Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

(Commento al Vangelo di don Simone Calabria)

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“Il Verbo che ha preso carne nel grembo della Vergine Maria continua ad incarnarsi in noi” (Es 24,3-8; Salmo 115; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26)

Con la celebrazione di oggi facciamo memoria, con il racconto dell’Ultima Cena, dell’istituzione dell’Eucarestia, con quelle parole così concrete: “Prendete, questo è il mio corpo”, “questo è il mio sangue dell’alleanza…”.

È davvero “mistero della fede”, come diciamo nella liturgia eucaristica subito dopo la consacrazione. Ed è un grande mistero. Non tanto nel senso che non si capisce; infatti, più che di una realtà misteriosa si tratta di un segno di amore del Signore per noi. È il mistero di una continua e particolarissima presenza. Sul punto di concludere la Sua vita umana tra noi, Cristo ha voluto restare, rimanere come “cibo”. Attenti! Questa non è un’invenzione umana, ma una decisione di Gesù. Perché ha voluto così? Perché per noi è tanto importante, che Gesù ce lo ha comandato? Perché siamo qui? Perché non prendiamo sul serio il comandamento di Cristo? Per quali ragioni celebrare l’Eucarestia è per noi un’esigenza, una necessità? Perché è un bisogno, un’esigenza. Non è una pia abitudine per cui una o due volte l’anno si fa’ la comunione. È un bisogno essenziale, come quello di nutrirsi del pane.

“Mentre mangiavano, prese il pane”: Che cosa facciamo oggi in questa celebrazione? Adoriamo il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che ne contengono.

Celebriamo Cristo che si dona, corpo spezzato e sangue versato? Non è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Infatti che dono è quello che nessuno accoglie?

Che regalo è se offriamo qualcosa ad una persona e non lo gradiamo e lo abbandoniamo in un angolo? 

Oggi è la festa del “prendete e mangiate”, “prendete e bevete”, il dono preso, il pane mangiato.

“Abbi sempre Dio davanti agli occhi e tutto si trasfigura nella certezza della Sua presenza”. Da cosa si vede che è vivo in noi il senso della Sua presenza?

Dalla capacità di far silenzio…con la voce, ma soprattutto con le parole. Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di protagonismo, gelosia, invidia…!

Ricordiamoci che parlare male del fratello vuol dire metterlo in cattiva luce. Cerchiamo, allora, di non giudicare e di cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona.

Carissimi, ricordiamoci che Dio guarda nel profondo del nostro cuore. Ci basta, infatti, sapere che Lui è in mezzo a noi, che non ci abbandona mai, che vuole farci partecipare alla Comunione con Lui, essere nutriti di Lui, pane di vita.

Dio ci dona se stesso e noi restiamo immobili di fronte all’Onnipotente che si fa pane per noi?

Qual è la ricchezza della nostra fede? La ricchezza è proprio questo: “Il Verbo che ha preso carne nel grembo della Vergine Maria continua ad incarnarsi dentro di noi”. 

Qui è il miracolo, lo stupore: Dio in me, in noi. L’Eucarestia è proprio questo: è Gesù vivo e presente ora in noi. Allora, non andiamocene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per gli altri. Amen.

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