“Guai a voi che ora siete sazi” 

(Vangelo in arte con don Gilberto Ruzzi)

Il Trittico del carro di fieno, di Hieronymus Bosch

Il mondo è un carro di fieno dal quale ciascuno prende ciò che può”. Questo detto fiammingo circolava già in Olanda all’epoca di Hieronymus Bosch, pittore vissuto a cavallo tra il XV ed il XVI secolo e che riempiva le sue tavole di visioni allucinate e tremende, che si proponevano come denuncia e monito contro il lassismo spirituale ed erano eco di quelle istanze dei vari movimenti di riforma religiosa che si agitavano nel Nord Europa.

A questo detto Bosch si ispira per comporre il “Trittico del carro di fieno”, un olio su tavola che, non senza qualche difficoltà di datazione, si ritiene posteriore al 1510; comunque un dipinto della maturità. L’opera è conservata a Madrid, nel museo del Prado.

Quando le ante sono aperte i due pannelli laterali mostrano a sinistra l’inizio della storia del mondo con la caduta degli angeli ribelli, la creazione dell’uomo, il peccato e la cacciata dall’Eden; in quello di destra l’inferno, con uno scenario cupo e in rovina, abitato da demòni dalle forme più disparate – chi conosce il linguaggio iconografico di Bosch non si stupirà, – che tormentano dannati sottoposti ai supplizi più atroci. Quello centrale sembra essere il più spensierato, quasi allegro, ma non è così.

Se guardiamo bene i tre pannelli ci accorgiamo che c’è una sorta di moto processionale, da sinistra verso destra, dalla cacciata dall’Eden alla città infernale: questo drammatico corteo ha la sua parte centrale dominata dall’enorme carro di fieno, significativamente trainato da un osceno ed “allegro” gruppo di demòni multiformi e variopinti .

Intorno al carro il pittore dissemina una varia umanità: da personaggi di alto lignaggio, soldati, membri del clero, frati e suore, uomini e donne,  bambini e mendicanti; sono riconoscibili anche le due più alte autorità dell’epoca, l’Imperatore ed il Papa, che seguono il carro sui loro destrieri, e facilmente individuiamo nell’imperatore un rappresentante della casa d’Asburgo, mentre il pontefice ha l’inconfondibile profilo del papa Borgia, Alessandro VI. Ma tutti i personaggi, che vi attingano da soli o lo lascino fare ad altri, sono interessati ad arraffare qualcosa dal carro, anche a costo di usare violenza, fino all’omicidio. Non solo: sulla cima dell’enorme balla di fieno ed intorno ad essa Bosch pone altri personaggi, intenti alle occupazioni più disparate, che rappresentano un ampio ventaglio di divertimenti, ma anche di vizi e perversioni, che attingono tutti alla forza attrattiva dell’idolo rappresentato dal fieno, attrazione che suscita una fame bulimica ed una brama di sazietà che riguarda tutti e tocca tutte le corde del sentire umano, non più capace di desiderio dell’oltre, ma ripiegato sul bisogno del presente.

Il lamento che sale dal profondo dell’animo di Gesù, in questa sesta domenica del Tempo “per annum“, facendo da dolente contrappunto ai quattro macarismi, non suona come un rimprovero o una minaccia, piuttosto come un grido di dolore. “Ahimè, poveri voi” sembra dire il Cristo con le braccia allargate che appare in alto tra le nubi, che mostra le ferite della sua passione e che spera in un cambiamento di rotta di quella sciagurata processione incamminata verso la perdizione.

Se ora provassimo a chiudere le ante del trittico, scopriremmo che Hieronymus Bosch ha ancora qualcosa da dirci, come la pagina evangelica lucana che non è solo una contrapposizione tra beatitudini e guai, tra ricchezza e povertà, tra fame e sazietà: c’è nulla da contrapporre, piuttosto una strada da percorrere, come ricorda il malconcio viandante che appare ai nostri occhi. La strada lungo la quale cammina è insicura, insidiosa, piena di pericoli. Lui è anziano, fiaccato e piegato dalla fatica, dal viso consunto e rugoso: potremmo assumerlo come l’icona del “beato”, di colui al quale Gesù dice: coraggio, avanti! 

Chiamati ad abitare il presente e ad attraversarlo con le nostre povertà, il nostro desiderio di pienezza, le nostre lacrime, magari non compresi perché non omologati al pensiero mondano … ci sentiamo ripetere: “Coraggio, avanti: la vostra ricompensa è grande nel cielo!”

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