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“Il Dio dei ‘non addetti ai lavori’: perché cercare l’infinito tra le pieghe del lunedì”

La fede non è un “pacchetto di regole”, ma una risposta a una sete umana universale. Non importa quanto sia piena la nostra agenda o quanto sia nuovo il nostro smartphone.

Esiste un piccolo spazio vuoto dentro di noi che niente e nessuno può colmare. Spesso pensiamo che la fede sia una questione di “addetti ai lavori”, roba per chi ha tempo di andare in chiesa o per chi ha già tutte le risposte. Ma se la fede fosse esattamente il contrario? Se fosse la risposta a quel senso di incompiutezza che proviamo tutti?

Siamo la generazione più connessa e confortevole della storia, eppure siamo spesso ansiosi o svuotati. Perché sentiamo che “manca qualcosa” anche quando la lista della spesa è piena?

Credere non significa avere certezze granitiche o essere “perfetti”. La fede è spesso fatta di dubbi e di ricerca: è un cammino che ti aiuta ad assaporare il gusto e il senso del vivere.

Un tramonto o un’opera d’arte non servono alla sopravvivenza biologica. Perché ci commuovono? Forse sono “finestre” su qualcos’altro. Quando qualcuno fa qualcosa per noi senza chiedere nulla in cambio, sentiamo che lì c’è un riflesso di una sorgente più grande.

Molti restano lontani dalla Chiesa perché pensano di dover prima “mettersi a posto”. Immaginano un Dio che fa l’appello e mette note sul registro a chi arriva in ritardo. Ma la verità è che se esistesse un Dio che si cura di noi, non starebbe aspettando che diventiamo perfetti per farsi vivo.

Credere non significa smettere di avere dubbi. Anzi, la fede è spesso il coraggio di abitare il dubbio con la speranza che la nostra vita non sia un incidente biologico, ma un progetto d’amore.

In un mondo che ti valuta per quanto produci o per quanti “like” ricevi, la fede ti dice che vali per il solo fatto di esistere. Sei amabile “a prescindere”. È l’unica vera zona franca dalla competizione.

Perché ci indigniamo per le ingiustizie? Se fossimo solo materia, non ci importerebbe. Quella sete di giustizia è un “segnale” del divino.

Se proviamo a fare un minuto di silenzio dentro di noi ci possiamo accorgere di un Dio che cammina con noi nel nostro quotidiano: è il nostro compagno di viaggio più fidato.

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