Traducete nella vostra vita coniugale questa parola: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore»

(Articolo di don Gianni Boezzi)

Rubrica sulla Famiglia a cura di Don Giovanni Boezzi delegato dai sacerdoti della Zona Pastorale di Vasto per la Famiglia

Forte come la morte è l’amore

(Cantico dei Cantici 2,8-10.14.16;8,6-7)

Carissimi, il Cantino dei Cantici è il capolavoro della poesia d’amore biblica. La potenza delle sue immagini, la forza con cui è cantato l’amore tra l’uomo e la donna sono la ragione profonda per cui esso è diventato anche parabola dell’amore del Signore sposo verso Israele vista come la sposa e, nel mondo cristiano, come simbolo dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Infatti questa unione così stretta e così intima non si realizza tra due persone uguali. Del resto chi potrebbe presumere di conoscere, in questa forma di amore privilegiato, ciò che la sposa si vanta di ricevere in dono e ciò che a sua volta dà in cambio, se non chi, per un’assoluta purezza di mente e santità di corpo, avrà meritato di sperimentare in sé stesso qualcosa di analogo?

Infatti, qui è questione di affetto e non si giunge a coglierlo che per una conformità di affetti, non con la ragione. Per ridurre sotto una forma in qualche modo comprensibile ciò che stiamo leggendo, bisogna proporre una considerazione tanto più accessibile a tutti, quanto più è di uso comune, che dia coerenza al discorso e comprensione ai piccoli.

E mi sembra sufficiente che dicendo: “Il mio diletto a me” sottintendiamo “si rivolge”, in modo che il senso sia “Il mio diletto si rivolge a me ed io a lui” e che cos’è la sposa se non la generazione di coloro che cercano il Signore, che cercano il volto dello Sposo? Tra i due modi del “mettimi come sigillo” c’è un abisso.

Il sigillo è il segno di una “fiamma del Signore”. Esso porta cioè il DNA dell’amore divino, diviene indice pubblico della vita di Dio, segno di come Dio è in sé stesso, pur rimanendo inaccessibile. Dio è in sé stesso non amore che fagocita e marchia, non colui che esige l’agnello per sé affinché l’agnello sia risparmiato, ma amore che si dona senza pretese, amore che si lascia perfino usare, misconoscere, ferire.

È questo l’amore che è più forte della morte, come ha intuito, poco prima di morire, una ragazza ex-tossicodipendente: «Con un grande fuoco posso accenderne mille altri, senza che per questo diminuisca di intensità il mio, ma so che non posso e non devo aspettare che siano sempre gli altri ad accenderlo, a soffiarci sopra». Carissimi traducete nella vostra vita coniugale questa parola: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore» (Ct. 8,6).

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