Pace e spada.

XV° settimana del Tempo Ordinario – Lunedì

Commento al Vangelo – Mt 10, 34-11,1

A cura di don Giovanni Boezzi

Commento al Vangelo odierno di Padre Alberto Maggi, OSM.

La pace della quale i discepoli devono essere portatori non si costruisce senza conflitti, ma è essa stessa causa di conflitto. Per questo, dissipando ogni equivoco su una pace calata dal cielo senza alcun coinvolgimento degli uomini, Gesù dichiara: “Non pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare una pace, ma una spada” (Mt 10,34). La spada che Gesù è venuto a portare non serve per uccidere, e il Cristo impedirà sempre ai suoi discepoli qualunque atto di violenza (“Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno”, Mt 26,52). L’immagine della spada era adoperata nel mondo giudaico per indicare l’efficacia della Parola di Dio (“Prendete la spada dello Spirito, cioè della parola di Dio”, Ef 6,17; Sap 18,15; Is 49,2; Ap 1,16; 2,12). La spada di Gesù è quella della parola di Dio, “che è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione della vita e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e sa discernere i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12). La buona notizia di Gesù dividerà quanti l’accolgono da quelli che la rifiutano, per questo Gesù prosegue affermando: “Sono venuto infatti a dividere l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera” (Mt 10,35; Mi 7,7). Che la spada di cui parla Gesù sia la parola che divide, è confermato dal vangelo di Luca, che nel passo parallelo omette il termine spada e parla di divisione: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione” (Lc 12,51). L’evangelista sottolinea come la novità portata dal Cristo sarà infatti accolta dalla nuova generazione (figlio/figlia/nuora) e osteggiata da quella vecchia (padre/madre/suocera) perché il suo messaggio inaugura un nuovo tipo di relazione incompatibile con i rapporti di potere e di obbedienza e di tradizione, come erano quelle del padre verso il figlio, della madre verso la figlia e della suocera nei confronti della nuora. Per questo l’adesione a Gesù sarà causa di divisione. Gesù parla partendo dalla propria esperienza personale. Il discepolo, se vuole seguire il suo maestro, deve rendersi indipendente da tutto quel che gli impedisce piena libertà di movimento, compresi quei rapporti familiari che proprio per la loro costrizione vengono chiamati “vincoli”, “legami”: “Chi vuol bene al padre o la madre più di me non è degno di me; chi vuol bene al figlio o la figlia più di me non è degno di me” (Mt 10,37). Gesù non viene a distruggere la famiglia, ma a vivificarla. Per accedere a quella pienezza di vita e di libertà alla quale ogni individuo viene chiamato da Dio, occorre che la famiglia venga liberata da quei ricatti affettivi che impediscono ai suoi componenti di crescere. Mentre l’infanzia è caratterizzata dalla dipendenza dai genitori, la maturità è contraddistinta dalla libertà. Per questo Gesù chiede ai figli di sciogliere quei vincoli che impediscono loro di crescere, troncando ogni tipo di dipendenza dai loro genitori e ai genitori di distaccarsi da quei legami verso i figli che condizionano la loro realtà di coniugi e la loro libertà. Gesù non invita ad amare di meno i propri familiari, ma di più, liberando l’amore da quel senso di oppressione e di ricatto affettivo che gli impedisce di essere vero, genuino e spontaneo.

Oggi prego con il Salmo 123.

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Dal vangelo secondo Matteo (10, 34-11,1)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

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