“Chi ti capisce è bravo”

Rubrica per la famiglia a cura della dott.ssa De Leonardis Ivana

Un figlio adolescente può essere capace di mandarci fuori di testa. Alterna la ricerca di grandi stimoli a lunghe sedute sul divano da cui sembra impossibile tirarlo su. A volte ha energie da spaccare il mondo e subito dopo si lascia andare all’inedia e viceversa. Quando si arrabbia esprime l’energia di un vulcano, urla, sbatte le porte e poi te lo ritrovi vicino, alla ricerca di coccole come se avesse ancora 6 anni. Soffre il controllo dei genitori ma poi si rivolge a loro anche per sbrigare le mansioni più semplici. Passa ore chiuso in camera o in bagno ma se gli chiedi 5 minuti per darti una mano in cucina sbuffa e dice che non ha tempo. In una parola: ci appare instabile e incomprensibile.

Come consulente familiare ascolto spesso gli sfoghi di genitori che mi dicono che non sanno che pesci prendere con i propri figli. Come mamma, ho vissuto io stessa questi altalenanti turbamenti dei miei figli e non sarò mai abbastanza grata alla Scienza (soprattutto alle Neuroscienze), per avermi fornito le chiavi di lettura per comprendere alcuni loro atteggiamenti. In fondo all’articolo, vi riporterò una piccola bibliografia di riferimento che credo potrà essere illuminante per tutti i genitori spaesati e confusi.

Il cervello di un ragazzo dai 12 anni in su è estremamente plastico, soggetto a notevoli modificazioni, non da un punto di vista di peso o consistenza, ma di qualità.

Durante la preadolescenza, infatti, si moltiplicano e si articolano in maniera incredibile le connessioni tra le cellule neuronali in base alle esperienze che il ragazzo vive e quindi grazie agli stimoli che gli arrivano dall’ambiente circostante. Questa flessibilità permette la costruzione di un pensiero che diventa sempre più articolato, che si nutre anche degli stimoli derivanti dalla socializzazione (si è già detto dell’importanza che ha per il ragazzo il gruppo dei pari) ma nello stesso tempo rende il ragazzo vulnerabile o, come spesso lo definiscono i genitori, instabile.

Il cervello dei ragazzi è un cervello prevalentemente emotivo. Le fibre nervose, infatti, sono abbondantemente rivestite di mielina, una sostanza che amplifica gli stati emotivi. Questo li porta a vivere tutte le emozioni in maniera intensa (se si innamorano è l’amore della loro vita, se si arrabbiano si sfuriano, se sono tristi sembrano vicini alla disperazione). Inoltre, sono sempre fortemente attratti da tutte quelle esperienze eccitanti che producono forti sensazioni di piacere, sia esso fisico oppure emotivo. Lo sanno bene gli ideatori di videogiochi, che mettono in questi “marchingegni” continui stimoli estremamente eccitanti per il cervello di un ragazzo. Gli forniscono scariche di dopamina (il c.d. ormone della felicità) e di adrenalina che loro assorbono con grande intensità e che li inducono a riproporre di nuovo quelle esperienze. Ecco perché è così difficile staccare un ragazzo da un videogioco o da una chiacchierata con gli amici anche se sanno benissimo che dovrebbero studiare per l’interrogazione del giorno dopo: la gratificazione immediata del qui ed ora è molto più potente del beneficio del dopo. E’ un cervello attratto dalla novità delle esperienze e da quel gusto di “provare” che a volte manda così in crisi i genitori quando sentono che il loro figlio rischia di buttarsi anche in esperienze rischiose.

D’altro canto, se ci pensiamo bene, Madre Natura fa bene tutte le cose. Perché se i ragazzi non provassero fisiologicamente attrazione per il nuovo, non sarebbero mai spinti ad uscire da guscio protettivo dell’infanzia.  L’importante è non lasciarli abbandonati a se stessi.

Per contro, tutta la parte del cervello che è deputata al pensiero logico, alla programmazione e gestione del tempo, all’autonomia decisionale, alla regolazione delle emozioni, alla gestione degli impulsi aggressivi, ha sede nella corteccia prefrontale, una zona del cervello che si trova immediatamente dietro la fronte. Questa zona comincia a formarsi intorno all’età di 12 anni e completa il suo sviluppo intorno ai 20 anni. Ecco che di nuovo arriva la scienza a spiegarci il motivo di alcuni comportamenti dei ragazzi che a noi sembrano incomprensibili. Qualche esempio: hanno a disposizione diverse ore per studiare ma poi si riducono a farlo all’ultimo momento, “arrivo tra 5 minuti” diventa 1 ora, sono indecisi, fanno fatica ad elaborare i pro e i contro di alcune loro scelte, oppure faticano a comprendere perché dovrebbero rinunciare a qualcosa oggi, in vista di qualcosa che arriverà domani.

La corteccia prefrontale potrebbe essere definita “il nostro pilota interiore”: quando dobbiamo prendere una decisione, valutare vantaggi e rischi di una certa scelta, pianificare degli obiettivi, mettere in atto strategie adeguate, ma anche quando dobbiamo regolare le nostre emozioni e scegliere di rispondere con calma piuttosto che urlare e dare un pugno a chi ci ha offeso, mettiamo in funzione proprio quest’area del cervello, che va a mediare gli impulsi che gli arrivano dal “cervello emotivo”.

Ecco, nei preadolescenti e adolescenti, il loro giovane pilota siede nel cervello emotivo, per poi spostarsi gradualmente nella zona di comando della corteccia prefrontale.

Cosa può fare un genitore in questa fase di crescita del figlio?

Potremmo dire che è chiamato ad essere co-pilota del figlio, un po’ come l’istruttore della scuola guida. Fino a quando il pilota del figlio siederà nel suo cervello emotivo, il genitore co-pilota siederà nella parte della corteccia prefrontale per correggere le manovre del cammino del figlio.

Qualche piccola “dritta” concreta: quando un adulto discute con il figlio arrabbiato, si ricordi di non farsi prendere lui stesso dalla sua parte emotiva rispondendogli sullo stesso tono. Altrimenti chi guiderà la “macchina” se entrambi sono in balia delle emozioni? Quando un figlio ci presenta delle idee che lui considera geniali, ma che a noi sembra non stiano né in cielo né in terra, il genitore si ricordi della  difficoltà del figlio di elaborare i pro e i contro del suo progetto e invece di lanciargli addosso un caustico “ma come ti viene in mente?”, accolga quelli che il figlio vede come vantaggi della situazione e lo aiuti a vedere anche gli svantaggi.

In una parola, l’invito ai genitori è di essere l’adulto che il ragazzo ancora non è.

Bibliografia: Alberto Pellai – Barbara Tamburini “L’età dello tsunami”  – Ed. De Agostini; Alberto Pellai “E ora basta” – Universale Economica Feltrinelli.

      dott.ssa Ivana de Leonardis – Consulente Familiare®

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