Alberto Pellai: “Cellulare ai ragazzi alla fine della terza media”

CHIETI. Interessante incontro sull’educazione delle giovani generazioni, si è tenuto domenica 12 gennaio presso una gremita aula magna del Seminario Regionale di Chieti. Relatore dell’incontro il dottor Alberto Pellai, uno dei massimi esperti a livello italiano di educazione soprattutto dell’età adolescenziale.

L’ adolescenza è come una seconda nascita: da lì in poi si generano al mondo. Pellai più volte ha definito questa fase come un vero e proprio tsunami che li travolge insieme alle loro famiglie. E’ una fase necessaria che li porta da una parte ad “appendere il disegno di un teschio” al di fuori della porta della loro camera per dire “stammi lontano” e dall’altra chiedono seppur velatamente “continuami a starmi vicino ma lasciami crescere”.

La famiglia non è un qualcosa che si improvvisa ma una comunità di cui aver cura ogni giorno e con la stessa meticolosità e attenzione che si può dedicare a una piantina in crescita. Occorre passare dalla logica dell’io a quella del noi. La famiglia è un progetto d’amore scritto nel Dna di ogni uomo. Nella coppia all’inizio c’è l’innamoramento ma l’amore vero arriva dopo con il sacrificio e l’impegno che porta a dirsi reciprocamente: “Ti scelgo ogni giorno“.

La famiglia è anche il luogo dove si impara ad essere empatici e di riflesso a saper avere una vita di relazioni positiva che serve per essere felice. L’empatia parte dallo sguardo: una famiglia in cui sovrabbonda lo sguardo tra i suoi membri è capace di generare persone in grado di relazionarsi anche con gli altri e divenire persone felici. Nelle famiglie di oggi mancano gli sguardi perché spesso si è concentrati più su schermi digitali che su quelli umani.

Il medico e psicoterapeuta ha riportato durante l’incontro esempi concreti non solo della sua vita professionale ma anche di quella di padre di quattro figli con le problematiche tipiche delle fasi adolescenziali.

Spesso i genitori pensano che se non danno un cellulare ai propri figli già dai nove-dieci anni, li tengono lontani dalla vita sociale ma non è così. “Con i nostri quattro figli abbiamo mantenuto la regola di consegnare nelle loro mani un cellulare dopo la fine della terza media. E quando venivano i loro amici in casa anche per loro valevano le regole della nostra casa: niente cellulare a tavola ma poggiato in un angolo di un’altra stanza; tempo massimo per giocare con la play, 40 minuti di gioco. Poi dovevano giocare ad altro. Uno potrebbe pensare che poi questi amici non tornassero più e invece tornavano volentieri“. – ha affermato Pellai. Dare un cellulare ai bambini è come dare una Ferrari a un diciottenne neopatentato. Il relatore ha raccontato di una mamma che si era rivolto a lui per il figlio di 10 anni che si era giocato 2500 € ai giochi d’azzardo on line. Sostenere dei no può essere difficile ma è necessario per la crescita dei propri figli.

Bisogna dare ai figli anche la possibilità di sbagliare perché dagli errori possono imparare a vivere e allo stesso tempo anche saper riconoscere i propri errori di genitori e se necessario chiedere anche scusa. Il compito dei genitori non è quello di crescere un figlio perfetto ma piuttosto volergli bene e proprio in virtù di questo amore prepararli alle responsabilità a e lasciare il nido.

Per dare l’idea dell’atteggiamento che devono avere i genitori nei confronti dei figli, lo psicoterapeuta ha fatto proiettare il corto metraggio della Pixar, “Piper“.

A conclusione del suo intervento Pelali ha letto la toccante lettera che ha scritto al suo primogenito nel giorno in cui ha compiuto 18 anni. Un figlio quando arriva scompiglia tutto come un vero e proprio vulcano ma allo stesso tempo insegna passo dopo passo ad “essere e diventare genitori”.

All’incontro era presente anche il vescovo Bruno Forte.

L’evento è stato organizzato dalla Pastorale Familiare della diocesi Chieti-Vasto.

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