CATECHISMO PRESENTAZIONE AL TEMPIO
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La presentazione di Gesù al tempio e il “memory a squadre”

CAMMINIAMO CON GIOIA è un nuovo percorso di catechismo permanente che inizia con la gioia del ricevimento della prima comunione e ha nel cuore il desiderio di seguire la persona in ogni fase. (leggi) (leggi). Il progetto quest’anno, rivolto ai ragazzi dai 10 ai 14 anni (con la possibilità di portare anche fratelli più piccoli che lo desiderano) è stato accolto dalle parrocchie di San Nicola Vescovo e San Giuseppe e ospitato presso la casa di proprietà dell’amministrazione comunale di San Salvo della presso la Casa dell’Infanzia, Maternità e Adolescenza “Roberto Festa” . “Grazie” di cuore ai parroci don Beniamino Di Renzo e don Raimondo Artese e il sindaco Emanuela De Nicolis, l’intera amministrazione e l’ufficio referente per i servizi sociali per aver accolto questo progetto rivolto a una fascia di età molto complessa.

Tema dell’anno: “L’umanità d Gesù: pur essendo Figlio di Dio e membro della Santissima Trinità, Gesù ha vissuto fino in fondo la sua umanità e proprio per questo ci può capire fino in fondo nella nostra quotidianità”.

Venerdì 16 dicembre 2022 c’è stato il terzo incontro di questa nuova avventura che ha lasciato nel cuore un gran senso di gratitudine nei confronti di Dio da parte di noi educatori che ci siamo resi conto di quanto il Signore possa fare meraviglie andando oltre le nostre miserie.

Raccontiamo la dinamica dell’incontro con il desiderio oltre a quella di lasciare una traccia ripetibile in ogni altra realtà nel tempo e nello spazio.

Segno di croce cantato, una preghiera di lode e il canto di invocazione dello Spirito Santo “Vieni Spirito d’amore”. In segno di accoglienza abbiamo fatto leggere il Vangelo sulla Presentazione di Gesù al tempio (Luca 2, 22-28) a due ragazze che sono venute all’incontro per la prima volta. Abbiamo poi chiesto se avevano sentito questo racconto e invitati a riflettere, anche con degli esempi, sul fatto che Gesù era un ebreo e allo stesso modo in cui noi rispettiamo le leggi e gli usi del nostro tempo così i suoi genitori rispettavano tutti gli usi e le leggi del tempo e proprio per questo Lo portarono al tempio. Gli ebrei aspettano ancora l’arrivo del messia invece per noi cristiani Cristo è già venuto ed è figlio di Dio: “molto probabilmente in classe con voi ci sono persone musulmane …”

Abbiamo mostrato, con l’ausilio di video proiettore, la scena del film di Zeffirelli che racconta questo momento della vita di Gesù riportato nel Vangelo.
https://youtu.be/Zhw3Xn-2yC4. Il brevissimo video è stato molto efficace, nelle parole dell’anziano Simeone hanno potuto percepire l’importanza della venuta di Gesù per quest’uomo che abbiamo poi paragonato a una luce che illumina un buio.

Flaviana su ispirazione del gioco del memory ha strutturato un nuovo gioco: ha utilizzato un cartone

per rappresentare un tempio e al centro di esso ha incollato alcuni pezzi (come se fosse un puzzle) di un quadro che rappresentava questa scena. Su un altro cartone aveva appeso dei cartellini che da un lato riportavano dei numeri e dall’altro le parole: colombe, Gesù, Maria, ….Di ogni parola c’erano due cartellini con due numeri diversi. I ragazzi sono stati divisi in due squadre: cominciavano a dire due numeri e la squadra che riusciva a trovare la coppia di numeri andava ad attaccare il pezzo di puzzle corrispondente sul cartellone.

Lorenzo e sua mamma Maria Grazia sono stati una presenza preziosissima e davvero meravigliosa per tutti noi.

CATECHISMO PRESENTAZIONE AL TEMPIO

APPROFONDIMENTI E SPUNTI: Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, PARTE PRIMA -LA PROFESSIONE DELLA FEDESEZIONE SECONDA: LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA – CAPITOLO SECONDO  CREDO IN GESU’ CRISTO, UNICO FIGLIO DI DIO ARTICOLO 2 «E IN GESÙ CRISTO, SUO UNICO FIGLIO, NOSTRO SIGNORE»

430 Gesù in ebraico significa: « Dio salva ». Al momento dell’annunciazione, l’angelo Gabriele dice che il suo nome proprio sarà Gesù, nome che esprime ad un tempo la sua identità e la sua missione.10 Poiché nessuno « può rimettere i peccati se non Dio solo » (Mc 2,7), in Gesù, il suo Figlio eterno fatto uomo, egli « salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Mt 1,21). Così, in Gesù, Dio ricapitola tutta la sua storia di salvezza a vantaggio degli uomini.

432 Il nome di Gesù significa che il nome stesso di Dio è presente nella Persona del Figlio suo14 fatto uomo per l’universale e definitiva redenzione dei peccati. È il nome divino che solo reca la salvezza,15 e può ormai essere invocato da tutti perché, mediante l’incarnazione, egli si è unito a tutti gli uomini16 in modo tale che « non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati » (At 4,12).17

II. Cristo

436 Cristo viene dalla traduzione greca del termine ebraico « Messia » che significa « unto ». Non diventa il nome proprio di Gesù se non perché egli compie perfettamente la missione divina da esso significata. Infatti in Israele erano unti nel nome di Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei re,25 dei sacerdoti26 e, raramente, dei profeti.27 Tale doveva essere per eccellenza il caso del Messia che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno.28 Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore,29 ad un tempo come re e sacerdote30 ma anche come profeta.31 Gesù ha realizzato la speranza messianica di Israele nella sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.

437 L’angelo ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso a Israele: « Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore » (Lc 2,11). Fin da principio egli è « colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo » (Gv 10,36), concepito come « santo » nel grembo verginale di Maria.32 Giuseppe è stato chiamato da Dio a prendere con sé Maria sua sposa, incinta di « quel che è generato in lei […] dallo Spirito Santo » (Mt 1,20), affinché Gesù, « chiamato Cristo » (Mt 1,16), nasca dalla sposa di Giuseppe nella discendenza messianica di Davide.33

Gesù e la legge

578 Gesù, il Messia d’Israele, il più grande quindi nel regno dei cieli, aveva il dovere di osservare la Legge, praticandola nella sua integralità fin nei minimi precetti, secondo le sue stesse parole. Ed è anche il solo che l’abbia potuto fare perfettamente. 354 Gli Ebrei, secondo quanto essi stessi confessano, non hanno mai potuto osservare la Legge nella sua integralità senza trasgredire il più piccolo precetto. 355 Per questo, ogni anno, alla festa dell’Espiazione, i figli d’Israele chiedono perdono a Dio per le loro trasgressioni della Legge. In realtà, la Legge costituisce un tutto unico e, come ricorda san Giacomo, « chiunque osservi tutta la Legge, ma la trasgredisca in un punto solo, diventa colpevole di tutto » (Gc 2,10). 356

580 L’adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio. 360 Con Gesù, la Legge non appare più incisa su tavole di pietra ma scritta « nell’animo » e nel « cuore » (Ger 31,33) del Servo che, proclamando « il diritto con fermezza » (Is 42,3), diventa l’« alleanza del popolo » (Is 42,6). Gesù compie la Legge fino a prendere su di sé « la maledizione della Legge », 361 in cui erano incorsi coloro che non erano rimasti fedeli « a tutte le cose scritte nel libro della Legge »; 362 infatti la morte di Cristo intervenne « per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima Alleanza » (Eb 9,15).

II. Gesù e il Tempio

583 Gesù, come prima di lui i profeti, ha manifestato per il Tempio di Gerusalemme il più profondo rispetto. Vi è stato presentato da Giuseppe e Maria quaranta giorni dopo la nascita. 373 All’età di dodici anni decide di rimanere nel Tempio, per ricordare ai suoi genitori che egli deve occuparsi delle cose del Padre suo. 374 Vi è salito ogni anno, almeno per la Pasqua, durante la sua vita nascosta; 375 lo stesso suo ministero pubblico è stato ritmato dai suoi pellegrinaggi a Gerusalemme per le grandi feste ebraiche. 376

584 Gesù è salito al Tempio come al luogo privilegiato dell’incontro con Dio. Per lui il Tempio è la dimora del Padre suo, una casa di preghiera, e si accende di sdegno per il fatto che il cortile esterno è diventato un luogo di commercio. 377 Se scaccia i mercanti dal Tempio, a ciò è spinto dall’amore geloso per il Padre suo: « Non fate della casa di mio Padre un luogo di mercato. I discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divora” (Sal 69,10) » (Gv 2,16-17). Dopo la sua risurrezione, gli Apostoli hanno conservato un religioso rispetto per il Tempio. 378

593 Gesù ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste ebraiche di pellegrinaggio e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio in mezzo agli uomini. Il Tempio prefigura il suo mistero. Se ne predice la distruzione, è per manifestare la sua propria uccisione e l’inizio di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo corpo sarà il Tempio definitivo.


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