“Tirate le barche a terra…”

(Don Gilberto Ruzzi: Arte e Vangelo)

Barche da pesca sulla spiaggia di Les Saintes Maries de la mer, di V. van Gogh

Il Mediterraneo visto dalla foce del Rodano, così come lo ha immortalato Van Gogh nei suoi dipinti, ci aiuterà ad entrare nella pagina evangelica di questa V domenica del Tempo “per annum” nella quale Gesù lascia l’ambone della sinagoga di Nazaret e ne improvvisa uno salendo sulla barca di Simone, il pescatore di Cafarnao. 

Nessuno si scandalizzerà se, al posto di un’immagine sacra, faremo invece scorrere quelle di vedute marine. D’altronde, anche l’ambientazione del racconto lucano cambia: si passa da un ambito festivo e cultuale a quello feriale e lavorativo. Il “luogo” però, che l’evangelista pone alla nostra attenzione e nel quale avviene l’incontro con i primi discepoli, non è tanto quello naturale della spiaggia del lago di Gennesaret, come lo chiama Luca, nei pressi di Cafarnao, ma la barca stessa. Spazio vitale di un lavoro quotidiano che può rivelarsi infruttuoso, come era stato in quella notte, qualche volta pericoloso, ma che dal momento in cui vi sale Gesù non solo diventa podio per la sua predicazione alle folle, ma assurge a simbolo della futura missione ecclesiale,  che non si può mai improvvisare, ma deve essere sempre fatta in obbedienza a Lui.

Dunque, una spiaggia, un mare pescoso, pescatori che partono e rientrano: il paesaggio marino che fa da sfondo all’incontro tra Gesù ed i pescatori galilei lo ritroviamo in quelle vedute che Vincent Van Gogh fissò su carta e su tela arrivato da Arles in ricerca di colore e luce per la sua pittura. Giunto ai primi di giugno del 1888, Vincent soggiornò circa una settimana nel piccolo villaggio  di Les Saintes-Maries de la mer. 

Quello che all’epoca della visita di Van Gogh era un borgo di un centinaio di case,  è stato da sempre meta di pellegrinaggi, perché una leggenda riportata anche da Jacopo da Varazze ambienta in questi luoghi il rocambolesco sbarco delle “Tre Marie” ( Maria Salome, Maria Jacobé e  Maria Maddalena) che ne sarebbero state le prime evangelizzatrici. Il monumento più importate è la chiesa-fortezza che lo stesso Van Gogh immortalò in uno dei dipinti della sua permanenza. Anche se si tratta solo di una leggenda, l’eco di quella missione simboleggiata dalla barca, risuona in questi luoghi che attirarono l’attenzione di Vincent Van Gogh nella sua ricerca di luce e colore per le sue tele.

Scrivendo al fratello Theo, in quegli stessi giorni, così l’inquieto pittore olandese descriveva i colori e le sensazioni che poi trasferiva sulle tele o sugli schizzi: «Il Mediterraneo ha un colore come quello degli sgombri, cioè è cangiante, non si capisce bene se verde o viola, non si sa sempre se c’è l’azzurro, perché da un momento all’altro, quando cambiano i riflessi, può assumere una tinta rosa o grigia … La spiaggia è sabbiosa, niente scogli o rocce».

Ed è su quella spiaggia che Van Gogh tira in secca le barche oggetto del suo dipinto al quale danno il titolo: “Barche da pesca sulla spiaggia di Les Saintes Maries“, oggi conservato  nel Van Gogh Museum di Amsterdam. La tela fa parte della serie che il pittore realizzò in quella settimana del giugno 1888: avrebbe voluto dipingere direttamente sulla spiaggia, ma gli orari dei pescatori glielo rendevano impossibile: schizzava i disegni e poi rientrato nella casa presa in affitto, dipingeva cercando di trasferire su tela le tonalità mutevoli del paesaggio che aveva a lungo osservato.

Ma questo dipinto ha due caratteristiche: da un lato lo sguardo del pittore sulla natura nei suoi caratteri e colori mutevoli, cangianti e vibranti nella resa del cielo come del mare; dall’altro le barche, opera delle mani dell’uomo, frutto e strumento del suo lavoro, come macchie uniformi di colore, che con le loro linee partecipano alla scena e si oppongono ai toni ariosi del paesaggio marino. Siamo di fronte ad un continuo accostamento di toni freddi e caldi, nella sabbia, come nelle imbarcazioni, nel cielo come nelle onde del mare: la staticità della scena è solo apparente. L’assenza di personaggi, di pescatori in questo caso, non significa immobilità. 

Proviamo ad immaginare quei pescatori galilei che abbandonano le barche tirate in secca e si incamminano dietro il Rabbi per andare a pescare uomini: la loro vita sarà come il cielo ed il mare, un continuo mutamento di colore, di sfumature e di stagioni: solo il Kyrios e la missione che egli affida saranno sempre gli stessi. Quel «sulla tua parola» che Luca mette in bocca a Simone traduce la consapevolezza di questa distanza e, allo stesso tempo, questa fiducia. Le barche, intanto, restano lì a parlarci della nostra vita, pure con i suoi fallimenti, sulla qual ha trovato posto quel tale Gesù…

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