La gioia non sta nell’avere delle cose, ma in un rapporto vero, capace di riconoscere l’altro, la sua dignità, la sua personalità

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore”.

Ci troviamo alla fine dell’estate. Le giornate cominciano ad accorciarsi e si intravvede all’orizzonte il clima di settembre. E nel cuore dell’estate, ogni anno, la Chiesa volge lo sguardo a Maria, nell’ultima istantanea della sua vita.

Oggi celebriamo la Dormitio Mariae, antichissima festa diventata solennità solo nel secolo scorso: i discepoli, da sempre, testimoniano che Maria, prima fra i discepoli, è stata anche la prima a risorgere nella carne, oltre che a risorgere nell’anima, tornando presso il Figlio come faremo anche noi.

Maria è la guida che ci indica la strada che ci conduce verso la vetta della santità.

«Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria, Madre del tuo Figlio, fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni». Il dubbio è pensare che essere credenti significhi uscire dalla realtà, da questo mondo. Che «rivolti ai beni eterni» voglia dire «fuori dal mondo».

Per Maria «rivolgersi ai beni eterni» voleva dire vivere una dedizione totale per quel Figlio che portava in grembo, essere madre.

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore”.

Carissimi, questa è la gioia che trova il culmine nel Vangelo proposto per questa celebrazione. Si gioisce per una presenza, per Uno che ci viene donato.Èil Re d’Israele che è “in mezzo a noi” come Salvatore potente.

Elisabetta lo riconosce già nel bambino presente nel grembo di sua cugina Maria; il bambino, Giovanni Battista, lo riconosce in un sussulto gioioso, come Colui che verrà a salvarci.

“Maria salutò Elisabetta e appena Elisabetta ebbe udito il suo saluto il bambino sussultò nel grembo”. Le due donne si guardano, in silenzio.

È Elisabetta, ora, a parlare, colma di Spirito Santo: “Benedetta tu fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. Ma come hai fatto a credere così tanto, piccola Maria!

La fede è il cuore di tutta la storia di Maria; lei è la credente, la grande credente; lei sa che nella storia, e anche nella nostra storia, pesa la violenza dei prepotenti, l’orgoglio dei ricchi, la presunzione dei superbi, invidia, la gelosia della gente. Tuttavia, Maria crede e proclama che Dio non ci lascia mai soli, non ci abbandona mai, ma ci soccorre con tanta misericordia, avendo cura di noi.

L’esito è la gioia. Si gioisce per una persona che è viva, presente. La gioia vera della vita coincide con un bimbo che nasce, con un amico che s’incontra, con un amore che sboccia. La gioia è l’altro che abbiamo attorno. Qui, l’altro coincide con l’Altro, con Colui che è il tutto della vita, il Valore più grande e il senso e fine di ogni cosa.

La gioia non sta nell’avere delle cose, ma in un rapporto vero, capace di riconoscere l’altro, la sua dignità, la sua personalità.

La fede di Maria ed Elisabetta, deve essere di esempio per noi e darci il coraggio di affrontare ogni giorno la fatica del viaggio e del confronto con il prossimo, perché proprio attraverso le relazioni possiamo sentire la presenza di Gesù che continua a vivere in ciascuno di noi. Domandiamo di vivere in questo modo la nostra vita sempre orientati a Cristo. Amen.

S. Messa del giorno (Ap 11,19; 12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56)

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