Angela Iantosca a San Salvo: “Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti”

Piazza San Nicola, a San Salvo, la sera del 22 giugno 2026, si è trasformata in un piccolo teatro a cielo aperto. Una piazza raccolta, silenziosa, attenta: il luogo ideale per accogliere il monologo di Angela Iantosca, giornalista e scrittrice che da anni attraversa l’Italia portando una riflessione necessaria e urgente: disarmare il linguaggio per imparare ad amare.

L’evento, promosso dalla Parrocchia San Nicola Vescovo, dalla Caritas Gerico e dall’Azione Cattolica, è stato il cuore delle iniziative locali per la Giornata Mondiale del Rifugiato 2026 ed è stato introdotto dal diacono Antonio De Luca e dalla presidente di Azione Cattolica Stefania Ciocca. Un appuntamento che non si limita a “parlare di accoglienza”, ma che prova a costruirla, a renderla possibile, concreta, quotidiana. Angela Iantosca ha portato sul palco il suo lavoro più recente, “Disarmare, voce del verbo amare. Ovvero spogliare l’informazione delle armi”, un testo che nasce da una domanda semplice e radicale: come possiamo raccontare il mondo senza ferirlo?

Il suo monologo, già presentato in diverse città italiane, invita a riflettere su un giornalismo spesso dominato dalle “S” che fanno rumore – sesso, sangue, soldi, sport, salute, share – e che rischiano di trasformare la realtà in spettacolo, le persone in numeri, il dolore in consumo mediatico .

Ma Iantosca non si ferma alla critica: porta sul palco volti e storie. Storie vere, incontrate nel suo cammino di giornalista e di donna:

  • Salvatore, un padre detenuto che ritrova sé stesso attraverso l’amore per il figlio.
  • Hamza, un bambino che fugge da una guerra che non comprende e che gli ha strappato tutto.
  • Maria e Domenico, madre e figlio vittime del Kanun in Albania, intrappolati in una logica di vendetta che sembra non lasciare scampo .

Sono storie che non chiedono pietà, ma ascolto. Storie che ricordano che dietro ogni notizia ci sono esseri umani, e che la verità non ha bisogno di urlare per essere forte.

Il dialogo finale: informazione disarmata e accoglienza

Al termine dello spettacolo, Angela Iantosca ha dialogato con la prof.ssa Angela Strippoli, responsabile del settore Adulti di Azione Cattolica e volontaria Caritas Gerico.

Il confronto ha toccato un punto decisivo: un’informazione disarmata può sostenere l’accoglienza dei rifugiati?

La risposta, emersa dalle loro parole, è un sì che non è slogan, ma impegno:

  • perché un linguaggio mite costruisce ponti;
  • perché raccontare senza ferire permette di vedere l’altro come fratello e non come minaccia;
  • perché la narrazione può diventare il primo passo verso l’integrazione.

In un tempo in cui la paura sembra avere più spazio della speranza, questo dialogo ha restituito alla comunità un messaggio limpido: la pace si costruisce scegliendo le parole giuste.

La serata si è conclusa con una domanda che continua a risuonare anche dopo aver lasciato la piazza: Come posso, io, disarmare il mio linguaggio? Come posso trasformare le mie parole in strumenti di pace, di accoglienza, di verità?

A prendere l’ultima parola per i saluti finali sono stati Fabrizio Piccirilli, responsabile diocesano della Caritas, Claudio Pracilio responsabile di un centro di accoglienza per rifugiati e il padrone di casa don Antonio Totaro, parroco della chiesa di San Nicola. Presente all’incontro anche il parroco della chiesa di San Giuseppe don Raimondo Artese.

La Giornata Mondiale del Rifugiato, celebrata così, diventa più di una ricorrenza un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, a scegliere la mitezza, a credere che ogni storia meriti rispetto.

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