“Ci conviene tradire?”

(Commento al Vangelo di don Enzo Falasca)

“Porco” era il cognome di un bambino, nella scuola elementare di un paesino d’Abruzzo. La maestra mandò a chiamare il papà per fargli una proposta: “A causa del suo cognome, suo figlio viene continuamente deriso dagli amichetti! Che ne dice se facciamo una piccola modifica? Al posto di “Porco”, non potremmo chiamarlo “Porceddu” o “Parco”? Aggiungiamo o cambiamo qualche lettera, così evitiamo a suo figlio il continuo sfottò?”. E il padre, risoluto: “Signora maestra, non se ne parla proprio! Porco era mio nonno, Porco era mio padre, Porco sono io… e Porco deve essere mio figlio!”.

Non è una barzelletta: è un fatto vero. Preferisco che mio figlio venga deriso ma il cognome non si cambia. Se a mio nonno, mio padre e a me questa sorte, perché a mio figlio dovrebbe toccare una sorte diversa?
Ed eccoci al Vangelo: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. Il punto è sempre lo stesso: Gesù, figlio di Giuseppe, figlio del carpentiere, non può e non deve fare più del carpentiere. Non deve uscire fuori dagli schemi, fuori dal quadro di famiglia.

Il Vangelo oggi tocca un punto davvero interessante: la tendenza dell’uomo ad inquadrare gli altri. Anche io e te, senza volerlo, lo facciamo un po’ con tutti. Quello è così… quella è cosà… A quello l’ho inquadrato subito… a quell’altro da mo’ che l’ho inquadrato… E così via. Lo facciamo con tutti, lo facciamo anche con Dio!

Perché inquadrare è controllare, è mettere gli altri nei nostri schemi. Inquadriamo per convincerci che conosciamo le persone. Inquadriamo per stare tranquilli, per non soffrire, per non “impazzire”.
E quando qualcuno intorno a noi prova a cambiare, comincia a fare cose nuove, ecco il Vangelo: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”.

Due banali esempi, su di me. Un giorno ero davanti all’Oratorio, con abiti vecchi, intento in un lavoro di manutenzione. Un passante mi vede e mi fa: “Ehmmm, mo’ ti sei messo pure a lavorare?”. Un altro giorno, d’estate, per la prima volta esco in piazza con i pantaloncini corti e un altro mi fa: “Ehmmm, mò i preti vanno in giro pure con i pantaloncini?”. Vi ho fatto due esempi banalissimi, ma ve nel potrei portare di molto più seri. Ma sempre per la serie: “Non è costui il figlio di Giuseppe!”.
Il punto però non è quando gli altri ci inquadrano: questo non lo possiamo impedire. Il punto è che noi ci inquadriamo continuamente. “Non è costui il figlio di Giuseppe?”, non è solo la voce della gente è anche una voce interiore, che ascolto e come. Mi inquadro e mi “inguaio”. Mi chiudo al cambiamento, ad ogni novità.
Quando da bambino mi hanno detto: “Mi raccomando, non mi deludere!”, senza volerlo, mi hanno detto: “Non uscire dal quadro!”. E siamo cresciuti così e forse stiamo vivendo ancora così. Non stiamo deludendo i nostri genitori e, tante volte, la loro vita “senza infamia e senza lode”. Ce la stiamo facendo! Un genitore sano e santo, invece, dice al figlio: “Ti amo, ma ti prego: deludimi, tradiscimi!”. Vai oltre me, vai oltre noi!

Gesù ha sentito su di sé il peso di questa mentalità ma, ci dice il Vangelo, “passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. Cioè: se ne andò. Da loro e da questa mentalità.
Sei curioso di sapere dove se ne va Gesù? Prendi il Vangelo di Luca, dopo i versetti di oggi e leggi: subito libera un uomo posseduto. Il figlio di Giuseppe fa quello che non ha mai fatto Giuseppe! E il posseduto comincia a fare quello che fino ad allora quel posseduto non aveva fatto mai! Non è costui il posseduto? E poi ancora: chiama Giacomo e Giovanni e li fa pescatori di uomini. Cioè: Giuseppe non aveva chiamato nessuno, Gesù invece lo fa. E Giacomo e Giovanni saranno pescatori di uomini, cominciano a fare quello che loro padre, Zebedeo, non aveva mai fatto. Non sono questi i figli di Zebedeo?
Mi viene un pensiero: chissà se Giacomo e Giovanni fanno una cosa nuova perché vedono il posseduto che fa una cosa nuova? Chissà se l’esempio di un altro li avrà incoraggiati?

E così, andando avanti con il lebbroso, il paralitico, il peccatore Matteo, il centurione, la peccatrice in casa si Simone, le donne, i bambini, la vedova, il cieco di Gerico, Zaccheo il pubblicano, il “buon ladrone”.
Così Gesù crea la prima comunità cristiana. Tutta gente che può suscitare domande: “Non è costui il figlio di…”. Tutta gente con una storia che si può lasciare alle spalle, con un’etichetta che si può anche rifiutare. Tutta gente che può uscire dal quadro di famiglia! Tutta gente che può tradire per essere fedele ad una bella notizia. Tutta gente con una “vita nuova” tra le mani. Che può fare cose nuove per Gesù e grazie a Gesù. Gente che non se la racconta, che non s’inquadra. Fratelli e sorelle che possono incoraggiarsi: “Qui puoi uscire allo scoperto! Qui puoi essere quello che veramente sei e che fino ad oggi non sei mai stato! Qui puoi mettere i tuoi talenti a servizio del Padre”.

Tutta gente che può ribaltare il detto popolare: “Chi nasce tondo… può morire quadro!”. Perché ha fatto morire il “quadro”! Perché ha tradito il quadro! Sentiti libero qui e dì pure: “Ti prego, tradiscimi”.

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