Cosa resterà di San Vitale 2021?

SAN SALVO. Non c’è niente di più prezioso del tempo che abbiamo a nostra disposizione. Ogni tempo è dono di Dio, un tempo di cui siamo chiamati a rendere grazie e a cogliere, come ripeto fino alla nausea ai miei figli, gli aspetti più belli.

Il 28 aprile a San Salvo si festeggia san Vitale, il suo santo patrono. Nel raccontare la festa patronale del 2021 al tempo del Covid molti si soffermerebbero sul “È mancato…”: “La gioia dello stare insieme nella preparazione dei taralli e/o delle sagnitelle, l’addobbare i trattori a festa che poi sfilavano per le vie del paese, la piazza e le vie della città strapiene di gente, le bancarelle alla villa, la processione, e tutti quegli aspetti che solitamente caratterizzavano questa festa. Personalmente non preferisco il termine mi è “Mancato” ma “Amavo” di tutto questo la sfilata dei trattori perché legata a un ricordo di infanzia in cui tutta la famiglia era intenta ad addobbare il trattore che per molti anni è stato non solo il mezzo con cui lavoravano quella campagna che nel poco sosteneva i nostri bisogni ma per molti anni (fino agli anni ’90) anche il nostro unico mezzo di trasporto. Ricordo particolarmente gli ultimi anni in cui papà sfilava con il trattore perché per coprire tutte le ammaccature e i punti arrugginiti lo rivestivamo con così tanti fiori, centri e fiocchi che del motore si vedeva ben poco.

Ma tutto questo non mi è mancato è più semplicemente un dolce ricordo che porto nel cuore. Per quanto mi riguarda quest’anno, nell’ascoltare alcune omelie di don Vincenzo Giorgio e di don Raimondo Artese ho scoperto un maggiore attaccamento a san Vitale che è santo alla stessa stregua di tutti membri della sua famiglia. Un aspetto che prima consideravo quasi irrilevante. Non si sono fatti i tarali e le sagnitelle in maniera comunitaria ma in quante case si è voluto dare onore a questa tradizione coinvolgendo l’intera famiglia anche se solo per una foto da postare sui social? E chissà se si sono aggiunti a questa particolare devozione anche tante persone che prima non l’avevano mai fatte.

A corredo delle celebrazioni eucaristiche, vero fulcro della festa di un uomo che ha donato la sua vita per amore di Cristo, nell’ascoltare chi incontravo non mancavano mai delle brevi seppur concise testimonianze del perché si era attaccati al santo patrono. Ogni membro del comitato feste San Vitale ha una sua storia da raccontare su questo santo. Ci sono alcuni membri che sono mancati per impedimenti oggettivi ma era come se ci fossero paradossalmente più di quanto ci sarebbero stati in presenza.

Anche se sono mancate le redazioni locali, nel giorno della festa c’erano tutti i fotoamatori sansalvesi che con le loro immagini possono raccontare il cambiamento di questa città. Come quasi a ogni san Vitale non è mancata la pioggia seppur sotto forma di pioggerellina che aveva il profumo quasi di una benedizione per tutto ciò che si è vissuto.

La processione e la sfilata con i trattori non si sono svolte nei modi tradizionali ma nella creatività dello spirito hanno acquisito connotati diversi: un camioncino addobbato con fiori e coperte con la statua di San Vitale ha girato per le strade della città. Ed era bello vedere anche i bambini e i ragazzi seguivano la statua è come se la processione avesse ampliato il suo raggio d’azione. A guidare il “trattore” che aveva l’onore di portare la statua del santo era Mario Manzone, il papà di don Andrea. Come negli altri precedenti non è mancato il supporto dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri e dei vigili urbani.

Tanti anni fa c’era una sorta di gemellaggio con i santi patroni di Lentella, Cosimo e Damiano. I fedeli lentellesi accompagnavano le statue di questi santi e simbolicamente si incontravano con la statua di san Vitale. Il 28 aprile 2021 insieme abbiamo vissuto un momento storico per questa città: l’incontro delle statue dei due compatroni san Vitale e san Nicola. Un piccolo segno a sorpresa che ha fatto commuovere tutti e che può divenire il la per iniziare qualcosa di nuovo e di bello a gloria di Dio.

Il passato non torna più e forse questa pandemia non ci sta togliendo qualcosa ma ci sta chiamando semplicemente a voltare pagina e, come diceva nell’omelia della festa don Raimondo a sognare e realizzare cose nuove che tendino non ad alimentare il devozionismo ma una fede più matura anche con maggiori momenti catechetici.

Le presenze nelle varie celebrazioni eucaristiche officiate dai parroci don Raimondo Artese e don Vicenzo Giorgio e una delle quali concelebrate anche da don Beniamino Di Renzo, don Gianfranco Travaglini e don Simone Calabria, possono essere segno che in giro c’è più sete di Cristo di ciò che solitamente si pensa.

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(Foto precedenti di Francesco Cirillo)
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