“Così è apparso Dio nel mondo…come ogni uomo: attraverso una famiglia”

Commento al Vangelo di don Simone Calabria

“Dio, il mistero, si rende presente ora a me e a te in un volto umano: così è apparso Dio nel mondo…come ogni uomo: attraverso una famiglia”.

In questa prima domenica dopo Natale, la Liturgia ci invita a celebrare la festa della Santa Famiglia di Nazareth. In effetti, ogni presepio ci mostra Gesù insieme con Maria e Giuseppe, nella grotta di Betlemme.

Il mistero del Natale non è soltanto un ricordo che evoca buoni sentimenti ma la notizia di un fatto, di un avvenimento, capace di incidere nella vita quotidiana.

La ragione della nostra speranza è questa: Dio è con noi, è entrato nella nostra vita attraverso una famiglia.

Se Gesù è il compimento delle promesse, come mai la Sua venuta al mondo invece di portare pace sembra peggiorare la situazione? I Vangeli di questi giorni ce ne offrono ampi squarci per donarci tutto il realismo degli eventi che hanno riguardato da vicino Gesù. Se prima infatti il problema erano trovare un posto dove far nascere il bambino mentre tutto è chiuso e sbarrato, ora il problema è la collera dei potenti, di Erode soprattutto: “I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto”.

In questo brano vediamo un Dio che fugge nella notte, diventa profugo insieme alla sua famiglia! Per tre volte Giuseppe sogna. Ogni volta una profezia di breve respiro.

Eppure per partire non chiede di aver tutto chiaro, di vedere l’orizzonte completo, ma solo «tanta luce quanto basta al primo passo», tanta forza quanta ne serve per la prima notte. A Giuseppe basta un Dio che intreccia il suo respiro con quello dei tre fuggiaschi per sapere che il viaggio va verso casa, anche se passa per il lontano Egitto; che è un’avventura di pericoli, di strade, di rifugi e di sogni.

Giuseppe, Maria e Gesù sperimentano la condizione drammatica dei profughi, segnata da paura, incertezza, disagi. Purtroppo, ai nostri giorni, tantissime famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dai propri paesi alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie.

Perciò, mentre fissiamo lo sguardo sulla S. Famiglia di Nazareth nel momento in cui è costretta a farsi profuga, pensiamo agli anziani, per esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti.

Gesù ha voluto appartenere ad una famiglia che ha sperimentato queste difficoltà, perché nessuno si senta escluso dalla vicinanza amorosa di Dio. La fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra come Dio è mendicante del bisogno dell’uomo (quando è in pericolo, soffre, sperimenta il rifiuto e l’abbandono); ma Dio è anche là dove l’uomo sogna, spera di tornare in patria nella libertà, progetta e sceglie per la vita e la dignità sua e dei suoi familiari.

Quest’oggi il nostro sguardo sulla santa Famiglia si lascia attirare anche dalla semplicità della vita che essa conduce a Nazareth. Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa.

Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace, gioia.

Chiediamo a S. Giuseppe e Maria di illuminare, di confortare, di guidare ogni nostra famiglia, perché possa compiere con dignità e serenità la missione che Dio le ha affidato. Amen.

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