“Se la regola della tua vita è l’Amore, sarai luce e sale della terra”

(Commento al Vangelo di don Raimondo Artese)

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

«Se la regola della tua vita è l’Amore, sarai luce e sale»
Seduto sul monte, davanti alla folla, avvicinatisi i suoi discepoli, Gesù li proclama, davanti a tutti, sale e luce, mostrando verso di loro una straordinaria fiducia. Con quale fiducia Gesù può chiamato così i suoi discepoli?

La stessa cosa viene da chiederci “Ma come avrà fatto Gesù a fidarci di noi a chiamarci ad essere ‘suoi figli’ per essere luce e sale se noi siamo così fragili e deboli?”

Gesù li costituisce come Chiesa, come anche a noi ‘ci vuole Chiesa’, la sola e vera identità della Chiesa è essere sale e luce per gli altri.
Non è la chiesa, quella numerosa, grande, bella, fatta di tante persone, ma esiste solo la Chiesa che riesce a dare sapore alla terra e portare luce al mondo punto.

Questo equivale a dire non siamo chiesa per noi stessi, non siamo chiesa per fare un piccolo gruppo, non siamo chiesa per salvare la nostra anima ma siamo Chiesa per gli altri siamo “Chiesa in uscita”, come dice Papa Francesco. Siamo Chiesa per salvare gli altri, siamo Chiesa per essere di riferimento agli altri.

Gesù dice nel Vangelo di Matteo “Chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la vita per causa mia la salverà”. Questo non significa mettersi in atteggiamenti di superiorità come se fossimo gli unici maestri.

Una Chiesa sale significa essere Comunità per donarsi, per accogliere, per essere aperta al mondo e agli altri. Fatta di uomini e donne che hanno a cuore la vita degli altri la loro salvezza e non la propria.
Non posso andare a messa per salvare la mia anima ma per imparare come salvare quella degli altri. E se faremo qualcosa per salvare gli altri allora e solo allora salveremo noi stessi. Così non saremo una comunità insignificante, una chiesa insipida, una lampada spenta, ma saremo segno per gli altri.

Quando tu segui come regola di vita l’Amore è allora che sei luce e sale per chi ti incontra. Quando due sulla terra si amano, diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti, piacere di vivere e di credere. In ogni casa dove ci si vuol bene, viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita di coloro che in essa vivono o sono vicini.

Non facendo il maestro o il giudice, ma con le opere: “risplenda la vostra luce” nelle vostre opere buone.
Ecco il Vangelo oggi vuole dirci proprio questo disperdersi per gli altri per poter dare sapore e luce a tutto ciò che ti è attorno, come il sale sparisce negli alimenti e la luce si diffonde. Nessuno dice mai che è buono il sale, ma il sale esalta il sapore di ciò che mangi. Nessuno dice che la luce è bella ma mette in evidenza ciò che illumina.

Nessuno dirà che la Chiesa è bella, vedrà sempre in essa i difetti, come lo vedevano gli scribi e i farisei in Gesù e nei suoi discepoli. Però l’unico vero difetto è il confine chiuso dei nostri muri e la vita nel mondo.

Importante, da parte nostra, è ripetere un bel SÌ ogni giorno a Gesù, un SÌ che significa “mi voglio impegnare”, “cercherò di essere come tu mi vuoi”, “voglio seguirti come hanno fatto gli apostoli quando tu li hai chiamati”.
Donaci Signore, la disponibilità di poter essere sempre “sale della terra e luce del mondo”.

Come per il periodo dell’Avvento, in quaresima riprenderemo in psrrocchia, il vedere che i “santi giovani” sono stati queste piccole luci e quel po’ di sale che hanno cambiato tante persone attorno a loro.

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