“Tu sei il grande “Amen” della mia piccola storia di uomo”

(Commento al Vangelo di don Gianluca Bracalante)

“Tu sei il Cristo, mio principio e mio fine, mia sicurezza e mio amore. Tu sei l’alba che mi ha partorito ed il sabato senza vespro che mi aspetta. Tu sei il grande “Amen” della mia piccola storia di uomo. Tu sei l’eterno per me che sono caducità; sei il silenzio creativo per me che sono frastuono assordante. Tu sei il volto perfetto e radioso del Padre, per me così spesso mascherato. Tu sei lo stupore di ogni ora in mezzo alle mie noiose banalità. Tu sei il fratello primogenito che mi fa conoscere il Padre che mi ama”. 

Il Vangelo di questa domenica pone a ciascuno di noi la domanda per eccellenza: “Chi sono io per te?” Questa domanda la pone Gesù e arriva diretta al nostro cuore. Ma che cuore abbiamo? Quello della folla oppure quello da discepolo?

Il cuore-folla è quello di chi non ha fatto esperienza di Gesù. Di chi rimane curioso ma non si lascia coinvolgere. Il cuore-folla è quello di chi pensa che Gesù sia stato un grande trascinatore di folle; chi lo vede come un rivoluzionario precursore dei moderni movimenti socio-politici; c’è chi pensa a lui come a un potente taumaturgo, e ancora chi lo paragona ad uno dei tanti filosofi o profeti esistiti nella storia. Le nostre chiese sono colme di “non credenti praticanti” che non si lasciano trasformare la vita da Gesù il Cristo e rimangono solo “folla”.

Poi c’è il cuore-discepolo. Gesù fa capire a Pietro che non ha bisogno di risposte preconfezionate, da catechismo, queste non bastano. Il Signore ha bisogno di persone libere che si sono lasciate coinvolgere da un incontro che ha cambiato per sempre la vita perché ha portato salvezza. La fede deve andare oltre “un contenuto da proclamare” e  si testimonia attraverso le scelte-opere che facciamo ogni giorno.

Come si diventa discepoli? “Se qualcuno vuol venire dietro a me”: 

“rinneghi se stesso”: rinnegare se stessi significa ritrovare se stessi impedendo al nostro lato oscuro di vincere sulla nostra luce. Rinnegare se stessi significa scontrarci sempre con la realtà che Dio non è la risposta alle nostre domande ma è la Domanda alle nostre risposte. Rinnegare se stessi significa smettere di credere ad un dio a nostra immagine e somiglianza oppure come fa Pietro dire a Dio come si fa Dio. 

– “prenda la sua croce”: la Croce non è l’amore per la sofferenza e non è la perversa ricerca del piacere attraverso il dolore. La Croce è la fedeltà all’Amore soprattutto quando costa. La Croce è accogliere ciò che non abbiamo scelto ma è accaduto nell’ottica dell’amore. La Croce è l’abbandonato che si abbandona.

– “mi segua”: è la risposta libera di chi ha “visto e creduto” che Gesù il Cristo è “il volto umano di Dio e il volto divino dell’uomo”. La sequela è la via per essere felici, di chi ha capito che non ci si salva da soli, di chi ha compreso che senza Gesù-il-Vivente la propria esistenza è in bianco e nero. 

 “Tu sei il fratello, che mi apre la porta del cuore misericordioso del Padre. Tu sei il fratello che mi aiuta a scoprire per tutte le strade una moltitudine di altri fratelli e sorelle. Tu sei l’amico, che mi sa ascoltare e che sa capirmi, nel quale ho riposto tutta la mia fiducia. Tu sei veramente il Figlio di Dio che si è vestito della pelle dell’uomo per vestire me della pelle di Dio. Tu sei veramente il Figlio di Dio, disceso dall’alto per afferrare la mia mano e, purificandola dal peccato, comunicarle il brivido gioioso dell’eternità”. 

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