Essere poveri in spirito

IV settimana di Pasqua – Giovedì

Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa,

patrona d’Italia e d’Europa – Festa

Commento al Vangelo – Mt 11,25-30

A cura di don Giovanni Boezzi

Una bellissima preghiera, quella di Gesù nel Vangelo di oggi. Con essa Lui ringrazia Suo Padre per aver preferito rivelare il Suo messaggio alle persone umili che non hanno un’istruzione particolare ma sono aperte, vogliono ascoltarlo e metterlo in pratica, anziché alle persone convinte di sapere tutto. Queste, infatti, hanno le menti talmente chiuse e ancorate alle proprie convinzioni che non riescono a vedere oltre il naso. E di scribi e farisei, come allora, è pieno il mondo anche oggi.

I piccoli, tanto amati da Gesù, non sono solo i bambini secondo l’anagrafe, ma tutte le persone che in qualche modo si lasciano fare, si lasciano usare come strumento da Dio senza mettere nessun muro davanti, non solo, ma non si fanno prendere dalla fretta e dalla voglia di ottenere tutto e subito. Così, infatti, si comportano sì i bambini, ma quelli superbi e capricciosi. A volte sono così anch’io… Mi piace ricordare un passo di Santa Teresa di Lisieux in “La storia di un’anima”: «Poiché ero piccola e debole, il Signore si abbassava verso di me e mi istruiva in segreto sulle cose del suo amore. Se i sapienti che hanno passato la vita nello studio fossero venuti a interrogarmi, senza dubbio sarebbero rimasti stupiti di vedere una ragazza di quattordici anni comprendere i segreti della perfezione, i segreti che tutta la loro scienza non riesce a scoprire, perché per possederli bisogna essere poveri di spirito». Teresina con queste parole ci insegna a credere veramente in Gesù, alla Sua misericordia e alla Sua provvidenza. Lei, infatti, in tanti momenti di difficoltà non si è mai lasciata scoraggiare, ma la fede in Gesù le ha dato la forza necessaria per superare tutto.

È vero anche che noi viviamo in una società in cui abbondano tanti problemi, tante difficoltà, tanta indifferenza, ma Gesù oggi dà alle tante anime stanche una meravigliosa parola di conforto… “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Dobbiamo accettare questo invito e non lasciarcelo scappare, perché solo il buon Dio può regalarci la pace e la gioia del cuore e della mente. Una mente riposata infatti non si trova, come molti pensano, in uno stato di torpore, ma in uno stato di grazia. È come un mare in tempesta… le onde si infrangono sugli scogli con violenza, ma sotto le acque sono tranquille e piene di pesci che scorrazzano beati.

Gesù ha molta simpatia per le anime in difficoltà, Lui che le ha vissute in prima persona. Gesù aiuta chi si impegna nel superare le tentazioni, come quella di voler prendere in mano le redini della propria vita. Questa è una lezione di umiltà e di mitezza che Gesù ci dà.

Le nostre difficoltà, infatti, iniziano a essere leggere nel momento in cui diventiamo consapevoli che la “croce” che portiamo è quella di Gesù, e che l’amore Suo renderà leggero questo peso… è Lui stesso, infatti, che porta la nostra Croce.

Oggi prego con il salmo 102.

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Dal vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero».

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