“I portinai del paradiso sono i poveri”

(Commento al Vangelo di don Gianluca Bracalante)

“Il mondo è composto da due stanze: in una stanza si spreca e nell’altra si crepa; in una si muore di abbondanza e nell’altra si muore di indigenza; in una si teme l’obesità e nell’altra si invoca la carità

Queste parole del Cardinale Comastri ben introducono la Parola di Dio di questa XXV domenica del tempo ordinario. Le letture denunciano lo sfruttamento dei poveri (1 lettura), l’accumulo delle ricchezze (Vangelo) perché quasi sempre accumulare è rubare se il cumulo inutile impedisce ad altri di vivere e invita tutti alla carità, alla giustizia e alla rettitudine (2 lettura).  Ma come sempre, la Parola, interpella la nostra coscienza di credenti e ci mette di fronte un personaggio scomodo e immorale come modello che ci rappresenta tutti: il disonesto che da ladro diventa benefattore e crea legami di amicizia. Il Vangelo ci presenta questo amministratore disonesto che viene lodato perché usa i beni del padrone non più per arricchirsi ma per rimettere i debiti cioè usa misericordia e permette ad altri di vivere (grano e olio sono simboli di vita). L’amministratore disonesto mette da parte il suo legame con i soldi per guadagnare la stima dell’altro. Quando il lavoro non ci permette più di vivere una vita serena in compagnia della famiglia, amici e affetti, quando l’accumulare è diventato l’unico hobby dell’esistenza o il motivo per tanti litigi nelle famiglie significa che il denaro ha preso il posto di Dio e dell’uomo.  L’amministratore disonesto ha capito che “i portinai del paradiso” sono i poveri, coloro a cui abbiamo tolto i debiti, coloro  a cui abbiamo ridato dignità e coloro che ci permetteranno di entrare per godere della visione dell’Amore. 

Nulla è cambiato, purtroppo dal racconto biblico, i meccanismi di redistribuzione della ricchezza non funzionano. Basti un numero: l’82% dell’incremento globale registrato lo scorso anno è finito nelle casseforti del solito 1% più ricco della popolazione. Alla metà più povera della popolazione (circa 3,7 miliardi di persone) non è andato nulla, zero. I governi fanno pochissimo per intervenire su questo squilibrio: semplicemente, questi temi non vengono affrontati. Questo amministratore possa scuotere le coscienze di tutti, specialmente in questo periodo di guerra che ha portato e porterà aumenti sui beni necessari. 

Il denaro, simbolo delle cose, è strumento di divisione e di lotta; deve diventare strumento di comunione tra le persone, di amicizia, di uguaglianza, anziché veicolo di guerra e di discriminazione. Questo esige una comunità nella produzione, nella distribuzione, nel consumo. Ora la povertà di quelli che hanno dei beni e che non possono e non debbono spogliarsene, consiste nell’usarne per creare amicizia e comunicare tra gli uomini. Questo “fatevi amici” deve essere ripensato nel tempo e rinnovato continuamente nel contenuto”.

Don Gianluca Bracalante

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