Questa foto indigna?

Non ho visto Sanremo, ma solo il vedere una foto in cui c’è un’uomo irriconoscibile per il troppo trucco con una corona di spine e che scimmiotta e prende in giro il mio Signore, mi dona un grande senso di amarezza e di dolore.

Se qualcuno avesse preso in giro e scimmiottato la sofferenza di un figlio, un fratello o un altra persona cara o noi stessi non credo che faremo un plauso o salti di gioia. Molto probabilmente ci sentiremo feriti e amareggiati. Mi hanno altrettanto colpito i commenti di alcuni catechisti e persone che si professano credenti sui social, a favore di queste interpretazioni. Queste tipologie di commenti fanno sorgere delle domande: “Amate davvero il Cristo che annunciate ai vostri bambini? Se siete innamorati di Gesù e non vi ferisce il fatto che venga deriso e insultato, davvero annunciate Gesù Cristo?

Il perdono va bene, Gesù stesso ci ha insegnato a perdonare, ma questo non significa che l’errore non è errore.

foto da https://www.provitaefamiglia.it/

A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71 edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto. Il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede “dei piccoli”, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima. Un motto originariamente pagano, poi recepito nella tradizione cristiana, ricorda opportunamente che “quos Deus perdere vult, dementat prius”. Quanto al premio “Città di Sanremo”, attribuito ad un personaggio, che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine, trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente “non in mio nome”. (Sanremo, 7 marzo 2021. +Antonio Suetta Vescovo di Ventimiglia – San Remo)

Mentre l’umanità sta attraversando un periodo caratterizzato dal dolore e dalla sofferenza a causa della pandemia, sul palco dell’Ariston si è raggiunto un livello di dissacrazione, di blasfemia e di vilipendio della fede cattolica davvero inaccettabile. Esibizioni che hanno leso la sensibilità e il credo di milioni di italiani e dei fedeli di tutto il mondo”. (Nota l’Associazione internazionale esorcisti (Aie) su alcune esibizioni al Festival della Canzone)

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