Saliamo a Gerusalemme

II° settimana di Quaresima – Mercoledì

Commento al Vangelo di Matteo 20,17-28

A cura di Don Giovanni Boezzi

Saliamo a Gerusalemme, dice Gesù ai suoi discepoli: lì si rivelerà lo splendore del suo volto, suo e del Padre.

Il brano è un contrappunto tra due glorie: quella del Figlio dell’uomo e quella degli uomini. La prima sta nel consegnarsi, servire e dare la vita; la seconda sta nel possedere, sottomettere e dare la morte. È una lotta tra l’egoismo e l’amore, dove l’amore vince con la propria sconfitta, e l’egoismo perde con la propria vittoria.

Il racconto è un dialogo di equivoci tra Gesù e i discepoli che, come tutti, sono ciechi proprio davanti alla «Gloria». Ciò che la madre dei figli di Zebedeo vuole da Gesù è la vana-gloria, che pure gli altri dieci desiderano. Tutti dovranno capire di essere ciechi e invocare con i ciechi di Gerico che si aprano i loro occhi (v. 33), per vedere la gloria di Dio. Solo così verranno alla luce del Volto, ritrovando la salvezza del proprio volto. Saranno illuminati: naseranno come uomini liberi, figli del Padre e fratelli degli altri.

Questo brano ci prepara al successivo, con il quale fa tutt’uno: l’illuminazione dei ciechi di Gerico sarà la caduta della vana-gloria, il muro che ci impedisce di ricevere la Gloria. È la conversione radicale, che ci introduce nella terra promessa della nostra identità: ci fa uscire dalle tenebre e venire alla luce come figli di Dio, sua immagine e somiglianza. Senza questa conversione non siamo ancora nati come uomini: restiamo nel sonno delirante della morte.

Oggi prego con il Salmo 30.

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Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28)

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

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