Pellegrinaggio al Santuario della Vergine del Silenzio: un’intera giornata per ritrovare Dio nel silenzio del cuore
Una giornata intensa, profonda e ricca di grazia. Più che un semplice pellegrinaggio, quella vissuta dal Gruppo RnS “Madonna delle Grazie” della Parrocchia San Giuseppe di San Salvo e alcuni amici simpatizzanti, domenica 27 settembre 2026, presso il Santuario della Vergine del Silenzio di Avezzano è stata una vera esperienza di ritiro spirituale, un tempo prezioso per fermarsi, mettersi da parte e lasciare spazio all’ascolto della voce di Dio.
Ad accogliere i pellegrini, fin dalle prime ore del mattino, è stato un gruppo di volontari che, con cordialità, disponibilità e spirito di servizio, ha fatto sentire tutti come a casa. Un’accoglienza che riflette pienamente lo spirito del santuario, luogo curato nei minimi particolari, dove ogni dettaglio parla di amore, raccoglimento e devozione. Un luogo che trasmette immediatamente il senso della casa di Maria Santissima, una madre che accoglie i suoi figli e li conduce con delicatezza all’incontro con il Signore.
La giornata è stata scandita dalla celebrazione della Santa Messa, dalla catechesi di Fra Emiliano Antenucci, dal pranzo condiviso in fraternità, un momento di condivisione e da un intenso tempo di adorazione eucaristica. Durante l’adorazione, Fra Emiliano si è inoltre reso disponibile per il Sacramento della Riconciliazione, offrendo a molti partecipanti la possibilità di vivere un incontro personale con la misericordia di Dio attraverso la confessione.
Dopo la catechesi del mattino, i pellegrini hanno condiviso il pranzo al sacco nel suggestivo giardino del santuario, uno spazio curato con attenzione e armonia, immerso nel verde e nel silenzio. Complice una splendida giornata di sole, il giardino è diventato il luogo ideale per proseguire l’esperienza spirituale vissuta durante la mattinata.
Particolarmente coinvolgente è stata la catechesi di Fra Emiliano, che ha preso spunto dal Vangelo della XXVI Domenica del Tempo Ordinario, soffermandosi sulla parabola dei due figli e sul forte ammonimento rivolto da Gesù ai capi religiosi del suo tempo.
Con la semplicità e la forza che caratterizzano il suo stile, il frate ha invitato a riflettere sul significato autentico della conversione. Ha ricordato che davanti a Dio non contano le apparenze, i ruoli o i percorsi religiosi vissuti solo esteriormente. Persino chi ha trascorso la propria esistenza tra errori gravissimi, o chi si trova nelle situazioni umanamente più compromesse, può aprire il cuore alla grazia attraverso un pentimento sincero e trovare la misericordia di Dio. Al contrario, chi frequenta abitualmente la chiesa ma rimane chiuso nella rigidità, nella tiepidezza o nell’autosufficienza rischia di non lasciarsi realmente trasformare dall’amore del Signore.
Fra Emiliano ha evidenziato come il centro della parabola sia la coerenza tra parole e opere. Non basta dire “sì” a Dio con le labbra se poi il cuore e la vita seguono altre strade. Il vero discepolo è colui che, magari dopo resistenze e fragilità, si lascia convertire e mette in pratica la volontà del Padre. Sono i fatti, più delle parole, a rivelare l’autenticità della fede.
Richiamando alcune espressioni di Papa Francesco, il religioso ha poi ricordato che alle porte del Paradiso ci saranno molte sorprese. Le prime persone che vi entreranno potrebbero essere proprio quelle che gli uomini hanno giudicato, scartato o considerato indegne. Dio, infatti, non guarda le apparenze né i meriti esteriori, ma la capacità di amare, di perdonare, di rialzarsi e di affidarsi alla sua misericordia.
Uno dei passaggi più profondi della riflessione ha riguardato il tema della coscienza. Fra Emiliano l’ha definita il luogo più intimo e segreto dell’essere umano, il sacrario dove Dio parla al cuore di ciascuno. Nessuno può conoscere fino in fondo le ferite, la storia, le sofferenze e le battaglie interiori di un’altra persona. Per questo nessuno può sostituirsi a Dio nel giudizio.
Da qui è scaturito un forte invito a custodire la carità nelle parole e nei pensieri. Il frate ha messo in guardia dalla tentazione di giudicare continuamente gli altri, di criticare o di lasciarsi andare a parole che feriscono. Chi passa il proprio tempo a osservare e condannare il prossimo finisce per trascurare la propria conversione. Citando San Francesco d’Assisi, ha ricordato che non bisogna pretendere che gli altri siano cristiani migliori, ma impegnarsi ogni giorno a diventarlo personalmente attraverso l’umiltà, la preghiera e l’amore.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza legata al valore della vita e all’incontro con la sofferenza. Fra Emiliano ha raccontato la vicenda di un amico scultore di Vasto che stava attraversando un momento di profonda disperazione. Per aiutarlo gli suggerì di visitare alcune persone disabili. Durante una di queste visite, l’uomo incontrò un giovane costretto sulla sedia a rotelle che, nonostante le sue condizioni, parlava della vita con gratitudine, definendola un dono di Dio. Quell’incontro divenne una svolta interiore, una lezione capace di restituire speranza e senso alla sua esistenza.
Da questo episodio è scaturito un ulteriore invito rivolto a tutti i presenti: quando la vita sembra pesante e prevalgono scoraggiamento e lamentele, può essere utile visitare gli ospedali, le case di riposo o le carceri. Spesso sono proprio coloro che soffrono a diventare maestri di speranza, insegnando il valore delle piccole cose e la bellezza della vita anche nelle situazioni più difficili.
Terminato il pranzo, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di vivere un significativo momento di condivisione con Fra Emiliano. Seduti nel giardino del santuario, in un clima semplice e familiare, hanno potuto riprendere i temi affrontati nella catechesi, porre domande, raccontare esperienze personali e approfondire alcuni aspetti della vita spirituale.
La giornata si è conclusa nel silenzio dell’adorazione e nella preghiera, lasciando nel cuore dei partecipanti la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza autentica di incontro con Dio. Un tempo di grazia che ha invitato ciascuno a guardare prima di tutto dentro se stesso, ad affidarsi alla misericordia del Signore e a riscoprire il valore di quel silenzio che non è vuoto, ma spazio abitato dalla presenza di Dio.
I pellegrini sono tornati a San Salvo arricchiti spiritualmente, portando con sé non soltanto il ricordo di una giornata speciale, ma il desiderio di continuare a custodire nel quotidiano quanto ricevuto. Perché, come insegna la Vergine del Silenzio, è nel silenzio del cuore che Dio continua a parlare ai suoi figli.






