruppi di cantori.
Mentre i sansalvesi usavano raccogliere le olive con le cosiddette “panarell” (grosse tasche di stoffa legate dietro come dei grembiuli), i casolani avevano dei cestini a forma di mezzaluna che venivano posti all’altezza della pancia e poi legate dietro. Le olive venivano scrollate a mano e fatte cadere all’interno del cesto (o tascone) e non c’era l’abitudine di mettere un telo per terra per raccogliere le olive che potevano cadere. C’era un’addetta alla raccolta delle olive per terra.
Celeste e Vitale allevavano anche le mucche. I veterinari andavano a verificare costantemente l’igiene delle stalle che erano dipinte di celeste per allontanare le mosche. Molte mamme (soprattutto se non allattavano) si rifornivano da loro. Avevano predisposto una finestrella con cui “i clienti” si prendevano il bicchierone di latte pure se non c’erano i titolari. Una volta al mese andavano poi a pagare.
Durante il periodo della Siv e della Magneti Marelli San Salvo visse il boom economico e soprattutto edilizio e molti terreni di Celeste e Vitale divennero edificabili.
Il 29 settembre 1983 un grave lutto copisce duramente la famiglia: il primogenito Antonio muore in campagna a seguito delle punture di uno sciame di api. Nel momento più buio della vita di Celeste, un’amica di famiglia, Armida Nola (la “mammen”), la invita a un gruppo di preghiera del Rinnovamento dove trova un po’ di conforto a quell’immenso dolore.
Nel 1999 Celeste e Vitale festeggiano 60 anni di matrimonio presso la chiesa di don Stellerino che trasmise la celebrazione anche su TRSP. Il 2 luglio del 2007 Vitale viene e mancare e le ultime parole che rivolge alla famiglia e ai nipoti furono: “Cari giovani non abbiate paura di affidarvi a Dio”.
Qualche anno più tardi, l’osteoporosi ha costretto Celeste sulla sedia a rotelle, fatto non facile da accettare.
Qualche giorno fa Elisa le ha detto: mamma devi vivere ancora tanto così festeggeremo i 100 anni”. E lei con tanta convinzione e fermezza ha risposto “Molti di più”.
La ricordo ancora negli ultimi anni della sua vita con uno sguardo molto luminoso e un bellissimo sorriso, sempre affacciata alla finestra a scrutare il mondo che passa. Non amava molto chiacchierare ma se si faceva una preghiera o si intonava un canto sacro il tono della sua voce si alzava e sorrideva felice.
“Mia mamma era molto legata alla Madonna e questo era quindi per lei un mese in cui, quando poteva, viveva con grande fervore la preghiera del Santo Rosario nella chiesetta della Madonna delle Grazie. A questo edificio di culto era molto legata anche perchè qui aveva conosciuto un gruppo di preghiera , il Rinnovamento Nello Spirito, che l’aveva aiutata nel momento dello sconforto quando, proprio come la Madonna aveva perso un figlio. Si era letteralmente innamorata di quel gruppo. Non mancava mai, era un appuntamento fisso il sabato alla chiesetta, luogo dove tuttora si incontra questo gruppo. Diceva sempre “il gruppo è la mia forza”. Quando poi la vita l’ha condotta su un una sedia a rotelle, quando ascoltava i canti di quegli incontri, le si illuminavano gli occhi e quando non parlava quasi più, tentava anche di canticchiarle. Un saluto e un grossissimo abbraccio a tutti coloro che le hanno voluto bene.” (Elisa Travaglini)
