Italo Granatello: “Nel mio forno gli ingredienti segreti ci sono, il primo è l’amore”

Se il Signore ha scelto di incarnarsi in un pezzetto di pane un motivo ci sarà. Ogni attività dell’uomo tendente a soddisfare dei bisogni legittimi è benedetta da Dio ma probabilmente il Signore aveva un debole per l’attività di panificazione.

Tra tutti i panificatori del mondo ce n’è uno molto piccolo in un piccolissimo vicolo di una piccola cittadina, (San Salvo) che sin dal suo sorgere, il 20 luglio del 1977, si è fondata sulla roccia di una fede vera e profonda e che ti fa ripartire ogni giorno con uno slancio nuovo, l’amore.

Ecco la storia del panificio Granatello.

SAN SALVO. Italo Granatello a soli 17 anni aveva lasciato il suo paese natio Valle Di Maddaloni in Campania con una valigia di cartone per andare a lavorare in Piemonte, dove incontrò anche l’amore della sua vita, Filomena con cui convolò a nozze l’8 gennaio 1967. Tre gioielli, Tina, Gianni e Sonia hanno coronato questo grande sogno d’amore. Italo aveva un pallino: avere un’attività sua. Arrivò l’occasione dalla cognata Brigida che viveva a San Salvo e gli riferì che vicino casa sua c’era una signora che doveva vendere il panificio.  Filomena era poco propensa e disse a Italo di non andare a vedere di cosa si trattasse perché era sicura che poi l’avrebbe preso. Infatti Italo tornò dalla moglie a cose fatte e disse che aveva preso accordi per comprare il panificio.

San Salvo era per la famiglia Granatello il luogo dove andavano solitamente a trascorrere ogni anno le vacanze estive e quando Italo doveva avvisare i figli che si dovevano trasferire disse: “Andiamo a fare una vacanza lunga lunga”. La più piccola Sonia, che aveva solo 5 anni, felice della proposta di questa vacanza lunga lunga se ne uscì con una espressione che è rimasta come una battuta simpatica della storia della famiglia: “San Salvo, si salvi chi può”. Italo prima di partire si fece un corso per panificatori in Piemonte

Jole Galante, l’ex titolare li affiancò per insegnare loro l’arte della panificazione e gli trasmise anche la devozione a San Vitale. Ogni anno cuoceva i tradizionali taralli che si facevano in occasione della festa patronale di aprile. Affermava: “Quando cuoci i taralli di San Vitale e osservi il contatore del metano, sembra che questo sia sempre fermo. Non si consuma”.

Il primo giorno che dovevano aprire ufficialmente il panificio Filomena aveva tantissimi timori ma la sorella Brigida la tranquillizzò con un detto del loro paese: “Iniziate di lunedì e come diceva mamma il lunedì è il giorno dedicato alle anime del purgatorio. Vedrai che andrà tutto bene”.

Da quel giorno è stata una meravigliosa seppur dura grande avventura vissuta nella comunione e nella bellezza della famiglia. Tutti, anche i figli che all’epoca avevano rispettivamente 10, 8 e 5 anni venivano coinvolti a pieno titolo nel panificio. Ad arricchire il numero dei componenti della famiglia c’erano tutti i vicini. Nel periodo estivo la famiglia Granatello andava per le montagne del posto per raccogliere l’origano e facevano la salsa riponendoli anziché nelle tradizionali bottiglie in damigiane: “le damigiane di salsa”! In questa occasione tutti i vicini, armati ognuno con una propria bacinella e un coltello, davano una mano per la salsa. Tutto il quartiere diventava come una grande e bella famiglia.

Uno dei tanti ricordi che accompagna la storia del panificio è legato a quattro fratelli milanesi che nel periodo estivo portavano delle bottiglie di vino alle 10 del mattino insieme alla famiglia Granatello si mettevano a pranzare nella strada adiacente il forno con la pizza calda calda.

La vicinanza alle scuole medie, lo ha reso e lo rende un punto di riferimento per le merende degli studenti sansalvesi oramai da due generazioni.

Nel 2012 Italo è tornato nella casa del Padre ma continua a vivere negli occhi e nei sorrisi della sua famiglia.

La cosa più bella di questi 44 anni di attività è che abbiamo vissuto tutto con la famiglia nella fatica, nel riposo e nella gioia. Anche se a volte ci potevano essere delle discussioni come in ogni famiglia, tutto si risolveva con e nell’amore” afferma Filomena.

“Infinitamente grazie mamma e papà per tutto ciò che ci avete insegnato e trasmesso sotto ogni punto di vista lasciandoci una eredità senza fine” (i figli Tina, Gianni e Sonia Granatello)

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 8 persone e persone che sorridono

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