“Vorrei una Chiesa più vicina alla gente”: l’ultimo desiderio di Papa Francesco
In occasione della veglia che è stata organizzata a San Salvo dalle tre parrocchie cittadine, San Giuseppe, San Nicola, R.N.S.G.C., dal comitato feste San Vitale e dall’amministrazione comunale, don Vincenzo Giorgio nel regalarmi il poster con l’immagine in copertina, mi ha detto: “perché non scrivi un articolo su quanto scritto sulla locandina?”.
Un invito che è risultato all’inizio come una sfida e poi come un qualcosa che corrisponde anche a un desiderio del cuore molto vivo dentro di me da quando mi sono innamorata di Gesù Cristo e del Vangelo. Spesso si pensa che il Vangelo sia una parola per dei pochi sficati che vanno in chiesa. Quando ti innamori davvero di Gesù e del Vangelo non puoi vivere come se non lo conoscessi. Il Vangelo non è teoria ma vita concreta.
“Come vorrei una Chiesa più vicina alla gente.” Con queste parole, Papa Francesco — spentosi il 21 aprile 2025 — lascia in eredità un messaggio che è il cuore pulsante di tutto il suo pontificato che sembra aver espresso un invito a tutti credenti e alla Chiesa tutta.
In una delle sue ultime interviste, rilasciata ai lettori di Credere, Francesco si è raccontato con sincerità, toccando temi spesso evitati: il rapporto con la Parola di Dio, la preghiera, i giovani, le donne, le persone omosessuali. “Anche il Papa impara quando ascolta la sofferenza delle persone,” aveva detto, ribadendo quanto l’ascolto sincero sia il primo passo per una Chiesa davvero evangelica.
Un desiderio profondo, semplice e potente: una Chiesa che sappia camminare accanto alle persone, che non si nasconda dietro le mura dei suoi edifici, ma che si faccia presenza viva nei luoghi dove la vita accade. È la chiamata del credente di ogni tempo e di ogni luogo: il passare dall’essere discepoli che imparano da altri all’essere apostoli che annunciano. Si tratta di seguire l’esempio dei primi discepoli grazie ai quali ancora parliamo del Vangelo.
Una Chiesa che cammina, che esce, che incontra
Papa Francesco ha usato spesso il verbo “uscire”. Non come metafora, ma come azione concreta. Una Chiesa “in uscita” è una Chiesa che si fa trovare nelle piazze, nei negozi, nei luoghi di lavoro, nei bar, nelle scuole, nelle strade. È lì che Cristo vuole essere annunciato: nel quotidiano, tra la gente, condividendo fatiche, sogni, ferite e speranze.
Le iniziative che parlano del Vangelo non devono restare confinate nei programmi parrocchiali o negli incontri in sagrestia. Il masticare la Parola di Dio come una Parola viva che ti trasforma Devono vivere fuori, in forme nuove e coraggiose, capaci di raccontare Cristo in modo autentico, non artefatto. Una testimonianza che nasce da una fede matura, consapevole, che sa perché crede, che ha attraversato il dubbio e il silenzio, e che per questo è più forte.
Come si potrebbe rendere la Chiesa vicina alla gente? Uscire fisicamente dalle chiese portando la Parola di Dio nelle piazze, nei mercati, nei negozi, nei luoghi dove le persone vivono davvero.
Incontrare senza paura, promuovendo iniziative pubbliche che raccontino il Vangelo in modo semplice, chiaro, umano. Ascoltare profondamente, senza pregiudizi, accogliendo le domande, i dolori, le differenze di ogni persona.
Promuovere una fede matura, che non si accontenta del “si è sempre fatto così”, ma cerca in profondità il senso di ciò in cui crede.
Essere Chiesa “in movimento”, dove la comunità non è spettatrice ma protagonista della missione.
L’eredità viva di Francesco
Papa Francesco ha fatto della misericordia e dell’incontro la cifra del suo pontificato. Non ha offerto soluzioni semplici, ma ha indicato una strada: quella del Vangelo vissuto, del coraggio dell’uscita, del farsi prossimi. Il suo sogno — quello di una Chiesa vicina, povera, aperta — oggi diventa la sfida per chi resta.
Non basta dire “Chiesa in uscita”: bisogna viverla. E forse, in questa uscita, la Chiesa potrà davvero ritrovare sé stessa.
