Ottavio Antenucci, sedici viaggi in Congo e una valigia piena di speranza
Tra dispensari, adozioni a distanza, formazione per le giovani donne e semplici gesti d’amore, continua l’impegno di un volontario che da anni costruisce ponti di solidarietà tra l’Italia e la Repubblica Democratica del Congo.
Ci sono viaggi che segnano una destinazione e altri che raccontano una scelta di vita. Quello di Ottavio Antenucci, appena rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo, appartiene certamente alla seconda categoria.
Per la sedicesima volta ha lasciato l’Italia diretto verso quella terra africana che ormai considera una seconda casa, portando con sé non solo aiuti materiali, ma soprattutto presenza, ascolto e vicinanza umana. Un viaggio iniziato sotto un cielo attraversato dalle scie degli aerei al tramonto e accompagnato dalla consapevolezza di ritrovare persone, volti e storie che da anni fanno parte del suo cammino.
A Kinshasa, presso il Centre de Santé et Maternité di Mpasa, si sono rinnovati appuntamenti diventati fondamentali per la comunità locale. Le giornate dedicate alle vaccinazioni, che da oltre quattordici anni coinvolgono mamme e bambini, rappresentano momenti di prevenzione ma anche occasioni di festa e condivisione. Volti sorridenti, bambini tra le braccia delle madri, momenti di formazione per le donne in gravidanza e celebrazioni di nuovi battesimi raccontano una comunità viva che continua a guardare avanti nonostante le difficoltà.

Il viaggio ha poi condotto il volontario italiano fino a Bumba, un grande centro nel nord del Paese raggiungibile soltanto con un piccolo bimotore che collega la capitale a questa remota realtà situata nei pressi del confine con la Repubblica Centrafricana. Un luogo dove l’energia elettrica è spesso assente, le strade sono piste di terra battuta e la vita quotidiana richiede una forza straordinaria.
È qui che, dal 2016, l’associazione sostiene il percorso scolastico di diversi bambini provenienti da famiglie particolarmente fragili. Dietro ogni nome incontrato durante la visita ci sono storie di dolore e resilienza: bambini rimasti orfani, giovani cresciuti tra privazioni e famiglie che continuano a lottare per offrire un futuro migliore ai propri figli.
Tra i ricordi più intensi riportati da Ottavio ci sono le celebrazioni nella cattedrale di Notre Dame, dove i canti e le danze trasformano la liturgia in una straordinaria espressione di fede e partecipazione popolare. Una Chiesa giovane, viva, capace di trasmettere speranza anche nelle situazioni più difficili.
Particolarmente significativo è stato anche il lavoro svolto presso l’atelier della Missione di Righini. Qui numerose ragazze hanno concluso il corso di taglio e cucito, ricevendo il meritato attestato finale. Alla migliore allieva è stata donata una macchina da cucire, un premio che va ben oltre il valore materiale dell’oggetto: uno strumento che può diventare autonomia economica, dignità professionale e occasione di riscatto sociale.
Negli ultimi giorni della permanenza, Ottavio ha inoltre incontrato oltre 140 bambini sostenuti attraverso le adozioni a distanza. Mani impolverate dopo lunghi percorsi a piedi, sorrisi timidi, occhi carichi di speranza e gratitudine hanno restituito il senso più autentico di un impegno che dura da anni e che continua a coinvolgere tanti sostenitori italiani.
A raccontare con particolare sensibilità questa esperienza è stata anche Rosaria Sabelli, che ha voluto rendere omaggio all’opera del volontario attraverso una testimonianza pubblicata sui social. Tra i ricordi più belli, il dono di alcuni cantucci preparati artigianalmente per i bambini dell’orfanotrofio. Un gesto semplice che, nelle fotografie ricevute dal Congo, si è trasformato in un simbolo di affetto e condivisione.
Perché a volte sono proprio le piccole cose a raccontare le verità più grandi. Un dolce condiviso, una carezza, una macchina da cucire, un quaderno per andare a scuola. Semi di speranza che, grazie all’impegno di persone come Ottavio Antenucci e dell’Associazione Vita e Solidarietà, continuano a germogliare anche nelle terre più lontane.
Al termine del viaggio restano i canti delle suore, i sorrisi dei bambini, le mani strette lungo il cammino e la certezza che la solidarietà autentica non conosce confini. Rimane soprattutto il bene seminato, destinato a continuare il proprio cammino ben oltre il ritorno a casa.








