“Fa che, anche per me, Maria sia il modello da imitare”

(Commento al Vangelo di don Raimondo Artese)

Essere forti per vincere la paura

L’angelo Gabriele è volato via dall’incredulità di Zaccaria a una ragazza, di nome Maria, in un paesino senza storia della Galilea.

Maria è modello per tutti noi perché ha vissuto le nostre stesse difficoltà e ci aiuta a comprendere che cosa significhi vivere il nostro cammino di vita. In lei sono evidenti tre caratteristiche che ci invitano a riflettere.

Vincere la paura: la proposta che Maria riceve, «a queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo». La paura è la prima reazione che abita il nostro cuore di fronte a un cambio di prospettiva, una proposta che non ci aspettiamo. Maria ci mostra come fidarsi di Dio è proprio nella direzione opposta: ad avere coraggio. Avere fede significa osare, non farsi imbrigliare da false forme di prudenza.

Spesso rischiamo di rinunciare a tante esperienze importanti, semplicemente per paura di non essere capaci, di non essere all’altezza o che non faccia per noi.

Nella nostra vita prevale la paura o il coraggio? Siamo persone che osano o che battono in ritirata?

Scegliere la concretezza: è la seconda caratteristica che Maria ci mostra. Di fronte al dono di grazia che le viene fatto, la sua domanda è concreta: «Com’è possibile, poiché non conosco uomo?». È una domanda che indica un contatto con la realtà. Papa Francesco, dice spesso è proprio vero che «la realtà è più importante dell’idea», nel senso che a un certo punto della vita sono le scelte a manifestare ciò in cui uno crede, al di là delle proclamazioni.

Maria mostra questa concretezza che è adesione alla realtà e vuole dirci che essere credente non è un’etichetta, ma trova il suo senso quando si accompagna a gesti e decisioni che incidono nella vita di una persona. Maria è credente perché la sua fede è diventata scelta e le ha cambiato il suo progetto.

Se due persone dicono di amarsi, ma non si cercano mai, il loro amore non è credibile, perché non ha concretezza e incisività nella vita, rimanendo qualcosa di puramente teorico e astratto.

Siamo persone credenti, che cioè traducono in gesti, atti, scelte quello in cui credono?

Custodire la riservatezza: Maria ce lo insegna. La fede si pone di fronte al mistero di Dio e richiede purezza di cuore e silenzio, non esibizione. “La Parola”, per essere accolta, ha bisogno di un cuore che sia capace di fare silenzio e di avere uno spazio di interiorità. L’esperienza di fede va testimoniata, ma non diventare esibizione. «Avvenga per me secondo la tua parola», conclude Maria: è prima di tutto dentro di lei che avviene questa accoglienza, che è capace di trasformarla.

Il cuore è il luogo nel quale accogliamo la Parola affinché possa essere generata e così diventare forza interiore e vigore spirituale.

Siamo persone che curano la propria interiorità oppure scadiamo, più facilmente, nell’esibizione e nella chiacchiera?               

Come quello di Maria, anche il nostro “eccomi!” può cambiare la storia. Con il “sì” o il “no” al progetto di Dio, tutti possono creare nascite e alleanze sul calendario della vita.

Vieni Signore Gesù e fa che, anche per me, Maria sia il modello da imitare, l’esempio da seguire, la testimone da guardare. Amen

«In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.»(Lc 1,26-38)


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