Don Gigi Giovannoni, cappellano dell’ospedale di Vasto: instancabile e ardente nell’amore per Gesù, gioioso seminatore di speranza
Ogni giorno, puntuale alle 16:30, don Gigi celebra la Santa Messa nella cappella dell’ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto. Uno spazio piccolo e raccolto, che invita al silenzio, alla preghiera, alla speranza. Oltre ad essere un luogo sacro, è un rifugio per chi cerca un senso, una parola, una presenza. In quell’angolo d’ospedale si sente forte la Presenza di Dio.

In quella mezz’ora si condensano le fatiche e le consolazioni di un’intera giornata. Don Gigi arriva spesso dopo aver visitato i reparti, portando l’Eucaristia a chi non può muoversi, ascoltando storie, asciugando lacrime, offrendo sacramenti: confessioni improvvise, unzione degli infermi, parole sussurrate accanto a un letto, strette di mano che valgono più di mille discorsi.
E quando inizia la celebrazione, il cuore lo avverte: don Gigi vive quell’altare d’ospedale come un grande palpito d’amore. Ogni parola pronunciata sembra uscire da un cuore che arde per Cristo. Niente fronzoli, niente effetti: solo l’essenziale, la verità, la gioia profonda di chi è innamorato del Vangelo. Con un omelia di tre minuti riesce a dare un messaggio forte e vivo sulla Parola di Dio.
Chi è don Gigi?

Nato nel 1941 a Rocca di Cave (RM), don Luigi Giovannoni, per tutti semplicemente don Gigi, è un sacerdote salesiano che ha fatto della missione tra gli ultimi la sua casa. Dopo l’incontro con don Pierino Gelmini, si è impegnato nella lotta contro le dipendenze, fondando nel 1984 la Comunità Soggiorno Proposta di Ortona, un rifugio per chi cercava una strada nuova.
La sua vocazione lo ha poi portato in Brasile, e infine a Vasto, dove oggi è cappellano dell’ospedale San Pio da Pietrelcina. Tra corridoi silenziosi e stanze cariche di attesa, porta conforto, ascolto, sacramenti. Con passo discreto distribuisce l’Eucaristia, confessa, consola, benedice. Quante persone avrà aiutato ad affrontare la morte con serenità; quante famiglie ha sostenuto nel momento più fragile.
Assistere a una Messa in quella cappella è come entrare in un angolo di cielo. La sua semplicità, la sua gioia contagiosa, la sua fede ardente sono un balsamo per l’anima. Don Gigi è una luce che brilla senza rumore: la si riconosce nei gesti, nella voce, nello sguardo, semplici e profondamente essenziali.
A 84 anni, con un cuore giovane e uno spirito instancabile, è ancora lì ogni giorno, tra la vita e la morte, tra speranza e resa. La sua forza è la fede, la sua arma la gioia. E quella cappella, così semplice, è il suo altare quotidiano, il suo cenacolo, il suo piccolo Tabor.
Don Gigi affida tutto a Cristo e a Mamma Maria. È questa la sua potenza: la sua Messa è nuda di ornamenti, piena solo di essenziale. Chissà quante anime ha sollevato, quante mani ha stretto, quante confessioni ha accolto come semi di rinascita.
Ogni parola è pronunciata con chiarezza, con passione, con gioia vera. Come se il cuore stesso parlasse. Don Gigi è un innamorato di Gesù. E quando l’amore è così, non ha bisogno di parole: si vede, si sente, si vive.
