Signore, tu sai che ti voglio bene.

VII settimana di Pasqua – Venerdì

Commento al Vangelo – Gv 21, 15-19

A cura di don Giovanni Boezzi

Dopo la sua risurrezione, Gesù stava completando la preparazione dei suoi discepoli che presto avrebbero messo sottosopra il mondo con il loro messaggio. Tra di loro ce n’era uno che aveva bisogno di una cura particolare da parte del maestro…

Infatti, nella notte in cui Gesù fu arrestato, Pietro lo aveva rinnegato, proprio come Gesù aveva previsto (Gv 13,38). In seguito a quell’evento, egli poteva avere dubbi sulla sua effettiva capacità di servire il Signore. Gesù si sarebbe ancora fidato di lui? Gli avrebbe ancora affidato dei compiti importanti? Gesù trovò un modo davvero straordinario per aiutare Pietro a superare le sue difficoltà. «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» La domanda non era casuale. Infatti, Pietro aveva dichiarato in precedenza: «Quand’anche tu fossi per tutti un’occasione di caduta, non lo sarai mai per me» (Mt 26,33). Egli aveva anche dichiarato di essere pronto a dare la sua vita per il maestro (Gv 13,37) ma nei fatti egli aveva smentito quell’affermazione. Ora Gesù, gli stava dando l’occasione di riflettere su ciò che aveva affermato con tanta spavalderia. Anche se in quella notte si era spaventato e aveva rinnegato Gesù, anche se non aveva avuto la forza di rischiare la vita per il maestro, l’affetto di Pietro nei confronti di Gesù era sincero. Egli aprì quindi il suo cuore a Gesù rispondendo: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Sì, Gesù conosceva l’affetto sincero di Pietro e non esitò ad incoraggiarlo, facendogli comprendere che gli affidava una parte importante nella cura del suo gregge. Tuttavia, Gesù interrogò altre due volte Pietro, ripetendogli la medesima domanda, anche se in forma leggermente diversa. Quale scopo aveva Gesù nel procedere in quel modo? Sicuramente il Signore Gesù sapeva che l’affetto di Pietro era sincero e non aveva bisogno di domandarlo tre volte. Tuttavia è probabile che Gesù volesse sottolineare di proposito il triplice rinnegamento di Pietro, ripetendo la domanda tre volte, proprio per farlo riflettere a fondo. Pietro si rattristò. Infatti, alle sue orecchie, la reiterata domanda del maestro suonò come se Gesù gli avesse detto: “Sei davvero sicuro questa volta? Posso proprio fidarmi di te? Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta? Cosa garantisce che questa volta non mi rinnegherai?” Pietro accusò il colpo e, con il cuore in mano, con grande sincerità, poté solo rispondere ancora una volta: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù ottenne l’effetto desiderato. Infatti, facendo la domanda per tre volte, aveva fatto riflettere Pietro sulla sua inadeguatezza e sul fatto che la sua sicurezza nei propri mezzi era stata davvero inopportuna. Ma, allo stesso tempo, il Buon Pastore aveva incoraggiato Pietro, confermandogli che avrebbe avuto una parte importante nel suo piano, essendo suo collaboratore e prendendosi cura del suo gregge. Ma c’era di più! Finalmente Pietro era pronto per una rivelazione straordinaria… Solo quando non avrebbe più contato sulle proprie forze, egli sarebbe stato davvero pronto per dare la sua vita per il Signore! Pietro sarebbe davvero stato uno strumento prezioso nelle mani di Dio ma doveva fare ciò che Gesù gli stava ordinando di fare. Doveva smetterla di essere indipendente, doveva smetterla di confidare nelle proprie capacità e doveva seguire il suo maestro, fidarsi di lui, essere pronto a fare ciò che il Signore gli avrebbe indicato. Quando avrebbe steso le sue mani lasciandosi condurre dal Signore, allora sarebbe riuscito in ciò in cui aveva fallito in precedenza. Infatti, molti anni dopo, con l’aiuto di Dio, Pietro onorò Dio morendo proprio come martire, a causa della sua fede.

Il modo in cui Gesù riabilitò Pietro dopo il suo rinnegamento è molto incoraggiante per noi. A quanti di noi è infatti capitato, in seguito ad una caduta, di avere dubbi sulla nostra effettiva capacità di onorare e servire Dio? A quanti è capitato di pensare di averla fatta troppo grossa perché Dio ci possa perdonare? Il Signore sa ogni cosa e conosce ciò che abbiamo nel cuore. Se diciamo “Signore, tu sai che ti voglio bene”, egli sa se siamo sinceri. Anche se siamo caduti, se ci accostiamo a lui con vero ravvedimento, prontezza ad abbandonare il nostro peccato e desiderio di seguirlo, egli è pronto a perdonarci, riabilitarci e servirsi ancora di noi come fece con Pietro.

Oggi prego con il salmo 102.

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Dal vangelo secondo Giovanni (21, 15-19)

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». 

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