La consapevolezza della missione

Terza settimana del Tempo Ordinario – Martedì

SS. Timoteo e Tito, vescovi – MEMORIA

Commento al Vangelo di Luca 10,1-9

A cura di Don Giovanni Boezzi

Carissimi, la missione non ha nulla a che fare con il proselitismo. Nasce dall’amore del Padre per tutti i suoi figli e termina nell’amore dei figli per il Padre e tra di loro. Essa si allarga in un orizzonte sempre più ampio, fino ad abbracciare gli estremi confini della terra: è il cerchio delle braccia del Padre, che si apre a stringere tutti i figli senza perderne alcuno, perché non ha figli da sprecare.

La missione è dimensione essenziale della Chiesa: uno realizza la sua natura di figlio nella misura in cui va verso tutti i fratelli con lo stesso amore del Padre.

Le condizioni della missione dei Settantadue, come quella dei Dodici (9,1-6), sono le medesime di Gesù. La differenza sta nel fatto che lui è il Figlio che ha lasciato il Padre ed è «venuto» a cercare i fratelli, invece i Dodici sono «chiamati» e i Settantadue «designati» a collaborare alla sua opera.

Questo lungo discorso dopo la cornice interpretativa, ha un esordio: «La messe è molta», cioè tutta l’umanità, perché chi conosce il cuore del Padre è sollecito di tutti i fratelli. Tutta l’umanità è messe matura per accogliere la salvezza. Dove c’è rifiuto, c’è un «ahimè» analogo a 6,24-26. Non è minaccia, ma forma estrema di annuncio. L’annunciatore rifiutato dice: «ahimè per te!». Denunciando il male ne porta su di sé la ferita. Così realizza l’offerta estrema della salvezza, che è fatta a tutti senza condizioni, anche a chi rifiuta. È ciò che fece il Signore in croce, rifiutato da tutti.

La perdizione di chi rifiuta si riversa su chi è rifiutato. Il dramma dell’amore non amato, che non rinuncia mai a offrirsi, è l’orizzonte stesso della salvezza, negata a nessuno e donata a tutti. Si vede così la serietà del dono e la gratuità dell’amore di Dio, che sa perdersi per ogni perduto.

(Silvano Fausti, Una comunità legge il Vangelo di Luca, EDB 2011)

Oggi prego con il Salmo 117.

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Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
 

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