Umiltà

III° settimana di Quaresima – Sabato

Commento al Vangelo di Luca 18,9-14

A cura di Don Giovanni Boezzi

La fede è l’architrave della porta d’ingresso nel Regno. Gli stipiti che la sostengono sono la preghiera e l’umiltà. Senza la prima muore di soffocamento, senza la seconda cresce in presunzione. Per questo dopo aver dichiarato la necessità della preghiera, si parla ora sulla sua qualità di fondo: l’umiltà. Quest’ultima parte del viaggio, prima dell’ingresso a Gerusalemme, vuole convincerci di un’evidenza: siamo tutti sufficientemente presuntuosi e ricchi da escluderci dal Regno. La nostra umiltà allora sarà di riconoscerci nel fariseo; la nostra povertà riconoscerci nel ricco. In questo dittico abbiamo due modelli di fede e di preghiera. Da una parte il fariseo, che prega davanti al proprio io, sicuro nella propria bontà, giustifica sé e condanna gli altri. Dall’altra il pubblicano, che, sentendosi lontano da Dio e non potendo confidare in sé, si accusa e invoca perdono. Il giusto è condannato perché, nello sforzo di osservare le prescrizioni della Legge, trascura il comandamento da cui scaturiscono: l’amore di Dio e del prossimo. Il peccatore invece è giustificato. Questo è il vero scandalo del vangelo, che ci permette di accettare la nostra realtà di peccatori in quella di Dio che ci ama senza condizioni. Questo racconto ci aiuta a discernere sulla nostra preghiera, questa è vera quando, riconoscendoci nel fariseo, facciamo nostra la preghiera del pubblicano.

Oggi prego con il Salmo 50.

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Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». 

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