L’ipocrisia dei farisei e la luce della verità
Commento al Vangelo di don Gianluca Catania
Il Vangelo di questa domenica evidenzia come il sistema fiscale abbia costituito, da sempre, un motivo di preoccupazione per il popolo. Le tasse, percepite alla stregua di uno strumento di interferenza dello Stato nella vita e nell’iniziativa libera dei cittadini, rappresentano il punto di svolta dell’ideologia politica, suggerendo ai farisei e agli erodiani una questione per tendere un’insidia a Gesù. Così, quest’ultimi, elaborano una domanda controversa, alla quale, Gesù, rispondendo affermativamente, sarebbe stato considerato un traditore del popolo; in caso contrario, sarebbe stato etichettato alla pari di un dissidente nei confronti dell’impero romano.
Tuttavia, Gesù fa cadere il velo della loro ipocrisia, scardinando la logica del potere, avvalendosi di una argomentazione semplice, ma sbalorditiva. A Cesare, viene riconosciuta l’appartenenza della moneta, poiché su di essa è impresso il volto dell’imperatore. Infatti, utilizzandola come strumento di transazione, nei commerci, i farisei avevano già individuato la sua autorità; quindi, a Dio, doveva riconoscersi l’appartenenza dell’essere umano.
Dal tenore di queste deduzioni, la domanda risultava tendenziosa! Se la moneta appartiene a Cesare perché porta la sua effige; invece, l’uomo è di Dio, in quanto è stato creato a sua immagine e somiglianza. Dunque, appare in tutta evidenza che Gesù non pone Dio e lo Stato su di un livello concorrenziale; anzi, riferisce un messaggio molto più incisivo, icastico!
Cesare può esercitare diritti sulla moneta, ma solo Dio ha la signoria sulla persona. A questo punto, emergeva un altro dato, a completamento della discussione sollevata dagli oppositori di Gesù. I farisei, stavano compiendo un’appropriazione indebita, sottraendo a Dio il suo popolo, impedendone l’ingresso nel Regno, a causa dei loro insegnamenti.
Si comprende, allora, lo stupore che manifestarono, di fronte alla risposta di Gesù, perché non si aspettavano tanto acume. Colui che doveva cadere nella loro trappola, li aveva lasciati spiazzati e senza parole. I farisei, con gli erodiani, vengono a trovarsi nell’impossibilità di sollevare eccezioni e, non avendo margini per ulteriori pretesti, non potevano avanzare un’accusa. Pertanto, ormai, vinti al loro stesso gioco risultarono sconfitti.
L’esito della disputa pubblica davanti al popolo, aveva pesantemente incrinato la loro autorità intellettuale e spirituale.
L’insegnamento che si può trarre da questa pagina consiste nel prendere atto del fatto che la disfatta dei farisei dimostra la dissolvenza delle logiche umane, con le sue macchinazioni mondane, di fronte alla novità del Vangelo.
Una comunità non deve temere le “trappole” della cultura odierna, ma deve essere capace di confrontarsi con la stessa libertà interiore e sapienza di Gesù. Don Gianluca Catania
