Simone, passione per il cibo e per le tradizioni

SAN SALVO. Simone D’Adamo è semplicemente un giovane sansalvese venticinquenne pieno di risorse e con tanti valori che si contraddistingue per due grandi passioni, cibo a “chilometro zero” e tradizioni. Di seguito l’intervista.

Chi è Simone D’Adamo?

Sono nato il 1 ottobre del 1993 e sono l’ultimo di quattro figli. Da quando avevo sette anni mi piaceva affiancare mia nonna e mia mamma quando cucinavano e quando impastavano pasta e dolci, facevo festa! Quella pasta per me era una sorta di plastilina con cui divertirmi a modellare delle cose da cucinare e mangiare. Mi piaceva anche andare con nonno in campagna per seminare e fare l’orto. Riuscivo così a percepire la bellezza di tutte le fasi del cibo, dalla produzione delle materie prime alla cucina. E più entravo in questo mondo più mi appassionavo al cibo. Ero sempre presente quando si preparavano le conserve, le marmellate, i sottaceti, i sottoli, e tutte quelle pratiche che i contadini di una volta ponevano in essere per conservare quanto coltivavano. Tuttora, quando il tempo e il lavoro me lo consentono, faccio l’orto, coltivo piante e faccio conserve, marmellate e simili. I classici prodotti a chilometro zero! Mamma e nonna mi hanno insegnato a fare tutti quei dolci tipici di questa terra: bocconotti, banane cellipieni, cicirchiata, pupe, cavalli, scrippelle, calcionetti e tanti altri. Quando arriva Pasqua, Natale e Carnevale li preparo, li confeziono a dovere e li regalo alle persone care. Finita la terza media non avevo nessun dubbio sulla scelta della scuola: mi sono iscritto all’Istituto Alberghiero di Termoli. Ho amato molto quella scuola anche se non eccellevo nei voti, mi piaceva apprendere quanto più possibile in questo settore. Lo stage previsto nell’ultimo anno mi ha dato una conferma che questo era il lavoro che volevo fare. Continuo a formarmi perché so che in questo lavoro non si finisce mai di imparare. L’ultimo corso a cui ho partecipato e che mi ha dato davvero tanto a livello professionale è stato un corso di pasticceria con la Red Accademy. Sono un giovane a cui piace dire le cose i faccia e mi aspetto che anche gli altri facciano altrettanto con me.

C’è qualcosa che ti pesa di questo lavoro e perché ami le tradizioni?

Niente perché lo faccio con grande passione e quando fai una cosa che ti piace il tempo vola. Amo le tradizioni perché fanno parte della nostra storia e guardare negli occhi le persone anziane che ripetono quei gesti con tanta semplicità mi affascina.

So che sei anche un giovane di fede, come ci sei arrivato e chi è per te Dio?

Grazie a mia nonna che mi portava sempre con sè in chiesa, alle processioni e ai pellegrinaggi. Figurati sei anni fa, quando lei aveva novant’anni, l’ho accompagnata a Medjugorie ed era incredibile vederla con quanta forza e quanta gioia saliva il monte Krizevak. Crescendo ho maturato una mia fede personale. Oggi sono anche un ministrante e servire messa per me significa stare più a contatto con Dio. Il momento in cui il sacerdote innalza l’Ostia mi sembra un attimo incredibile. Nella vita ho attraversato molti periodi difficili e in quei momenti per me era naturale rivolgermi a Lui. Dio ha il primo posto nella mia vita, già quando apro gli occhi mi viene spontaneo ringraziarLo per il giorno che mi sta donando. Ultimamente mi ha colpito un passo particolare che dice “Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo”. La parola “cibo” mi ha fatto pensare al mio lavoro.

Quali sono i tuoi sogni?

Farmi una mia famiglia e realizzarmi nel lavoro di cuoco.

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