“Dio ha con noi una pazienza densa d’amore”

(Commento al Vangelo di don Andrea Manzone)

Nel vangelo di oggi, Gesù continua ad usare l’immagine (a suo tempo molto famigliare) del seme gettato nel campo. Le tre parabole che ascoltiamo oggi sono necessarie per comprendere che cos’è il regno di Dio, a cosa si avvicina, a cosa somiglia.

La più celebre è certamente quella del grano e della zizzania. La parabola è così famosa a livello popolare da aver dato origine a un detto: “seminare zizzania”, che sta per “diffondere discordia, separazione”. Ma il senso popolare si discosta molto dalla parabola: nel campo (che può avere diversi significati) il buon agricoltore semina il grano, il nemico semina la zizzania. Perché, tra tante piante, Gesù sceglie proprio la zizzania? Tale pianta ha due caratteristiche: la prima, quella di essere molto simile nella forma al grano comune, la seconda, quella di essere una pianta infestante e, se consumata, per via di alcuni funghi che in essa si trovano può provocare numerosi problemi di salute.

Comprendiamo perché la zizzania non può essere estirpata all’inizio, ma deve portare frutto per accorgersi del “falso” frutto. E comprendiamo perché, in fin dei conti, è necessario alla fine che essa venga estirpata e bruciata.

Fuor di metafora, cosa possiamo trarne? Che le opere del maligno che alloggiano illegalmente nella nostra vita, che è il regno in costruzione ed in crescita, hanno un brutto vizio: di confondersi con le opere buone. Satana, che i medievali chiamavano la “scimmia di Dio”, può imitare le opere buone, vestirsi di luce, confondere i meno attenti, ma non può essere la luce, la vita, il nutrimento. Perciò il rischio è di fare delle nostre esistenze non il campo delle buone opere di Dio, ma una distesa di sottoprodotti e sottomarche: l’inferno è il discount del paradiso. Posso fare del bene, ma per apparenza; posso pregare, ma per tacitare la coscienza; posso impegnarmi, ma per riceverne un grazie: tutte cose che verranno consumate dal fuoco dell’autenticità di Dio.

Per questo il vero cuore della parabola di oggi, illuminati anche dalla prima lettura, è la pazienza di Dio. Tu, come io, appena ascoltata la parabola, pensiamo di essere il grano buono…ma è proprio così? Forse no; perciò la buona notizia non è che siamo perfetti, ma che il Signore ci rende tali con la sua pazienza densa d’amore, pronta ad attendere le nostre cotte adolescenziali per il peccato e per ciò che confonde, ma non sazia, per ciò che sembra del regno ma è di questo mondo.

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