«La pietra che i costruttori scartarono, questa è diventata testata d’angolo»

(Commento al Vangelo di don Giovanni Boezzi)

Piccola riflessione per vivere la nostra fede «La pietra che i costruttori scartarono, questa è diventata testata d’angolo», dice Gesù ai capi del popolo. Dichiara così qual è il suo potere e da dove gli viene: è quello della «pietra scartata» diventata «testata d’angolo», quello del Figlio crocifisso e risorto. La croce, stoltezza e debolezza per sapienti e potenti, è sapienza e potenza di Dio che salva l’uomo, distruggendo i suoi deliri di morte. Questo potere, che da sempre il Figlio ha in cielo, gli viene conferito in terra da coloro che lo rifiutano; dai signori del tempio e del popolo, che non conoscono il Signore della gloria (1Cor 2,6-8).

Questi scatenano ciecamente contro di lui la loro violenza di morte. E lui si fa loro salvatore e Signore, perché assorbe in sé il loro male senza restituirlo, rivelando così chi è Dio e chi è l’uomo a sua immagine. Due cose occulte stanno quindi ora all’origine del mondo: il corpo del Figlio e il cadavere del fratello. E Dio ne fa una sola: il fratello, al quale togliamo la vita, è il Figlio che dà la vita per noi. Il racconto narra l’intreccio tra la nostra infedeltà e la sua fedeltà. Il suo venirci incontro e il nostro rifiuto. È una passione infelice, senza sbocco. La nostra è una provocazione sorda e continua, con una perversità latente che solo alla fine si esprime.

Il brano presenta il braccio di ferro tra il potere dell’uomo, che è violenza distruttiva e autodistruttiva, e quello di Dio, che è amore più forte della morte. Nell’uccisione del Figlio si compie tutto, sia la nostra perversità sia la sua bontà. Il racconto inizia descrivendo la cura che Dio ha per la sua vigna: manifesta il suo amore con i fatti, perché lo comprendiamo e possiamo fare quel frutto che ci rende simile a lui (vv. 33-34). Al moltiplicarsi dei suoi gesti di bontà corrisponde un crescendo della nostra cattiveria: percuotiamo e uccidiamo sistematica-mente i profeti che ci richiamano a produrre il frutto desiderato (vv. 35-36). Alla fine il Padre manda «il» Figlio. Proprio davanti a lui esce allo scoperto l’intenzione che covavamo nei suoi confronti: ucciderlo per rapirne l’eredità. Gli ascoltatori, interpellati da Gesù, rispondono dicendo che il delitto è degno della più severa condanna. Ma il Signore dà un’altra interpretazione: il rifiuto dei capi sarà l’inizio di un nuovo popolo, e la pietra scartata sarà testata d’angolo del nuovo tempio.
Oggi pregherò con il Salmo 118 (119).
(don Giovanni Boezzi)

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