Giuseppe e i suoi fratelli

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Questo incontro si concentra sulla storia di Giuseppe, per parlare di gelosia, ingiustizia, fiducia in Dio e soprattutto di come il perdono può diventare un importante strumento per trasformare il male in bene.

Segno di croce e “Vieni Santo Spirito a guidare questo incontro”, preghiera spontanea e/o un Ave, un Padre Nostro, un Angelo di Dio…

“Caro Gesù, tu ci hai insegnato ad amarci e a perdonare. Aiutaci ad ascoltare la storia di Giuseppe, per capire come l’amore vince sempre e come tu sei sempre con noi, anche nei momenti difficili. Amen.”

Leggiamo il racconto direttamente dalla Bibbia Genesi capitoli Genesi 37,1-37 .

In sintesi

Giuseppe era il figlio prediletto tra i 12 figli di Giacobbe, perché nato da Rachele, la moglie che Giacobbe amava di più. Giacobbe gli regalò una veste lunga e bellissima, segno di affetto speciale. I fratelli però si arrabbiarono: erano gelosi e non sopportavano che Giuseppe raccontasse i suoi sogni, nei quali sembrava che un giorno sarebbe diventato più importante di loro. Un giorno, mentre pascolavano lontano, decisero di liberarsi di lui. Prima volevano ucciderlo, ma Ruben, il fratello maggiore, li convinse a non farlo. Così lo gettarono in una cisterna vuota. Poi arrivarono dei mercanti e i fratelli lo vendettero come schiavo. Giuseppe fu portato in Egitto, nella casa di Potifar, un ufficiale del faraone. Lì lavorò bene, ma fu accusato ingiustamente e finì in prigione. Anche in prigione Dio era con lui: Giuseppe sapeva interpretare i sogni. Un giorno il faraone ebbe sogni misteriosi: sette vacche grasse e sette vacche magre, sette spighe piene e sette spighe vuote. Giuseppe spiegò che significavano sette anni di abbondanza seguiti da sette anni di carestia. Il faraone lo nominò governatore dell’Egitto. Quando arrivò la carestia, i fratelli di Giuseppe vennero in Egitto a comprare grano. Non lo riconobbero, ma lui li riconobbe subito. Dopo varie prove, Giuseppe si commosse e si fece conoscere: “Io sono vostro fratello Giuseppe!”. I fratelli ebbero paura, ma Giuseppe disse: “Non temete. Voi avevate pensato di farmi del male, ma Dio ha trasformato tutto in bene, per salvare la vita a molta gente.” Così perdonò i suoi fratelli, li abbracciò e tutta la famiglia si riunì in Egitto.

Proposte attività creativa a tema

  • Cartellone delle 12 tribù: disegnare un grande albero con Giacobbe al centro e i nomi dei suoi 12 figli sui rami. Ogni bambino può decorare un ramo con un colore o un simbolo.
  • Gioco dei nomi: i bambini ricevono un cartoncino con il nome di un figlio di Giacobbe e devono inventare un piccolo gesto o parola che rappresenti quel nome (es. “Giuda = lode → canto di ringraziamento”).
  • Storia in famiglia: riflettere insieme su come, anche se i fratelli litigarono, Dio trasformò tutto in bene e li riunì.
  • Il Manto del Perdono – realizzare una sorta di tunica con ritagli di stoffa colorata, colla per tessuti (o colla vinilica), un cartoncino grande (a forma di tunica o rettangolare), pennarelli. Il manto di Giuseppe era segno di amore, ma anche di gelosia. Dare a ogni bambino un ritaglio di stoffa. Chiedere loro di disegnare o scrivere sulla stoffa un atto di perdono che hanno ricevuto o dato, o un modo in cui possono mostrare amore ai fratelli/amici (es. “chiedere scusa”, “condividere”, “non essere geloso”). Incollare tutti i ritagli sul cartoncino grande, formando un “Manto del Perdono” comune.

371 Giacobbe si stabilì nella terra dove suo padre era stato forestiero, nella terra di Canaan.

2Questa è la discendenza di Giacobbe.
Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i suoi fratelli. Essendo ancora giovane, stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al padre di chiacchiere maligne su di loro. 3Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe. 4I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.

Sogni di Giuseppe

5Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancora di più. 6Disse dunque loro: “Ascoltate il sogno che ho fatto. 7Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni si posero attorno e si prostrarono davanti al mio”. 8Gli dissero i suoi fratelli: “Vuoi forse regnare su di noi o ci vuoi dominare?”. Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole.
9Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò ai fratelli e disse: “Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me”. 10Lo narrò dunque al padre e ai fratelli. Ma il padre lo rimproverò e gli disse: “Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io, tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?”.
11I suoi fratelli perciò divennero invidiosi di lui, mentre il padre tenne per sé la cosa.

Venduto dai fratelli, Giuseppe giunge in Egitto

12I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. 13Israele disse a Giuseppe: “Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro”. Gli rispose: “Eccomi!”. 14Gli disse: “Va’ a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a darmi notizie”. Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem. 15Mentre egli si aggirava per la campagna, lo trovò un uomo, che gli domandò: “Che cosa cerchi?”. 16Rispose: “Sono in cerca dei miei fratelli. Indicami dove si trovano a pascolare”. 17Quell’uomo disse: “Hanno tolto le tende di qui; li ho sentiti dire: “Andiamo a Dotan!””. Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
18Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono contro di lui per farlo morire. 19Si dissero l’un l’altro: “Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! 20Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna! Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!”. 21Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: “Non togliamogli la vita”. 22Poi disse loro: “Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano”: egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. 23Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, 24lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
25Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di resina, balsamo e làudano, che andavano a portare in Egitto. 26Allora Giuda disse ai fratelli: “Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello e a coprire il suo sangue? 27Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne”. I suoi fratelli gli diedero ascolto. 28Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
29Quando Ruben tornò alla cisterna, ecco, Giuseppe non c’era più. Allora si stracciò le vesti, 30tornò dai suoi fratelli e disse: “Il ragazzo non c’è più; e io, dove andrò?”. 31Allora presero la tunica di Giuseppe, sgozzarono un capro e intinsero la tunica nel sangue. 32Poi mandarono al padre la tunica con le maniche lunghe e gliela fecero pervenire con queste parole: “Abbiamo trovato questa; per favore, verifica se è la tunica di tuo figlio o no”. 33Egli la riconobbe e disse: “È la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l’ha divorato. Giuseppe è stato sbranato”. 34Giacobbe si stracciò le vesti, si pose una tela di sacco attorno ai fianchi e fece lutto sul suo figlio per molti giorni. 35Tutti i figli e le figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: “No, io scenderò in lutto da mio figlio negli inferi”. E il padre suo lo pianse.
36Intanto i Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifàr, eunuco del faraone e comandante delle guardie.

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