Giovanna, una donna che sa costruire reti di amicizie ovunque vada

SAN SALVO. Ogni uomo ha dentro di sé un germe di bene e quando lascia che questo germe cresca e maturi, diventa portatore di pace ovunque vada e con chiunque. Giovanna Cipollone è una donna che sa essere una portatrice di pace con tutti coloro che incontra. Di seguito l’intervista.

Mi parli un po’ di te?

Sono la prima di tre figli e originaria di Casalnuovo Monterotaro in provincia di Foggia. Ho avuto una infanzia motto serena. Mio padre era titolare, insieme al fratello, di un pantalonificio con una ventina di operai. Nel momento in cui per un cavillo politico non gli permisero di costruire un capannone, decise di trasferire la sua attività altrove. Avevano pensato di andare a Vercelli dove vivevano dei loro parenti ma, passando per San Salvo e vedendo dei locali che facevano al caso loro decisero di trasferirsi qui. E così negli anni ’80, quando io avevo solo 7 anni, abbiamo iniziato una nuova vita in questa città. Per me non fu affatto facile: avevo sempre voglia di tornare al mio paese e papà, su nostra richiesta, ci portava quasi ogni domenica. Li c’erano le mie amiche e sopratutto la mia nonna matema che si era occupata di noi bambini quando i nostri genitori stavano a lavoro e a cui ero profondamente legata. Intorno ai 20 anni, grazie al giro di amicizie di mia sorella, ho cominciato ad apprezzare San Salvo. Oltre al pantalonificio, i miei genitori avevano anche un negozio di abbigliamento e facevano il mercato. Da quando avevo dieci anni, scuola permettendo, papà mi portava spesso e volentieri con sé. A me piaceva il contatto con il pubblico e mi divertivo sempre. A un certo punto della mia vita ho desiderato staccarmi dal lavoro di famiglia per fare nuove esperienze. Ho cominciato a lavorare prima in una camiceria e poi sono riuscita a entrare in una fabbrica di tabacchi a Punta Penna. Anche se quel lavoro è durato poco tempo ed era motto faticoso a livello fisico, conservo di quel periodo un bellissimo ricordo perché c’era un bel clima di amicizia tra colleghe. Dopo questa esperienza sono andata a lavorare per due anni in un’area di servizio ma non mi piaceva e così cercando altro, Tonino Raspa mi ha inserito nel suo staff del supermercato che stava aprendo in via Trignina. Un giorno, dopo un po’ di tempo che lavoravo nel supermercato, il titolare radunò tutte le altre e davanti a loro mi disse: “Giovanna ti consegno le chiavi del negozio perché sei una persona di cui ho piena fiducia”. E’ stato un piccolo gesto che mi ha riempito di gioia. Per venti anni ho portato avanti questo lavoro con grande passione e cercando di farmi prossima dei clienti del supermercato. Quando vedevo anziane in difficoltà, portavo la spesa in macchina. Di sicuro là ci ho lasciato un pezzo di cuore! Sono rimasta a lavorare come responsabile del punto vendita Conad di Tonino Raspa fino ai primi di settembre del 2019 perché avevo voglia di intraprendere una nuova avventura lavorativa con mio marito. I titolari del negozio e tutti i miei colleghi, con la complicità di mio marito che hanno approfittato della mia settimana di assenza perché a Lourdes, mi hanno organizzato una festa a sorpresa per questi venti anni vissuti con loro. Sono stati davvero incredibili e meravigliosi.

Cosa riguarda questa nuova avventura lavorativa?

Un locale tutto nostro nel centralissimo corso Garibaldi della nostra città dove far sentire accolti e coccolati tutti i nostri clienti proprio come era la nonna di mio marito. Ed è per questo che abbiamo deciso di intitolarlo a lei “Nonna Angiolina”, cibo e caffè.

Sei un membro dell’Unitalsi. perché questa scelta?

Ci sono entrata davvero per caso. Forse grazie a quel bell’esempio di suole che avevo come maestre d’asilo, da bambina volevo diventare una suora ma poi mi sono resa subito conto che non era quella la mia vocazione. E forse anche per questo restavo affascinata dalla divisa che indossavano le unitalsiane. Qui a San Salvo, nella parrocchia di San Giuseppe c’era una bellissima realtà con tantissimi giovani. Avevo una settimana di ferie e avevo deciso di farmi un viaggio ero andata anche in agenzia per scegliere la località ma non riuscivo a scegliere. Un giovedì incontrai una mia amica dell’Unitalsi e sapendo che stavano per andare a Lourdes chiesi se c’era ancora posto. Dovevano partire il lunedì successivo: avevano solo un posto. E così partii anch’io con il treno bianco. Stavo in uno scompartimento da sei con cinque ragazze della casa famiglia tutte disabili. Mi sentivo impacciata non sapevo cosa fare e pensai tra me “Ma chi me lo ha fatto fare, perché sono partita?”. Arrivata in albergo, come compagna di stanza, avevo una unitalsiana di 85 anni che era al suo sessantesimo anno di pellegrinaggio (servizio) a Lourdes. Non ce la faceva a camminare e io con il risciò la portavo dappertutto o meglio lei mi conduceva in un mondo che per me fino ad allora era sconosciuto. Vi si incontrano tante persone con problemi fisici importanti, alcuni che a momenti non hanno neanche gli occhi per piangere ma ciò nonostante, quell’handicap non è un problema. E chi cambiava loro i pannoloni o li lavava diceva: “Noi stiamo lavando Cristo”. E questa consapevolezza traspariva dalla tenerezza e dall’amore che riuscivano a trasmettere nel mentre compivano questi gesti di carità. Al viaggio di ritorno ero cambiata: cominciai ad accarezzare con tanta semplicità quelle mie compagne di scompartimento e poi piano piano si instaurò un feeling incredibile. E così sono entrata a far parte dell’Unitalsi e ne sono tuttora un membro attivo.

Cos’è la cosa più bella della tua vita?
Mio marito Angelo che è un angelo di nome e di fatto. Me l’hanno presentato undici anni fa delle mie amiche. Quando lo incontrai lui era separato e con un bambino di 4 anni. Per me era a dir poco impensabile mettermi con una persona separata. Ma poi abbiamo cominciato a frequentarci con grande semplicità e spesso stava con noi noi anche suo figlio con il quale abbiamo instaurato un vero e proprio rapporto mamma figlio. Dopo qualche anno abbiamo deciso di sposarci in comune. Ci sposò il sindaco Tiziana Magnacca con la quale sono andata a scuola insieme. Ci ha tenuti quasi un’ora per la celebrazione e per me è stato bello vederla commuoversi nel momento dello scambio degli anelli: era la gioia dell’amica della sposa. Anche se sono sempre stata molto felice per questa scelta perché sentivo che quell’uomo era quello giusto, per me era una grande sofferenza non poter prendere l’eucarestia. Ma questo non mi ha allontanato anzi mi ha avvicinato ancora di più alla fede. Angelo ha chiesto e ottenuto recentemente l’annullamento della Sacra Rota. Il 1° maggio 2019 si siamo potuti sposare anche in chiesa. Per me è stata una gioia davvero immensa. Anche se abbiamo voluto una festa motto intima la chiesa era piena di gente che ha voluto condividere con noi questo nostro momento di gioia.

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