Chi accoglie voi, accoglie me

II° settimana di Quaresima – Giovedì

Commento al Vangelo di Luca 16,19-31

A cura di Don Giovanni Boezzi

Parabola antica e sempre nuova questa che Luca ci riporta; morì il povero e fu portato accanto ad Abramo. Straordinario racconto; certamente il povero muore ma Luca ci sta dicendo che il suo posto non è nella tomba, nel sepolcro e neanche nei mausolei che i ricchi e i potenti si fanno costruire perché tutti vedano e facciano memoria, quasi fossero immortali.

Ma la tomba è sempre e soltanto una tomba e, stando al Vangelo, sembra che Lazzaro non ci entri, perché i poveri, Dio li vuole accanto a sé. Muore anche il ricco e, dice il Vangelo, fu sepolto negli inferi, lontano da Dio, lontano da Lazzaro, lontano da tutti, dove la vita sembra irraggiungibile e, la solitudine, un castigo infernale!

Ma in che cosa consiste, l’imperdonabile peccato dell’uomo ricco? Non certamente nella ricchezza che può essere una grande opportunità di bene e di benessere per tutti; la ricchezza in sé non è un male, il male è l’avarizia, il male è l’indifferenza, il vivere per sé stessi ponendo gli altri al proprio esclusivo servizio, il non vedere l’altro nella sua dignità di persona.

Il vangelo non dice neppure che l’uomo ricco abbia maltrattato il povero Lazzaro, lo abbia umiliato, ferito o cacciato; semplicemente non lo ha visto, il povero per lui semplicemente un invisibile; un senza casa, un senza terra, un senza patria, un senza diritto di cittadinanza.

Per lui non ha avuto nessuna parola, nessun gesto, neppure uno sguardo; nulla. L’indifferenza più assoluta. Per meritarci l’Inferno, comunque lo si intenda l’Inferno esiste; per meritarci l’Inferno non importa essere cattivi, fare il male; basta essere indifferenti, perché, il vero contrario dell’amore non è neppure la cattiveria, ma l’indifferenza: l’abisso scavato tra noi e gli altri con l’indifferenza diventa l’abisso invalicabile per l’eternità.

Dal Vangelo non si evince neppure che il ricco abbia odiato il povero, gli abbia fatto del male. “Io non faccio niente di male a nessuno”, quante volte lo diciamo a nostra discolpa!

Ma non si spende una vita, l’unica vita che abbiamo, preoccupandoci solamente di non fare niente di male a nessuno. Per questo bastava non nascere. Ma siamo nati e, non ci si può nascondere. La vita, ogni vita è il talento prezioso che dobbiamo e vogliamo far fruttificare perché diventi bene e benedizione per chi ci vive accanto, e allora non basta non fare del male a nessuno ma vogliamo che la nostra vita e il nostro vivere sia un bene e faccia del bene, che qualcuno possa benedirci per averci incontrato.

Manda Lazzaro a …mandalo dai miei …mandalo perché… Singolari queste richieste dell’uomo ricco che neppure in questo dialogo, preghiera o supplica con Dio riesce a diventare un signore. Per lui Lazzaro è sempre un inferiore che deve correre per servire, non lo riconosce come fratello ma come servo… il passaggio dalla ricchezza alla signorilità non è roba da morti ma da vivi. Tutti abbiamo la possibilità e la necessità di svestirci dalla voglia di ricchezza e cominciare a desiderare ardentemente la signorilità; diventare dei signori.

Cari amici, non mancano le ricchezze in questo mondo! Né quelle economiche per garantire pane a tutti, né quelle scientifiche per garantire progresso per tutti, e neppure quelle culturali, spirituali e religiose per migliorare la qualità della vita di tutti e di ognuno! Mancano invece i signori, quelli veri, quelli che il loro avere, il loro sapere e il loro essere trasformano in pane buono che nutre la vita, alimenta la speranza e genera felicità possibile di tutti e per tutti.

“…Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, la mia vita, fatto pane perché voi viviate…”

Dio non manda uno dal regno dei morti per impaurirci e convertirci perché non è la paura che cambia, migliorandole, le nostre scelte di vita. Le nostre scelte di vita saranno migliori se tutti impariamo a guardare con rispetto e cura i poveri che ci camminano accanto, se ascoltiamo il loro messaggio, cominciando da quelli che abbiamo in casa. I poveri, comunque si intendano, sono Parola di Dio fatta carne. “…chi accoglie voi, accoglie me…”

Oggi prego con il Salmo 1.

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Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». 

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