“Dove sta la felicità?”

(Commento al Vangelo di don Nicola Florio)

“Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo” (Lc 6,20-23).

Tutti vorrebbero trovare la felicità perché tutti anelano ad una vita piena, sovrabbondante, realizzata, colma di gioia. E tutti hanno orrore di una vita grigia, banale, triste, passata continuamente a difendere in mille modi qualche sprazzo di gioia che troviamo qua e là.

L’umanità, unita dal desiderio di voler raggiungere la stessa meta di felicità, si divide ben presto quando si tratta di identificare il mezzo più propizio per raggiungerla.

Anche Gesù non evita di cimentarsi con un’attesa così diffusa e significativa, anche se la sua risposta non è quella che ci aspetteremmo.

Dove sta la felicità? Dov’è di casa? Dov’è che possiamo incontrarla?

Basta guardarci attorno e facilmente scorgiamo tante situazioni di sofferenza: una madre che perde suo figlio, un uomo nel pieno degli anni e della progettualità che riceve la sentenza di un male terribile, il superstite di un terremoto che vede la casa distrutta, un padre di famiglia che dall’oggi al domani perde il suo posto di lavoro, la pandemia che ci ha messo a dura prova… e poi le tante paure e angosce che tutti ci portiamo dentro, soprattutto i nostri ragazzi.

Che si fa di fronte a tutto questo?

Le soluzioni possono essere diverse: c’è chi si rifugia nell’appagamento dei propri desideri primordiali e si crede felice perché non si nega nessun piacere; c’è chi è disposto a tutto pur di far soldi pensando così di assicurarsi presente e futuro; c’è chi decide di non pensarci e si tuffa nella frenesia delle attività e del lavoro; c’è chi vuole aggirare l’ostacolo e vuole cancellare ogni possibile passaggio nella sofferenza attraverso l’eutanasia e chi, al contrario, non si arrende di fronte alla realtà e vuole lottare troppo fino ad arrivare all’accanimento terapeutico.

L’uomo credente si sforza di imboccare la via della fede, imparando da Gesù l’arte del vivere, del soffrire e dello sperare. Non riesce a cancellare il pianto sul volto di tutti i bambini del mondo, ma abbraccia il proprio bambino per tranquillizzarlo; non riesce a cancellare la tristezza dei tanti anziani soli, ma cerca di star vicino ai propri anziani, prendendosi cura di loro; non riesce ad annientare tutti i tranelli del male, ma si fa vicino a chi è caduto, gli tende la mano per risollevarlo e percorrere un tratto di strada insieme. E tutto questo lo fa, sentendo che lui stesso è destinatario di queste attenzioni da parte di quanti il Signore ha posto sulla propria strada. E tutto questo lo fa, sapendo che il Signore non ci abbandona e ci incoraggia nel cammino facendoti intravedere la sua felicità: una vita vissuta nella pienezza dell’Amore.

Questa è la prospettiva delle beatitudini presenti nel Vangelo di Luca (cfr. 6,17.20-26): ci aiutano a recuperare il futuro e dare pieno senso al presente.

La fede ci aiuta a non lasciarci tentare dai frutti troppo rapidamente arrivati a maturazione, a non crogiolarci nei successi passeggeri; la fede ci aiuta a gioire della vita, a ringraziare delle piccole o grandi gioie disseminate lungo la nostra storia, a non disperare di fronte alla sofferenza, a sperare nel futuro promesso da Dio. La fede ci sprona a vivere nell’amore, prendendoci cura gli uni degli altri. La fede ci aiuta a passare dal “si salvi chi può” al “siamo tutti nella stessa barca”. La fede ci offre una prospettiva futura dove ogni lacrima sarà asciugata, ogni promessa sarà compiuta, ogni abbraccio sarà eterno.

E allora, procediamo con gli occhi ben aperti: anche se la visione cruda delle cose ci mostra realtà difficili da affrontare e da accettare, facciamoci coraggio, sosteniamoci e camminiamo insieme fino al giorno in cui Cristo porterà a compimento la sua opera di salvezza. La fede non ci faccia perdere la speranza e ci aiuti a vivere nell’amore.

Don Nicola Florio

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