La fede compie il miracolo.

XII settimana del Tempo Ordinario – Sabato

Commento al Vangelo – Mt 8, 5-17

A cura di don Giovanni Boezzi

Commento al Vangelo odierno dei ragazzi del “Punto Giovane”.

Ho trovato diversi commenti dei ragazzi del Punto Giovane circa questo Vangelo. Provo a metterli insieme ordinandoli in tre punti. Il primo, quello che maggiormente colpisce, è l’andare incontro a Gesù da parte del centurione romano. Si parte con una originalità. Solitamente è Gesù che incontra, chiama e guarisce. Qui è un centurione romano, straniero, soldato oppressore, di religione diversa che si avvicina Gesù. Forse quest’uomo non ha neppure ben chiaro chi sia Gesù, ma qualcosa dentro lo spinge. Questa intuizione, questo desiderio, questo bisogno invisibile ma performante è il motore che lo muove. È la ricerca di Dio che abita in ogni uomo della terra.
Il centurione prende sul serio questo desiderio che sente nel cuore, non si lascia intimorire, non si impaurisce di fronte a Gesù, ma lo affronta di petto, si sente già amato e guarito, si fida già di Lui e così gli va incontro sicuro di ricevere la guarigione!
Secondo punto: Gesù. Gesù si meraviglia. Si meraviglia perché viene avvicinato da uno straniero che non fa parte del suo discepolato; si meraviglia perché si trova davanti un uomo coraggioso che supplica una guarigione non per sé ma per il suo servo. Si meraviglia perché è umile e le parole “non sono degno che tu entri nella mia casa” quasi lo sciolgono. Gesù si meraviglia dell’umanità, delle belle sorprese che scopre nel cuore degli uomini. In questi incontri, in queste situazioni, Gesù non è più il maestro, ma il discepolo. Discepolo di un maestro paradossalmente più grande di lui: il Mistero della Vita. E infine il terzo punto: il muoversi di Gesù. “Io verrò e lo curerò”. Con che autorevolezza si muove Gesù. Non si lascia vincere in generosità e neppure in coraggio. Di fronte a questo uomo così coraggioso e così umile Gesù non tentenna. Il centurione sa che tutto è possibile a Dio e Gesù è Figlio di Dio e sa esattamente che è così. La risposta di Gesù alla nostra preghiera è sempre insieme affermativa e negativa: dalla nostra fede dipende che sia l’una o l’altra. In questo caso subito Gesù intuisce la grande fede del soldato e si mette a sua completa disposizione. E la fede compie il miracolo della guarigione, anche a distanza.

Oggi prego con il Magnificat.

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Dal vangelo secondo Matteo (8, 5-17)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.  

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