Rosa: “Cosa significa per me essere mamma a tempo pieno”

Testimonianza di De Filippis Rosa, catechista e mamma a tempo pieno

Rubrica a cura di Don Giovanni Boezzi delegato dai sacerdoti della Zona Pastorale di Vasto per la Famiglia

Cosa significa per te essere mamma?

Quando mi viene chiesto: “E tu? Di cosa ti occupi?” rispondo che nella vita mi occupo della mia famiglia, rispondo che sono figlia, moglie e tre volte mamma. Un’attività che ho scelto, impegnativa, ma anche produttiva e redditizia. L’aspetto di questa occupazione che richiede maggiore impegno, è sicuramente quello che ha a che fare con i figli.

Io e mio marito insieme abbiamo cresciuto i nostri figli e continuiamo a farlo, ma allo stesso tempo siamo cresciuti con loro. Passo dopo passo con gli anni, abbiamo fatto le nostre esperienze, imparato tanto dal proprio personale vissuto. Questo ci ha permesso di cambiare anche le nostre prospettive alle volte semplicemente provando a “metterci al posto loro” però lo abbiamo fatto sempre con una certezza, e cioè, che quello che avevano fatto con noi, a loro volta, i nostri genitori, era sicuramente tutto quello che di meglio hanno saputo e potuto fare. Un esempio concreto, posso farlo a riguardo a come mi sono sforzata di uscire da quel particolare modo di fare in cui tutti quelli della mia generazione sono cresciuti, del tipo: “i figli si baciano quando dormono”, oppure “non devo essere io a dirti che sei bravo, devono dirtelo gli altri”. Insomma una serie di frasi fatte che descrivono chiaramente una differenza notevole dell’educazione che si dava ieri a quella di oggi.

Non è stato semplice, uscire da quei schemi, ma incoraggiare i ragazzi con un abbraccio attraverso l’ascolto, oppure, con quel “sei stato bravo” mettendo in evidenza i talenti, i pregi, insomma, parlare in maniera positiva, senza cadere in quella specie di “lagna” che alle volte si tende a fare quando ci si confronta con gli altri genitori. Tutto questo è stato per me e mio marito un esercizio molto impegnativo, poiché parlare in maniera positiva è una cosa, vantarsi ed elogiare, vantando i meriti di un figlio è un’altra.

Ricordo di aver compreso profondamente questa pratica, leggendo una riflessione di Papa Francesco. Il Papa faceva riferimento “all’importanza del bene-dire i propri figli, anche attraverso il dire-bene quando diciamo di loro”.

Il giudizio di un genitore verso un figlio può scappare quando si perde la pazienza, ma ciò può ferire quell’autostima che quel ragazzo si sta costruendo, quando mi è capitato di fare questo errore, ho chiesto scusa mettendo a nudo la mia fragilità.

Per il resto non posso affermare di avere la soluzione ad ogni problema, per ogni difficoltà o distanza, provo solo a mettermi al posto loro, provo ad immaginare come i miei figli in quel momento si sentono, e come io vorrei sentirmi trattata.

Io e mio marito non facciamo gli amici, perché non possiamo essere come i loro amici, noi siamo Mamma e Papà. Noi li accompagniamo nelle scelte e nelle decisioni importanti, ma anche allo stadio o mentre si sta sul divano a guardare in TV un programma che piace a loro o ad un concerto, ed è bello scoprire che anche loro vogliono accompagnarci quando si va fuori, magari per un viaggio, nonostante tutto che i nostri primi due figli siano già ventenni!

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